Mese: maggio 2013

Un delicato passaggio nella vita di una donna. La Menopausa

Il termine “menopausa” deriva dalle parole greche men=mese e pausis=cessazione ed indica, da un punto di vista fisiologico, la fine del periodo fertile della donna, con esaurimento della funzionalità ovarica e scomparsa del ciclo mestruale.
La menopausa può essere naturale, indotta, prematura o tardiva, ma in ogni caso si tratta di un cambiamento molto importante e delicato nella vita di una donna.
Durante la menopausa la donna subisce dei cambiamenti sia nel corpo sia nell’umore ai quali si deve adattare con non poche difficoltà. Per questo motivo sono stati studiati dei rimedi per la menopausa, per cercare di attenuare i disagi creati da questo inevitabile cambiamento. Ci sono molti tipi di rimedi per la menopausa tra questi, alcuni naturali a base di isoflavoni contenuti nel trifoglio rosso per riequilibrare l’attività ormonale e dispensati sotto forma di integratori.
La menopausa è generalmente preceduta da una pre menopausa della durata di circa 3 anni ed è seguita da una post menopausa della durata di circa 7 anni; l’intero periodo prende il nome di climaterio. In questa fase della vita della donna si manifestano una serie di disturbi tipici che costituiscono la “sindrome menopausale”.
Nei Paesi Occidentali l’età media della menopausa è di 51-52 anni, con un’oscillazione compresa tra i 40 e i 60 anni: Prima dei 45 anni si parla di menopausa precoce; dopo i 57 anni si parla di menopausa tardiva.
La menopausa indotta invece è la conseguenza della rimozione chirurgica delle ovaie (menopausa chirurgica) o di patologie o procedure mediche o farmacologiche (menopausa iatrogena).
I disturbi della menopausa, collegati al climaterio femminile, interessano circa 5-6 milioni di donne in Italia. L’importanza del problema consiste nel fatto che per circa il 75% di questa popolazione femminile l’inizio della menopausa e gli anni seguenti si caratterizzano per una serie di disturbi che peggiorano la qualità della vita.
La sintomatologia della menopausa è alquanto variegata. Solitamente si tende a suddividere le manifestazioni dei sintomi in manifestazioni immediatemanifestazioni differite e manifestazioni tardive
Manifestazioni immediate della menopausa: vi sono vari disturbi del quadro ormonale, disturbi di tipo psicologico, vampate di calore, depressione e disturbi del sonno.
Fra i disturbi del quadro ormonale i più frequenti sono la polimenorrea (l’intervallo tra i cicli mestruali è inferiore ai 25 giorni), l’oligomenorrea (l’intervallo fra due mestruazioni successive supera i 36 giorni), l’ipermenorrea (perdita ematica maggiore di 80 ml) e ipomenorrea (perdita ematica inferiore ai 20 ml).
Fra i disturbi di tipo psicologico i più frequenti sono l’ansia, l’irritabilità e il nervosismo e nei casi più gravi la depressione.
Le vampate di calore sono uno i fenomeni più caratteristici del periodo della menopausa; il soggetto avverte notevoli sbalzi della temperatura, si verifica ipersudorazione, si avvertono vampate di calore e si verifica un notevole arrossamento del viso, del collo e della nuca. Normalmente questi episodi hanno una durata limitata (difficilmente si va oltre i 5-6 minuti), poi la temperatura scende e si può avvertire una certa sensazione di freddo. La temperatura esterna ha una certa influenza sugli episodi di vampate che in caso di temperature alte tendono ad aumentare di numero. Possono durare per molto tempo (anche cinque anni dalla data dell’ultima mestruazione),  mediamente cessano dopo uno o due anni.
I disturbi del sonno sono frequenti nell’immediato periodo post-menopausa; si possono avere difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato o, nel peggiore dei casi, insonnia.
Manifestazioni differite della menopausa : si riscontrano problemi a livello cutaneo, diminuzione del desiderio sessuale e sindrome urologica.
Fra i problemi a livello cutaneo i più evidenti sono l’assottigliamento di epidermide e derma, disidratazione e perdita di elasticità cutanea con comparsa di rughe e prurito.
Nella stragrande maggioranza dei casi i mutamenti ormonali che si verificano con la menopausa portano a un calo della libido. Altri problemi relativi alla sfera sessuale sono la dispareunia e l’anorgasmia.
Fra i problemi di tipo urologico vi sono cistiti, uretriti, tenesmo, disuria, pollachiuria e, più raramente, nicturia.
Manifestazioni tardive della menopausa : diverse sono le manifestazioni tardive della menopausa (problemi muscolari, diminuzione dell’energia fisica ecc.), ma il problema maggiore è costituito dall’aumento della fragilità scheletrica, un quadro che pone le basi dell’osteoporosi, una seria patologia che può creare diversi problemi a coloro che ne soffrono.
Sono proprio le manifestazioni tardive della menopausa che giustificano la cosiddetta terapia sostitutiva.
La menopausa non è una malattia da curare, ma un momento della vita della donna caratterizzato da cambiamenti che possiamo aiutarci ad accettare. La donna che nella sua vita di relazione,  in famiglia, nel lavoro , vuole sentirsi più a suo agio, può ricorrere dopo gli opportuni controlli medici alla terapia sostitutiva, cioè alla somministrazione di un farmaco che compensa gradualmente la funzione che le ovaie non sono più in grado di svolgere, la produzione di estrogeni e progesterone.
In alternativa alla terapia ormonale sostitutiva, la donna può scegliere di utilizzare i fitoestrogeni, integratori alimentari che hanno un’attività simile agli estrogeni di sintesi senza particolari effetti collaterali.
La donna dovrà discutere e valutare col proprio medico l’opportunità di iniziare una terapia per la menopausa.    N.N A&V 

La menopausa è il periodo dorato dell’amore.  Alda Merini

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La Terapia Occupazionale: quando il lavoro diventa una cura

La terapia occupazionale, in inglese occupational therapy, è una disciplina riabilitativa, centrata sullo sviluppo e il mantenimento della capacità di agire delle persone. Contribuisce al miglioramento della salute e della qualità di vita, facilita la partecipazione alla società permettendo di prendere parte alle attività quotidiane. Nacque verso la fine della prima guerra mondiale negli Stati Uniti, anche se si parla già del lavoro svolto dallo psichiatra Philippe Pinel alla fine del 1700 nei manicomi. Il primo fu quello svolto presso Bicêtre, dove secondo il suo pensiero il lavoro riabilitava le persone.E’ un trattamento rivolto a persone che sono state colpite da lesioni fisiche o malattie in genere, malattie dell’età evolutiva o dall’invecchiamento oppure da problemi di carattere affettivo o sociale. La terapia occupazionale offre trattamenti basati su attività finalizzate che richiedono il coinvolgimento fisico e mentale delle persone trattate. E’ un importante trattamento perché aiuta moltissime persone, che sono temporaneamente o permanentemente disabili, a vivere autonomamente.La terapia occupazionale è spesso il primo passo per imparare nuove abilità, acquisire una maggiore libertà e mobilità, aiuta ad essere più indipendenti, ad avere una maggiore sicurezza emotiva, inoltre può restituire alle persone sicurezza e rispetto in se stessi, senso di utilità, può aiutare a recuperare un’indipendenza economica dopo aver avuto una malattia grave o un trauma.Per gli anziani può essere un valido aiuto per rimanere attivi fisicamente e mentalmente. Questo è particolarmente importante in quanto la prospettiva di vita cresce continuamente.La terapia occupazionale fa parte di un gioco di squadra. Tante persone lavorano insieme per aiutare il paziente a ristabilirsi fisicamente, psicologicamente e socialmente.

Un terapista occupazionale lavora con:

  • Medici che pianificano e coordinano il trattamento complessivo del paziente
  • Infermieri che assistono il paziente
  • Protesisti e Ortottisti che si occupano di protesi
  • Fisioterapisti che aiutano a recuperare la mobilità e la funzionalità attraverso gli esercizi specifici per ciascuna lesione
  • Consulenti del lavoro che aiutano il paziente a trovare un lavoro adatto
  • Psicologi che lavorano con il paziente per risolvere i problemi emotivi che possono comparire durante la malattia
  • Assistenti sociali che aiutano il paziente e le loro famiglie ad adattarsi alle nuove situazioni che si creano con la malattia
  • Logopedisti che assistono il paziente che ha difficoltà nel comunicare
  • Neuropsicologi che valutano i disturbi cognitivi (memoria, attenzione, ecc.)

Le occupazioni sono fondamentali per l’identità, l’autoefficacia ed il senso di competenza dell’utente e permettono inoltre di decidere come impiegare il proprio tempo, conferendo significato alle giornate. La terapia occupazionale, attraverso l’azione sui processi motori, sensoriali e cognitivi, si propone di aiutare il paziente ad arrivare al maggior grado di indipendenza possibile. Tra gli obiettivi troviamo la garanzia delle condizioni fisiche, la promozione delle autonomie individuali, la tutela dell’equilibrio sociale e psichico e, dunque della salute, intesa non solo come “assenza di malattia” ma come qualcosa di notevolmente più ampio e complesso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, un problema di salute o una malattia possono non essere conseguenza di una limitazione fisica (nei movimenti, in una funzione psichica, ecc.) o di un danno strutturale corporeo (un arto, un organo ecc.), ma nascere dall’interazione fra molteplici fattori. Tra le categorie di soggetti destinatari di questo tipo di terapia si trovano senza dubbio gli anziani: l’allungamento della vita cui si assiste negli ultimi decenni, ha come conseguenza l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche o legate alla senilità e dunque una domanda maggiore di interventi finalizzati al miglioramento della qualità della vita e alla riduzione del danno. Altri destinatari sono tutti i soggetti che presentano problematiche nelle pratiche quotidiane legate a malattie, traumi, difficoltà economiche, culturali e psicologiche. La terapia occupazionale trova collocazione “fisica” in molte realtà, ospedali, centri diurni psichiatrici, per minori, anziani o portatori di handicap, servizi territoriali, scuole etc, oltre che nel domicilio dell’utente stesso. La terapia occupazionale può avere un ruolo riconosciuto sia come parte integrante di un percorso riabilitativo o di un trattamento intensivo sulla fase acuta, sia nell’ottica della promozione della salute e della prevenzione. La promozione della salute punta a raggiungere e mantenere uno stato di benessere fisico, psicologico e sociale, in accordo con quanto specificato dall’OMS, lavorando sulle risorse e sulle potenzialità degli individui e dei gruppi. Il Terapista Occupazionale coinvolge il paziente in attività pensate per promuoverne il recupero e permetterne la massima autonomia possibile. L’obiettivo è quello di aiutare i pazienti ad affrontare le richieste dell’ambiente sociale, personale, di lavoro e domestico per poter partecipare alla vita nel modo più pieno possibile partendo dalle attività apparentemente semplici di ogni giorno.

Quali sono le speciali caratteristiche che deve avere un terapista occupazionale?

Deve essere creativo nel pianificare le attività e disegnare strumenti ed ausili che risponderanno ai bisogni e agli interessi delle persone. Possedere empatia nei confronti delle persone di tutte le età ed estrazioni e flessibilità nel rivedere i programmi per rispondere alle mutate necessità e per essere sempre aggiornati tecnicamente.  Deve avere responsabilità per selezionare e supervisionare il programma delle attività atte a raggiungere obiettivi prefissati e specifici e determinazione e pazienza anche quando i progressi sono lenti e difficili, il terapista deve accrescere l’autostima e la sicurezza dei pazienti, renderli forti e abili. La Terapia occupazionale, infatti, è un metodo di cura basato su attività motorie “finalizzate, ideative, creative”. Il terapista occupazionale si occupa ad esempio di far rientrare nel mondo lavorativo il paziente: rendere il disabile autonomo nel maggior numero possibile di attività, da quelle essenziali del vivere quotidiano, a quelle relative all’inserimento nell’ambiente sociale (scolastico/lavorativo); fornire tutti i mezzi di ausilio necessari a raggiungere i suddetti fini e addestrarlo al loro uso; guidare l’adattamento dell’ambiente domestico e scolastico/di lavoro alla disabilità del paziente; aiutare il paziente ad affrontare il proprio stato di difficoltà nel rapporto.

Quali sono gli obiettivi dei trattamenti?

1. ridurre le limitazioni; queste vengono diminuite attraverso attività funzionali che servono a migliorare la forza muscolare e la resistenza controllare il dolore modificando l’atteggiamento psicologico. Migliorare le capacità comportamentali per saper affrontare gli effetti psicologici negativi causati dalla malattia.

2. recuperare l’autosufficienza; alle persone vengono insegnate le abilità necessarie per eseguire i lavori quotidiani autonomamente con o senza gli strumenti di supporto, per esempio: Uscire Utilizzando protesi e tutori, carrozzina, automobili adattate, ecc.; Usare le mani utilizzando chiavi, telefoni e rubinetti; aprendo cassetti e porte, ecc.; fare attività domestiche attraverso esercizi di pratica in una cucina modello o in un appartamento con strumenti e adattamenti speciali per facilitare il lavoro.

3. mantenere la massima funzionalità e l’abilità fisica e sociale ad esempio il terapista occupazionale insegna: una corretta postura per sollevare oggetti, chinarsi, ecc.; una buona conoscenza delle potenzialità corporee; flessibilità e sviluppo del movimento; capacità di programmare per ottimizzare le attività quotidiane; Lavoro di gruppo e attività di svago, che sostengono l’umore e la partecipazione sociale.

La terapia occupazionale è quindi un ottimo strumento per mantenere le capacità residue rafforzando alcune abilità. Una cosa importante da tenere sempre presente  è che la terapia occupazionale si appoggia sulle abilità della persona e sui suoi interessi, presenti o passati, e che solo in casi specifici, e perlopiù eccezionali, propone delle attività completamente nuove.  N.N. A&V

La maestria è raggiunta quando, nell’esecuzione, non si sbaglia, né si indugia. Friedrich NietzscheAurora, 1881

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La Residenza Sanitaria Assistenziale – RSA

Che cos’è

“Non vi è dubbio che il SSN debba prepararsi a soddisfare una domanda crescente di assistenza di natura diversa da quella tradizionale e caratterizzata da una modalità di erogazione basate sui principi della continuità di cure per periodi di lunga durata e dall’ integrazione tra prestazioni sanitarie e sociali erogate in ambiti di cura molto diversi tra loro”.Uno dei cardini dell’assistenza Geriatrica è la possibilità di offrire servizi a rete, fondati su principi di flessibilità, integrazione, continuità di cura, affinché sedi e prestazioni siano appropriate e il più possibile coerenti con il ventaglio di bisogni che l’anziano esprime. Una delle modalità di offerta è costituita dai servizi residenziali, di cui quelli per non autosufficienti sono la più elevata espressione della necessità di integrazione tra i servizi sanitari e socio-assistenziali. Le Residenze Sanitarie Assistenziali – RSA – sono delle strutture extraospedaliere finalizzate a fornire accoglimento, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero a persone anziane prevalentemente non autosufficienti. La RSA, per la prevalenza sanitaria del suo intervento, rientra nel comparto sanitario, ma per una sua corretta organizzazione gestionale è necessario che le attività svolte siano integrate con il comparto sociale.

A cosa serve

Serve a mantenere il più alto livello possibile di autonomia e qualità di vita attraverso progetti di assistenza erogati per mezzo di processi che si avvalgono di interventi/attività svolti dalle figure professionali previste dai progetti. Il fine ultimo è mantenere il miglior livello possibile di “qualità della vita”. Obiettivi principali sono: ottenere il massimo recupero dopo la perdita funzionale da malattia acuta, rallentare il peggioramento della disabilità o della progressione nel malato cronico e mantenere significative relazioni interpersonali per evitare isolamento ed emarginazione. Gli obiettivi si raggiungono attraverso un’assistenza sanitaria e trattamenti riabilitativi atti a mantenere e migliorare lo stato di salute ed il grado di autonomia della persona, un’assistenza alla persona per lo svolgimento delle attività quotidiane, un adeguato supporto di servizi alberghieri ed alla persona e attività sociali e di occupazione del tempo.

 Come si attiva

L’accesso in RSA avviene attraverso due canali distinti:

  1. Il ricovero a titolo privato dove il pagamento della retta è a totale carico dell’Utente;
  2. il ricovero in convenzione dove il pagamento della quota sanitaria (corrispondente a circa la metà della retta) è a carico dell’UVG di competenza

Il ricovero in RSA, quando è in regime di convenzione, è subordinato alla valutazione dell’UVG che elabora uno specifico “progetto residenziale”. Dopo un periodo, che può variare a seconda dell’UVG, viene riconosciuta la convenzione e disposto il ricovero. Importante sapere che la scelta della struttura è assolutamente libera per l’Utente, l’unica condizione è che sia nell’elenco delle strutture convenzionate con l’ASL , pena il non riconoscimento della quota sanitaria. Le quote variano a seconda del livello di intensità (vedi articolo sull’UVG) e dell’impegno assistenziale che l’Utente richiede.     A&V

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Dieta e Magnetoterapia: due ottimi alleati per combattere l’Osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia che colpisce l’apparato scheletrico diminuendo la densità minerale delle ossa e provocando un indebolimento della architettura di sostegno dello stesso osso scheletrico .
Nell’osteoporosi le ossa diventano  più fragili e sono soggette ad un  rischio maggiore di fratture. Le ossa più colpite sono il polso, le vertebre ed il femore anche a seguito di piccoli traumi . Nell’Osteoporosi le fratture costituiscono il segno  clinico più importante lo scheletro è quindi soggetto ad un maggiore rischio, in seguito alla diminuzione di densità ossea e alle modificazioni della microarchitettura delle stesse. Questa continua attività di trasformazione e rimodellamento ha lo scopo di rendere le ossa più idonee alle esigenze funzionali delle varie età. Vi sono infatti processi di edificazione di nuove cellule nelle zone dell’osso che vanno irrobustite e processi di demolizione nelle zone che possono essere alleggerite. I processi di calcificazione e di riassorbimento si svolgono parallelamente sullo stesso osso ma in zone diverse, determinando delle trasformazioni, questo meccanismo, in età senile, aumenta il fenomeno dell’erosione ossea che allarga e mina la compattezza e la solidità dell’osso che, diradando e allargando l’intera trama del tessuto osseo, rende le ossa porose, leggere e fragili, ovvero più soggette a rotture. Soprattutto dopo la menopausa, per le donne, si manifesta uno squilibrio fra riassorbimento e formazione ossea. Questo processo è determinato principalmente dalla carenza di estrogeni che hanno di per sé un’azione protettiva nei confronti del tessuto osseo. L’entità del patrimonio osseo  con cui la donna arriva alla menopausa risulta essenziale per la protezione nei confronti della perdita ossea post-menopausale. Quanto maggiore è la massa ossea raggiunta in età giovanile (picco osseo), tanto più la donna risulta protetta nei confronti della perdita ossea seguito della menopausa. Una dieta ricca di calcio e vitamina D è fondamentale per prevenire e combattere l’osteoporosi.

Ma dove si trovano questi preziosi elementi?

  • Il calcio nel latte e nei suoi derivati,
  • la Vit D nel cibo anche se gli alimenti che la contengono non sono molti, la troviamo in pesci particolarmente grassi (per esempio salmone, aringa e sgombro), burro, uova, fegato e alcuni tipi di formaggi grassi. La Vit D è considerata “calciofissatrice”.
  • Un altro ottimo alleato è il sole.  In seguito alla sua esposizione, la nostra pelle è stimolata a produrre naturalmente vitamina D. Esporre al sole mani, braccia, faccia e gambe per 10-15 minuti al giorno è normalmente sufficiente per il fabbisogno di questa vitamina. Tuttavia, l’esposizione al sole deve essere diretta, infatti i raggi UV sono bloccati, ad esempio, dai vetri e dai filtri solari che utilizziamo per proteggere la nostra pelle quando ci esponiamo al sole.
    Durante la stagione invernale e negli anziani la produzione di vitamina D è talvolta limitata e quindi insufficiente a raggiungere i livelli raccomandati. In questi casi può essere necessaria un’integrazione.

Importante da ricordare e segnalare è che la prevenzione attraverso la dieta deve iniziare prestissimo, anche intorno ai trent’anni.  Per favorire il raggiungimento ed il mantenimento del picco di massa ossea è inoltre importante:

  • ridurre il consumo di dolci e bevande alcoliche;
  • osservare una dieta povera di sale, dato che il sodio, oltre a peggiorare un eventuale ipertensione favorisce la demineralizzazione ossea;
  • abolire il fumo, che ha un effetto negativo sulla massa ossea;
  • adottare una corretta attività fisica;
  • evitare di consumare eccessive quantità di proteine e fibre con la dieta;

La dieta degli Italiani è spesso povera di calcio (in media ne apporta soltanto 700-800 mg/die) e questa carenza predispone molte persone all’osteoporosi, in particolare le donne. Spesso si preferisce non consumare latte e latticini in quanto si pensa che possano provocare un aumento del colesterolo, senza considerare che, per ovviare a ciò, è sufficiente consumare latte o formaggi parzialmente scremati. Il fabbisogno giornaliero di calcio per l’adulto, è stimabile intorno agli 800-1000 mg e di questi solo un terzo viene introdotto con l’alimentazione.imagesCAHQPN1H Ma, oltre alla dieta, l’attività fisica ed alcune cure farmacologiche specifiche, esistono altri metodi che possono migliorare o favorire la cura dell’osteoporosi?   Uno di questi è rappresentato dalla Magnetoterapia, ovvero quella terapia che sfrutta l’energia elettromagnetica per la rigenerazione dei tessuti avvalendosi dell’azione di un campo magnetico, se utilizzata ad intensità basse, non superiori a 100G e frequenze ridotte, non maggiori di 100 Hz, è una metodica non invasiva e particolarmente indicata per la stimolazione della rigenerazione delle fratture e per rallentare il processo di diminuzione della densità ossea innescato dall’ osteoporosi. Applicata in modo mirato per la guarigione di fratture e patologie localizzate, o in modo totale cioè sottoponendo l’intero organismo al trattamento  per la stimolazione del riequilibrio dell’intero metabolismo e per favorire il rallentamento della perdita di sostanza minerale ossea dovuta all’osteoporosi, la magnetoterapia è efficace perché i campi magnetici pulsati  interagiscono con le strutture cellulari, favorendo il recupero delle condizioni fisiologiche di equilibrio. A livello di organi e strutture anatomiche questi effetti si traducono in analgesia, riduzione dell’infiammazione, stimolo al riassorbimento degli edemi. In più i campi magnetici pulsati hanno un particolare effetto di stimolazione della migrazione degli ioni di Calcio all’interno dei tessuti ossei, che è in grado di indurre il consolidamento della massa ossea e favorire la riparazione delle fratture. Nell’ osteoporosi il campo magnetico statico migliora l’osteogenesi ovvero la ricostruzione delle cellule . La magnetoterapia a campo stabile ha un’azione a livello della membrana degli osteoblasti e sull’effetto piezoelettrico dell’osso. Si ha una vivace produzione e deposizione del collagene con maggior ordinamento ed orientamento strutturale, un aumento dell’irrorazione vascolare e un aumento della mineralizzazione e riattivazione delle cellule in quiescenza. Inoltre si ha un aumento della resistenza ossea e aumento dell’attività elettrica (di natura elettrochimica). Infine per i dolori articolari dell’osteoporosi l’applicazione di biomagneti a campo stabile favorisce un naturale effetto antinfiammatorio e antalgico. Un consiglio? Se soffrite di questa patologia e volete una cura alternativa non farmacologica e non invasiva, cercate un centro fisioterapico nella vostra zona e rivolgetevi con fiducia al fisioterapista. D.G. A&V

E se per una volta ridessimo sul latte versato?  Maria Luisa Spaziani

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Tre figure importanti a difesa dei più deboli: l’amministratore di sostegno, il tutore e il curatore

Al momento della nascita acquisiamo la capacità giuridica (art. 1 codice civile), ovvero l’idoneità del soggetto ad essere titolare di diritti ed obblighi. Ogni persona fisica quindi possiede tale capacità per il solo fatto di esistere, a prescindere dalla durata della sua esistenza.
(“Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica (…)”  Art. 22 della Costituzione). Diverso è il discorso della capacità di agire ovvero l’idoneità del soggetto ad esercitare i diritti e ad assumere gli obblighi di cui è titolare (art. 2 c.c.). Ad esempio, un bambino potrà ricevere in donazione dal nonno un appartamento, divenendo così titolare del diritto di proprietà, ma non potrà esercitarlo in concreto fino al momento del raggiungimento della maggiore età. La capacità di agire, a differenza della capacità giuridica, può subire delle limitazioni (interdizione e inabilitazione) a partire dai seguenti fattori:

  • L’età:  è privo della capacità giuridica di agire il minorenne, eccetto alcuni casi espressamente previsti dalla legge in cui una pur limitata capacità gli viene riconosciuta. La legge non fissa un termine massimo entro cui esercitare la capacità di agire. L’età avanzata non esclude di per sè l’attitudine a provvedere ai propri interessi anche se in presenza di alcune patologie (es: le demenze) questa rappresenta un motivo di interdizione;
  • L’infermità: di fronte a determinate circostanze riferite a condizioni di salute mentale e/o fisica limitative della capacità di agire del soggetto;
  • La prodigalità: essa è motivo di limitazioni solo quando determini gravi pregiudizi economici al patrimonio personale e familiare; l’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti (quando siano tali da alterare la sfera psichica del soggetto) e le minorazioni fisiche quali il sordomutismo o la cecità dalla nascita o dalla prima infanzia (quando tali menomazioni non siano state attenuate da un’idonea educazione), sono causa di inabilitazione.tutore

In tutte queste circostanze, in particolar modo quando gli anziani vanno incontro a gravi perdite di memoria o di demenza, il legislatore ha previsto gli istituti dell’inabilitazione, dell’interdizione e dell’amministrazione di sostegno, che hanno lo scopo di tutelare ogni persona che non sia in grado di curare i propri interessi. E’ bene evidenziare che, attualmente, in assenza di applicazione degli istituti di cui sopra, nemmeno i parenti più prossimi (coniugi, figli, genitori, ecc.) possono rappresentare una persona incapace per quanto concerne la tutela della loro salute (detta procura non può essere rilasciata neppure con atto notarile)Se un soggetto perde la capacità di agire, in base al nostro ordinamento, perde la capacità di compiere atti giuridici validi (vendere, comprare, fare procure, firmare cambiali ecc), diventa quindi necessario avviare le pratiche per uno dei tre istituti descritti precedentemente.Se un soggetto maggiorenne è totalmente incapace di intendere e di volere, il nostro ordinamento prevede che debba essere interdetto (anche nell’ultimo anno prima del compimento della maggiore età).Se un soggetto maggiorenne è parzialmente incapace di intendere e di volere il nostro ordinamento prevede che possa essere inabilitato (artt. 415 c.c. e 416 c.c). Vediamo per sommi capi in cosa consistono questi istituti. Competente per la procedura è allo stato il Tribunale Ordinario, in composizione collegiale, che ha sede presso il circondario previsto dalla legge. La nomina in via definitiva del tutore dell’interdetto o del curatore dell’inabilitato verrà effettuata, solo dopo la pronuncia della sentenza che conclude il procedimento, dal Giudice TutelareInterdire significa che l’incapace maggiorenne (ed anche nell’ultimo anno della sua minore età), previa dichiarazione del Tribunale della sua incapacità ossia previa dichiarazione d’interdizione, ritorna allo stato giuridico del minorenne. Il Tribunale accerta la sua incapacità e nomina un rappresentante legale ossia un tutore. Il tutore è preferibilmente la persona designata dal genitore che per ultimo ha esercitato la potestà, ciò può avvenire per testamento, per atto pubblico o scrittura privata autenticata. In mancanza, o se ostano gravi motivi, la scelta può cadere sul coniuge, gli ascendenti o altri prossimi parenti o affini. In ogni caso deve trattarsi di persona maggiorenne di ineccepibile condotta. Se mancano parenti conosciuti o idonei nel luogo di domicilio dell’incapace, può essere investita della tutela l’amministrazione locale o un ente di assistenza che poi operano attraverso un incaricato, provvedendo a svolgere direttamente l’attività di rappresentanza o assistenza. Il compito del tutore è curare e proteggere l’interdetto, rappresentandolo e sostituendolo nel compimento di tutti gli atti di natura patrimoniale di ordinaria e straordinaria amministrazione. Deve provvedere inoltre all’amministrazione del patrimonio dell’interdetto. Rientra in particolare tra i compiti del tutore occuparsi del benessere psicofisico dell’incapace, promuovendo quanto più possibile il suo sviluppo. Il tutore non può, peraltro, sostituirsi all’interdetto nei cosiddetti atti personalissimi (fare testamento, contrarre matrimonio, effettuare donazioni), che sono quindi preclusi all’incapace. Il vantaggio immediato è che il tutore rappresenta legalmente l’interdetto per cui nei casi di cui sopra, se l’interdetto deve vendere un bene immobile (esattamente come capita al genitore per il figlio minorenne), il tutore, previa autorizzazione del Giudice, potrà manifestare validamente il consenso davanti al notaio in nome e per conto dell’interdetto ed ugualmente potrà validamente manifestare il consenso per un intervento medico ed ancora, nel caso in cui si debba annullare un negozio giuridico compiuto da un incapace, la prova della sua incapacità sarà semplicissima essendoci una sentenza di interdizione. Il legislatore prevede che chi è parzialmente incapace possa essere inabilitato. L’inabilitato, previa dichiarazione del Tribunale della sua parziale incapacità, diversamente dall’interdetto, può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione da solo, mentre deve essere affiancato dal curatore per gli atti di straordinaria amministrazione e necessita sempre per questi ultimi, dell’autorizzazione del giudice tutelare. Il curatore non è rappresentante legale ma deve firmare gli atti di straordinaria amministrazione insieme all’inabilitato valutando l’opportunità degli stessi preventivamente con il giudice. L’atto senza la firma del curatore è annullabile. Viene scelto con gli stessi criteri del tutore ed è nominato anch’egli dal Giudice Tutelare.  Suo compito è quello di assistere l’inabilitato negli atti di riscossione dei capitali ed in quelli di straordinaria amministrazione. La differenza più saliente rispetto alla funzione del tutore è che il curatore non rappresenta l’incapace e non si sostituisce allo stesso, ma lo assiste. Il tutore ed il curatore assumono le loro funzioni solo dopo aver prestato, davanti al Giudice Tutelare, il giuramento di esercitare l’ufficio con fedeltà e diligenza. Con la Legge 9 gennaio 2004, n. 6 viene introdotta la figura dell’amministratore di sostegno. La presente legge ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente. La richiesta di un amministratore di sostegno può essere avanzata dallo stesso soggetto beneficiario oppure dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore, dal curatore o dal Pubblico ministero. Particolare importante: i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento concernente l’amministrazione di sostegno, sono tenuti a presentare al giudice tutelare relativa istanza. Il giudice tutelare deve sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tener conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei bisogni e delle richieste di questa.    N.N.  A&V

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