Mese: aprile 2013

La terapia di orientamento alla realtà: ROT ( Reality Orientation Therapy )

Nei soggetti affetti da demenza, in particolare in quelli con un livello cognitivo di grado lieve/moderato la ROT, nell’ambito degli interventi psicosociali rivolti alla persona, è la più diffusa terapia cognitiva e produce, quando applicata, buoni risultati. La metodologia della ROT è stata ideata da Folsom nel 1958, presso la Veterans Administration (Topeka, Kansas), e successivamente sviluppata da Taulbee e Folsom negli anni ’60 come tecnica specifica di riabilitazione per i pazienti confusi o con deterioramento cognitivo. La ROT è finalizzata a riorientare il paziente rispetto a sé, alla propria storia e all’ambiente circostante. La ROT ha come obiettivo fondamentale quello di ridurre la tendenza all’isolamento rendendo il soggetto ancora partecipe alle relazioni sociali e all’ambiente che lo circonda. Tramite ripetitive stimolazioni verbali, visive, scritte, musicali, la ROT si prefigge di rafforzare le informazioni di base del paziente rispetto alle coordinate spazio-temporali ed alla storia personale. Gli interventi sono rivolti:

  • all’orientamento nel tempo stimolando il ricordo del giorno, del mese, dell’anno, delle festività, per fare questo ci si può avvalere di semplici lavagnette sulle quali scrivere il giorno di riferimento;
  • all’orientamento nello spazio stimolando il ricordo del luogo di un incontro, di percorsi, attraverso continui richiami verbali alla memoria. Utili allo scopo gli orologi digitali con la rappresentazione delle 24 ore, cartelli specifici di orientamento sulle varie stanze della casa (es: bagno, cucina, stanza da letto, ecc);
  • all’orientamento rispetto a se stessi attraverso la stimolazione del ricordo dei dati anagrafici e della storia personale, con l’ausilio di foto, documenti o ricordi.

Il livello di stimolazione deve essere modulato rispetto alle risorse del paziente. Si distinguono due modalità terapeutiche tra loro complementari: ROT informale e ROT formale  o in classe. La ROT informale prevede l’introduzione di facilitazioni temporo-spaziali nell’ambiente di vita del paziente come descritte precedentemente che implicano la partecipazione di badanti o familiari o chi direttamente assiste la persona, durante tutto l’arco della giornata e forniscono ripetute informazioni di riorientamento. E’ necessario comunicare al soggetto informazioni corrette sull’orientamento personale, spaziale e temporale utilizzando il contatto abituale giornaliero e non momenti precostituiti In particolare gli si chiede dove si trova, come si chiama, che giorno è oggi; quando il paziente risponde con frasi insensate, si passa alle domande essenziali, facendo notare, con tatto gli errori commessi. Come intervento complementare alla ROT di 24 ore, è stato sviluppata una ROT formale, che consiste in sedute giornaliere di 45 minuti, condotte in gruppi di 4-6 persone omogenee per grado di compromissione cognitiva, durante le quali un operatore impiega una metodologia di stimolazione standardizzata, finalizzata a riorientare il paziente rispetto alla propria vita personale, all’ambiente ed allo spazio. I migliori candidati alla ROT sono i pazienti con deterioramento cognitivo lieve o lieve-moderato, privi di deficit sensoriali e disturbi comportamentali che possano pregiudicare la partecipazione alle sedute riabilitative. In associazione alla ROT può essere usata la tecnica del  MEMORY TRAINING (CICLO DI ESERCIZI PER LA MEMORIA) che si rivolge a pazienti affetti da demenza medio-lieve senza associati disturbi comportamentali e ai loro familiari. L’intervento si propone due obiettivi:

– stimolare e migliorare la memoria procedurale del paziente coinvolgendolo nelle attività di base e
strumentali della vita quotidiana e formare il familiare del paziente al fine di fargli apprendere le tecniche di stimolazione della memoria procedurale per poter proseguire l’intervento a domicilio.
Il memory training viene svolto da un operatore formato con il paziente alla presenza del famigliare.
Esempi di attività proposte durante l’intervento di memory training sono:
– attività di cura e igiene personale ( es. lavarsi i denti,  lavarsi il viso, ecc.);
– attività di cucina ( es. preparazione del caffè,apparecchiare il tavolo, prendere alcuni alimenti dal frigo);
– attività legate all’abbigliamento (es. indossare una giacca, vestirsi completamente al mattino, vestirsi dopo le cure igieniche);
– attività legate alla comunicazione con l’esterno (es. spedire una lettera, utilizzo del telefono, ecc.)
Il memory training ha una durata di minimo 8 incontri di 45 minuti ciascuno e viene svolto in regime di Day-hospital.

Entrambe le tecniche, se ben esercitate, soprattutto nell’ambito del proprio domicilio e con adeguata formazione del familiare,  producono ottimi risultati legati all’orientamento della persona, al controllo dei disturbi del comportamento, migliorando la qualità di vita dell’anziano e di chi gli vive accanto. A & V

Se stiamo attenti, mente e occhi ben aperti, troveremo un significato anche nelle cose più comuni, troveremo spiegazioni precise che altrimenti trascureremmo attribuendole al caso.  Richard Bach

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Come ottenere gli apparecchi acustici

Bisogna pagare per ottenere un apparecchio acustico?

Il SSN fornisce, tramite le aziende convenzionate iscritte in appositi elenchi, apparecchi acustici con determinate caratteristiche alle persone con invalidità civile riconosciuta pari o superiore ad un terzo (34%). Se vuoi un apparecchio acustico digitale con prestazioni superiori, di alto livello, devi pagare una cifra a parte, oltre il contributo offerto dal SSN.

Quali sono i soggetti che hanno diritto alla fornitura a carico del S.S.N.?

Oltre ai pazienti con ipoacusia superiore ai 65 dB nell’orecchio migliore, hanno diritto alla fornitura anche i pazienti con ipoacusia inferiore ai 65 dB, ma portatori anche di altre patologie certificate che raggiungano in cumulo 1/3 di invalidità (34%).Anche se viene accertata una forma di ipoacusia, non sempre l’ASL riconosce il diritto alla fornitura gratuita dell’apparecchio acustico. Infatti, se l’invalidità è riconosciuta per la sola ipoacusia, è necessario che questa sia maggiore o uguale a 65 dB nell’orecchio migliore. Se l’invalidità è riconosciuta invece per una serie di patologie tra le quali l’ipoacusia, questa può essere inferiore a 65dB a patto che la somma delle patologie dia un’invalidità almeno pari a 1/3.Hanno diritto alla fornitura gratuita degli apparecchi acustici tutti coloro che hanno seguito la procedura per il riconoscimento dell’invalidità civile e ai quali sia stata riconosciuta una percentuale d’invalidità uguale o superiore a 1/3 (34%). Nel verbale di riconoscimento dello stato di invalidità deve essere esplicitamente espressa la patologia “ipoacusia”; in caso contrario, è necessario richiedere l’aggravamento (il percorso da seguire è lo stesso che per la richiesta dell’invalidità). Gli invalidi affetti da cofosi (assenza di qualsiasi residuo uditivo utilizzabile da entrambi i lati) non hanno diritto alla fornitura protesica. Chi è riconosciuto “invalido civile al 100% con accompagnamento”, ma nel verbale di invalidità non presenta la diagnosi di ipoacusia ai soli fini dell’erogazione dell’apparecchio acustico, può avere comunque diritto all’apparecchio gratuito. Occorre che presenti all’Unità Ospedaliera Protesica distrettuale di residenza la “Domanda di riformulazione della diagnosi” su apposito modello ASL, allegando la copia dell’ultimo verbale di invalidità civile, la documentazione sanitaria in originale con riferimento alla patologia invalidante non ancora riconosciuta, la fotocopia del documento di identità.

Quali apparecchi posso avere?

Normalmente vengono forniti quelli “base” anche se l’assistito può scegliere un apparecchio più sofisticato rispetto a quanto previsto dal Nomenclatore e sostenere il costo del conguaglio. Sono riconducibili gli apparecchi endoauricolari e retroauricolari con più di 4 regolazioni, ovvero che siano programmabili o digitali.

Come posso ottenerli?

Occorre recarsi presso il proprio medico di famiglia, per ottenere la richiesta di una visita specialistica. Lo specialista prescrittore (otorinolaringoiatra, audiologo, audiofonologo) effettuerà gli esami necessari e in base alla prescrizione medica, l’audioprotesista stilerà il preventivo di spesa.  Successivamente è necessario presentare tutta la documentazione all’Unità Ospedaliera Protesica del distretto sanitario dell’ASL di residenza per ottenere l’autorizzazione e recarsi poi nei centri specializzati e convenzionati.

Il collaudo

Entro 30 giorni dall’autorizzazione, il tecnico consegnerà l’apparecchio e fornirà le istruzioni per l’uso corretto. Al momento della consegna, il paziente firmerà la dichiarazione di ricevuta, da consegnare all’ASL entro 3 giorni. Entro 20 giorni, il paziente dovrà tornare dallo specialista che ha prescritto l’apparecchio per effettuare il collaudo. Il collaudo rappresenta una garanzia per il paziente. Serve a verificare se l’apparecchio è conforme alla prescrizione, valutare la soddisfazione del paziente, testare la sua dimestichezza nell’utilizzo Se il collaudo non dovesse avvenire entro tale termine (20 giorni), il fornitore è autorizzato a procedere alla fatturazione. Se durante il collaudo emergessero differenze rispetto alla prescrizione o risultati protesici non conformi, il fornitore è tenuto a portare a conformità il prodotto o l’applicazione. In questo caso si procederà a una nuova consegna, ripercorrendo nuovamente l’iter delle scadenze.  A&V

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Mi spetta la legge 104 per assistere mia mamma affetta da demenza?

Domanda

Buongiorno, mi chiamo Augusto, complimenti per il sito. Mia madre di 83 anni da due anni  in cura per demenza vascolare. Ho ritenuto opportuno, consigliato dall’assistente sociale del comune, di fare la 
domanda per la legge 104. La geriatra ha dichiarato MMSE  10/30 ADL 2/6, IADL 7/8.
Ci sono possibilità che le riconoscano la legge 104?
grazie.

Risposta

Gent.le Sig. Augusto, in base alle scale di valutazione da lei presentate e ai punteggi ottenuti ritengo ci siano i presupposti per ottenere i permessi retribuiti  in base alla legge 104, come stabilito dalla stessa normativa:

“I Permessi retribuiti (L. 104/1992 art. 33– Dlgs 151/2001 art. 42) vengono rilasciati a chi deve assistere un Portatore di handicap. Ovvero colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. L’handicap assume connotazione di gravità ( art. 3, comma 3, legge 104/92) se la minorazione, singola o plurima, ha ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”.

Per maggiori informazioni, circa le categorie di lavoratori cui spettano i permessi, i gradi di parentela che possono richiederli, chi non può usufruirne e la loro articolazione oraria, la invito a visionare il sito dell’INPS alla voce “permessi retribuiti” alla pagina    www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5941
Si ricordi di allegare, alla domanda di valutazione, tutta la documentazione sanitaria prodotta dalla geriatra che segue la mamma.

Grazie per l’attenzione che ci riserva.  La Redazione di Anziani e Vita.

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A.S.V.A.D. Associazione di Solidarietà e Volontariato a Domicilio

L’ASVAD

L’Associazione, costituita nel 1990 a Torino è una Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) riconosciuta dalla Regione Piemonte con DPRG 2938/96, che opera sul territorio di Torino.
L’obiettivo statutario dell’ASVAD è operare nel settore socio-assistenziale con la finalità di solidarietà sociale. Si rivolge alle persone in difficoltà e a sostegno delle famiglie dei malati di Alzheimer.

A noi piace perché ….

l’ASVAD ha erogato, ed eroga,  migliaia di ore di assistenza gratuita con iniziative volte al sostegno psicologico e all’ascolto delle famiglie, alla formazione e all’informazione.
Tutte le attività dell’Associazione sono finalizzate non solo ad offrire un valido aiuto ma principalmente a contrastare l’isolamento dei famigliari e malati e dare loro un adeguato sostegno morale.

Ve lo consigliamo perché …

Offre supporto e sostegno psicologico attraverso i seguenti servizi:

SPORTELLO DI ACCOGLIENZA E ASCOLTO
su appuntamento, in orario d’ufficio, oppure tramite consulenza via email info@asvadtorino.org

SOSTEGNO PSICOLOGICO
via email info@asvadtorino.org

ADDESTRAMENTO DEL CARE GIVER

INFORMAZIONI SULLA MALATTIA

TUTELA DEI DIRITTI DEL MALATO
in collaborazione con UTIM e Fondazione Promozione Sociale

www.asvadtorino.org

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La perdita dell’udito nell’anziano

Con l’invecchiare della popolazione, in proporzione, con l’aumento degli anziani crescono i disturbi tipici dell’età quali la riduzione dell’udito, definita “presbiacusia”. Si tratta di un fenomeno del tutto naturale, perciò si tende a non considerarla come una patologia vera e propria, ma soltanto un segno fisiologico dell’ invecchiamento, un normale passaggio della vita nel suo svolgersi. Circa metà delle persone anziane con più di 75 anni accusa un certo grado di perdita delle funzioni uditive. La perdita dell’udito è una condizione invalidante per le persone che ne soffrono, con possibili conseguenze anche sulla loro qualità della vita. L’individuo anziano ipoacusico trova difficile comprendere e conversare con familiari e amici. Tale condizione comporta una diminuzione dell’interesse nell’ascolto di radio e televisione,  inoltre conduce di frequente ad isolamento sociale e perdita di interessi e attività, nonché ad una perdita di autostima fino a sviluppare un disturbo dell’umore di tipo depressivoL’incapacità di comprendere, determinata dall’ipoacusia, è la condizione più grave e più sottostimata e, spiegano gli esperti, presenta apparenti disturbi cognitivi quali quello della memoria, dell’attenzione, della comprensione verbale fino a un quadro di apparente stato confusionale. Numerose evidenze scientifiche indicano che la presbiacusia si associa anche ad un aumentato rischio di caduta a terra, con la frequente conseguente frattura del femore, una delle principali cause di disabilità per l’anziano. L’udito contribuisce al mantenimento di una postura ed andatura stabili attraverso la percezione e l’identificazione degli stimoli uditivi che aiutano a localizzarsi e ad orientarsi nello spazio. L’indebolimento uditivo che caratterizza la presbiacusia è un fenomeno silente e l’accesso ai servizi diagnostici audiologici per l’anziano sembra diffusamente sottoutilizzato. La perdita di udito si manifesta gradualmente nel tempo. Per lo più si ha difficoltà a percepire i toni più acuti (cinguettio, campanello della porta, suono del telefono). Col peggiorare dei sintomi, si perde anche la difficoltà a percepire i suoni di tono basso (rombo di motore). Ecco i sintomi tipi della presbiacusia, che bisogna fare attenzione a distinguere, con l’aiuto di uno specialista, da eventuali altre patologie:

  • alcuni suoni sembrano troppo forti;
  • problemi a sentire se c’è del rumore di sottofondo;
  • problemi a capire soprattutto la voce di donna o dei bambini;
  • maggiore difficoltà a sentire suoni acuti come quelli della “s” o della “z”;
  • impressione che molte persone non parlino chiaramente;
  • impressione di sentire sibili o campanellini;

Inoltre, se capita di non riuscire a capire quando più persone parlano contemporaneamente, se si hanno problemi a sentire al telefono, se capita di fraintendere quello che le persone stanno dicendo, se si chiede spesso alle persone di ripetere, oppure se le persone si lamentano per il volume della Tv troppo alto, la diagnosi più probabile è quella della presbiacusia. Tipicamente, diventa più difficile sentire le consonanti,rispetto alle vocali. Pertanto il suono risulta più “impastato”. È questo il motivo per cui le persone anziane hanno più difficoltà a capire i film doppiati, nei quali è impossibile interpretare il labiale. All’interno di ciascun orecchio ci sono circa 16 mila cellule provviste di piccoli peli, le cellule ciliate, che hanno la funzione di intercettare le onde sonore e trasformarle in impulsi nervosi da inviare al cervello. Le cellule ciliate non sono in grado di rigenerarsi, quando capita loro di danneggiarsi o morire. È per questo che la maggior parte delle perdite uditive sono permanenti. Oltre all’invecchiamento, altre cause che possono contribuire alla perdita dell’udito sono: i fattori ereditari; il fumo; l’abuso di alcuni farmaci, l’ipertensione e l’aterosclerosi. Un’ulteriore causa è l’esposizione al rumore intenso, se protratta negli anni. In questo caso, però, anziché di presbiacusia, è più appropriato parlare di danno da rumore. Uno studio dei ricercatori della Johns Hopkins University dichiara che su 1.984 soggetti anziani, che sono stati seguiti per 6 anni. I risultati, pubblicati sulla rivista JAMA Internal Medicine, mostrano che vi è un collegamento tra la sordità o la perdita di udito e il restringimento del cervello, che causerebbe la demenza. Un prima ipotesi è che l’ipoacusia possa causare isolamento sociale, a causa della difficoltà di comunicare che, a sua volta, favorirebbe il declino cognitivo. Sebbene il meccanismo che favorisce la demenza nelle persone con perdita dell’udito non sia chiaro, secondo il dottor Frank Lin – che ha coordinato lo studio – l’isolamento sociale può essere una delle cause del maggiore declino cognitivo, per via della mancata interazione con gli altri e anche la riduzione delle conversazioni cui si va incontro. Per una valutazione precisa del singolo caso d’ipoacusia si procede con l’esame audiometrico tonale e vocale e all’elaborazione delle relative curve (ci sono altri esami specialistici), in base alle quali decidere se e come intervenire, a seconda del livello del disturbo e anche in relazione alle esigenze del singolo paziente. In genere la correzione del deficit uditivo (a parte la terapia delle eventuali patologie concomitanti) dalle protesi retro e intraauricolari (e da occhiale), oggi estremamente personalizzabili in base alle necessità e miniaturizzate e maneggevoli, agli impianti cocleari, si considera quando esso supera il 30% sulle frequenze medie, con corrispondente ridotta percezione al test audiometrico vocale.  È opportuno, quindi, fare in modo che si possano identificare quanto più precocemente i potenziali beneficiari del trattamento riabilitativo mediante appositi programmi di screening; la soluzione ottimale sarebbe quella di sottoporsi ad esame audiometrico con una certa cadenza superati i 60 anni di età. La riabilitazione basata sull’amplificazione attraverso apparecchi acustici indossabili è, nella maggioranza dei casi di ipoacusia dell’anziano, l’unica opzione terapeutica; il concetto delle vecchie, ingombranti a antiestetiche protesi è ormai superato e, grazie alla miniaturizzazione degli apparati elettronici, gli apparecchi acustici di ultima generazione, sono dei piccolissimi strumenti che offrono un’eccellente qualità del suono, garantendo allo stesso tempo un comfort uditivo mai provato. Rita Levi Montalcini disse: “Ho perso un po’ l’udito, ho perso un po’ la vista ma il corpo faccia ciò che vuole, io non sono il corpo: io sono la mente”. Chissà forse è questo il segreto della longevità!  M.S. A&V

Leggere e ascoltare appartengono alla medesima arte: quella di apprendere.  Mortimer Adler

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