Mese: ottobre 2012

Nasce Anziani e Vita, un progetto dedicato alle tematiche e alle problematiche legate alla terza età.

L’invecchiamento è un argomento che acquista sempre maggiore importanza in una società, come la nostra, che sta vivendo una sorta di ‘rivoluzione demografica’: nel 2000, nel mondo c’erano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, nel 2025 ce ne saranno 1,2 miliardi e 2 miliardi nel 2050. Inoltre le donne vivono più a lungo degli uomini virtualmente in tutte le società. Di conseguenza nella fascia di popolazione molto anziana il rapporto fra donne e uomini è di 2 a 1.
In Europa, come in molti altre regioni ricche, una persona su 5 ha più di 60 anni. Questo rapporto scende a 1 su 20 in Africa ma, come in altre aree in via di sviluppo, il processo di invecchiamento della popolazione è più rapido che nei paesi ‘sviluppati’, quindi c’è meno tempo per adottare le necessarie misure per far fronte alle conseguenze dell’aumento della popolazione anziana, fra cui l’aumento della frequenza di patologie croniche tipicamente legate all’invecchiamento.
Il presente progetto si pone come obiettivo quello di sviluppare interventi atti a mantenere attiva la vita di relazione attraverso opportunità di partecipazione, integrazione, cultura, scelta di prodotti specifici, per il miglioramento della qualità della vita utilizzando lo strumento informatico.
Poter rimanere il più a lungo possibile a casa propria è una prospettiva a cui si tende per tutte le persone anziane, anche per coloro che non necessitano di interventi importanti di supporto, intendendo con ciò:
• consentire di rimanere in modo sicuro nella propria casa e nel proprio contesto di vita in cui ci si possa riconoscere dentro una appartenenza comunitaria fatta di legami, supporti certi, risorse e opportunità per i propri desideri oltre che per i propri bisogni;
• questo permanere presso un luogo vissuto come proprio in cui si mantiene il diritto di decidere sulla propria vita e in cui si può scegliere con chi condividere il quotidiano e le relazioni del quotidiano;
• poter contare su relazioni sociali, promuovendo partecipazione, protagonismo e “autonomia”;
• favorire la nascita di spazi di riferimento per l’ascolto dei bisogni e anche dei desideri, degli interessi, delle “aspettative”;
• aiutare la famiglia a saper scegliere i prodotti giusti per la terza età;
• fornire supporto tecnico scientifico e attività di consulenza sulle problematiche legate all’età che possono presentarsi.
La domiciliarità rappresenta una cultura e una politica sociale nuova che, riconoscendo come prioritari il diritto e il desiderio della persona anziana di continuare a vivere nel contesto sociale che costituisce da sempre il suo ambiente di vita, crea percorsi di aiuto e sostegno, incentivando l’azione delle naturali reti esistenti e promuovendo le risorse del territorio, al fine di consentire una permanenza della persona anziana presso la propria abitazione il più a lungo possibile. Questa possibilità assicura il permanere delle abitudini e dei simboli che rappresentano la quotidianità e i ricordi della persona, mantenendola viva e vitale, costituendo un vantaggio anche per la comunità, poiché limita il costo sociale derivante da interventi impropri.

In generale il problema maggiore dell’invecchiamento riguarda la capacità da parte di ogni sistema nazionale e sub-nazionale di trovare efficaci e tempestivi adeguamenti della struttura sociale ed economica all’accresciuto peso assoluto e relativo della popolazione anziana – e in particolare di quella ultraottantenne, dei cosiddetti “grandi vecchi”. Problema tanto più complesso in quanto le trasformazioni demografiche agiscono in modo lento e silenzioso e non è quindi facile saperlo individuare e saper trovare tutti gli strumenti necessari per mettere in atto le risposte politiche, culturali, psicologiche e organizzative necessarie, e per fare in modo che l’invecchiamento demografico non si tramuti in processi patologici – decadimento economico, culturale e politico – dalle incontrollate e pericolose conseguenze.
Ciò impone la necessità di uscire da una logica puntiforme a un bisogno o a un interesse intensivo verso la persona anziana, orientando verso la responsabilità di programmare e organizzare una rete capace di rispondere a bisogni progressivamente più complessi, al fine di garantire il più possibile quella “normalità” di vita che tutti noi auspichiamo, coniugata a una dimensione etica fondamentale che fa proprio questo periodo della vita affidato spesso alla cura di altri, che ne debbono riconoscere il valore con uno sguardo carico di rispetto.
Pre-venire, arrivare prima che il disagio, il problema, la perdita, la malattia si producano a livello soggettivo e a livello sociale è un obiettivo ambizioso, non facile da raggiungere anche perché implica una sinergia di azioni.
La prevenzione è fatta dagli interventi sulla funzionalità delle abitazioni, dalla presenza capillare dei servizi per tutti, dalla programmazione e gestione di spazi di incontro e di relazione (anche, ma non solo, per anziani), dalle offerte culturali e ricreative, dalla corretta e adeguata informazione sulle risorse, dall’utilizzo di specifici prodotti che possono facilitare e migliorare la vita di questa fascia di popolazione, da attività di consulenza.
L’ottica dei servizi deve potersi considerare frutto di un’attenzione congiunta verso la persona anziana e la sua rete di relazioni. N.N A&V

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