Mese: novembre 2013

Quello strano click. a cura di Ivana Posti

Il libro “Quello strano click” rappresenta un sogno, soprattutto un’esperienza intrisa di sospiri, affanni e speranze.
Questo racconto si rivela autobiografico, in una forma di lettura tutta al  femminile, nella quale seguiamo il filo che unisce speranze e il dissolversi di  ogni possibile rinascita.
Ivana Posti struggente interprete di se stessa affronta, con una forte  personalità, le lacerazioni che si compongono e si scompongono configurate da  situazioni e riflessioni. Solo un lettore sensibile è in grado di recepire  quanto raccontato e ne può cogliere l’essenza.
Senza dubbio alcuno, questo racconto nasce non solo per esporre un’esperienza,  dove la forma assume piena dignità di scrittura, ma anche come proposta  letteraria, che nasce dalla volontà e dal più intenso ed appassionato “IO”.  Ivana mette insieme pagine pregnate di sentimento, di costruzione e di ricerca  compositiva che consente una seconda lettura diversa da quella più immediata.  Solo chi riesce a trovare la chiave, ne intuisce il significato. Quel dire e non  dire, tratteggiato di poetiche interpretazioni, sviluppa una vicenda d’amore, di  dolore, di indicibili abbrutimenti ma anche di straordinarie rinascite, proprio  come la Fenice che rinasce dalle sue ceneri (opera artistica eseguita da Ivana  che troviamo nella copertina). In questo racconto il lettore troverà, non solo,  l’infinita testimonianza d’amore ma informazioni di come si può rinascere dopo  aver toccato il fondoIvana Posti

Ad Anziani & Vita piace perché tratta un tema delicato con tatto e sensibilità. Può sembrare lontano dal nostro targhet ma parla di una fragilità paragonabile a quella degli anziani dando però una spinta positiva ad andare avanti. La stessa spinta della quale tutti noi, nei vari momenti della vita, abbiamo bisogno. A&V

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Autonomia o autosufficienza?

L’invecchiamento è un fenomeno progressivo, irreversibile e sostanzialmente legati a fattori intrinseci a differenza delle malattie che sono un fatto occasionale, trattabile o quantomeno modificabile.
Nell’uomo la definizione dell’invecchiamento è anche complicata da importanti differenze individuali sulle modalità d’invecchiare che rendono l’età anagrafica grossolanamente indicativa dell’età biologica e giustificano l’estrema variabilità che si osserva tra i soggetti anziani. Sono le differenze visibili che fan si che un soggetto possa più o meno dimostrare l’età che ha (colore dei capelli, trofismo della cute, dentatura, forza fisica e muscolare). Al concetto di vecchiaia spesso si associano quelli di autonomia e di autosufficienza.
 
Quali sono le differenze tra questi due termini apparentemente sinonimi?
Il termine autosufficiente definisce la persona anziana in grado di far fronte autonomamente a tutte le necessità quotidiane. Nessuno può essere definito autosufficiente in senso assoluto, molto dipende dall’ambiente e dalla società.
Un anziano può essere autonomo anche quando non “è sufficiente” se è in grado di compensare i suoi deficit.
L’autonomia definisce maggiormente il rapporto tra individuo e ambiente. E’ la capacità di adattarsi all’ambiente e di poter utilizzare le possibilità da esso offerte. Il livello si modifica nel tempo, diminuisce con l’aumentare dell’età e aumenta la richiesta di aiuto.
Vi sono due condizioni che influiscono, a volte anche in maniera pesante, sull’autonomia del soggetto anziano:

  • la solitudine
  • la situazione economica

La prima può provocare un senso di apatia e di depressione che porta il soggetto a lasciarsi andare e non riuscire ad attivare le risorse a lui necessarie; la seconda è causa di impoverimento che spesso sfocia in cattive condizioni igieniche e nutrizionali con importanti ripercussioni sullo stato di salute e di autonomia.
Ne consegue che la non autosufficienza potrebbe paradossalmente non esistere se, con un sistema di supporto adeguato, si riesce a supplire alle carenze presentate dal soggetto.
Vi è poi ancora il concetto di insufficienza. Quest’ultimo termine è più utilizzato per definire un deficit di un organo o di un apparato, è un concetto più legato alle malattie.
Importante ricordare che nella valutazione del grado di autonomia, in geriatria, deve essere quindi valutato il deficit, ma soprattutto la quantità e la qualità dell’intervento necessario a ricompensare la funzione ridotta o  persa.  N.N A&V

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I Patronati cosa sono e come si attivano

Che cosa sono i Patronati
Sono degli enti di assistenza sociale, costituiti e gestiti dalle confederazioni o dalle associazioni nazionali dei lavoratori, che hanno l’obiettivo di informare, assistere e tutelare i lavoratori dipendenti e autonomi, i pensionati e i singoli cittadini. Il ruolo previsto dalla legge italiana per il patronato è quello di tutelare i diritti individuali di qualsiasi cittadino presente sul territorio nazionale.
In Italia i patronati sono regolamentati dalla Legge n. 152 del 2011.  Sono gestiti da associazioni di lavoratori, tipicamente, quindi, i sindacati, nell’ambito della loro funzione di assistenza ai lavoratori stessi e svolgono, senza scopo di lucro, assistenza in diverse materie, ad esempio sicurezza sociale, previdenza, diritto del lavoro e consulenza fiscale.

A cosa servono
Servono da supporto in alcuni tipici ambiti d’attività fornendo consulenza e aiuto nel muoversi all’interno della burocrazia. Gli ambiti più previsti sono legati a:

  • prestazioni socio-assistenziali;
  • prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale;
  • pensioni e liquidazioni;
  • fondi pensione complementari;
  • sicurezza sociale, diritto di famiglia, successioni, legislazione fiscale;
  • sicurezza sul lavoro;
  • aiuto agli italiani all’estero.

Oltre a ciò, possono fornire assistenza giudiziaria e servizi di segretariato sociale sulla legislazione sociale, sulla previdenza, sul mercato del lavoro e il risparmio previdenziale, successioni e fisco.
 

Come si attivano
Tutti i cittadini possono chiedere consulenza e assistenza ai patronati, indipendentemente dalla loro adesione all’organizzazione promotrice (sigla sindacale). La partecipazione alle spese da parte dell’assistito è regolamentata da specifiche convenzioni con gli ordini professionali. Le prestazioni sono gratuite per coloro che hanno un reddito inferiore alla pensione minima annua dei lavoratori dipendenti.

I patronati hanno la facoltà di poter accedere alle banche dati dei vari enti preposti all’erogazione delle prestazioni, previa autorizzazione dell’assistito.
Elenchi dei patronati presenti in Italia:
http://www.inps.it/AgendaSedi/info_patronati.asp

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Cosa si aspetta un Anziano dal suo Medico?

La sala d’attesa del medico è sempre piena di gente, la maggior parte della quale è anziana. Osservando ciò mi chiedo: “cosa si aspetta un anziano dal suo medico? Cosa spera di trovare, umanità, professionalità o cos’altro”? E’ curioso anche osservare come, tra gli anziani presenti, si crei solidarietà, scambi di pareri, chiacchiere. Quasi come se la sala d’attesa si trasformasse in una specie di centro di socializzazione, un posto dove sentirsi meno soli e dove poter condividere la propria sofferenza.
Quali sono le basi che devono esserci in un rapporto medico/paziente, specialmente se il paziente ha più di 65 anni? Il primo presupposto è rappresentato dalla comunicazione, dove il curante deve fare lo sforzo di poter adattare il suo linguaggio a chi si trova di fronte, deve considerare il livello di cognitività (è presente demenza?), i problemi sensoriali (vista e udito), i problemi psicologici (paura, ansia, un amico morto per lo stesso problema, rassicurazione). Diventa quindi fondamentale il linguaggio che deve essere chiaro, comprensibile e poco incline ai fraintendimenti; mai stupido e con termini infantili, anche se è presente uno stato cognitivo alterato, l’anziano non è mai paragonabile ad un bambino cresciuto ma è un adulto con un bagaglio di esperienze e di vita vissuta. Fondamentale anche la comunicazione non verbale, la vicinanza il tocco, il tono della voce, i gesti, la stretta di mano, i movimenti e l’espressione del volto che deve trasmettere sicurezza, perché l’anziano coglie tutte le più piccole sfumature, teso e preoccupato dalla sua salute. E’ in grado di capire tutte le minime variazioni, concentrato com’è su quello che sta succedendo attorno a lui. L’umore del medico, la sua predisposizione al colloquio vengono percepiti in maniera empatica dall’anziano. E’ importante sapergli dedicare il tempo giusto, senza distrazioni, senza che squilli il telefono ogni momento, ripetere le domande se si ha l’impressione che non abbia compreso, non incalzarlo e mostrare fastidio se non risponde subito, essere disponibili a ripetere fino a che non abbia compreso, essere calmi e pazienti. Non allontanare il parente, a meno che non sia l’anziano a chiederlo, e mai parlare di lui in terza persona come se non fosse presente, interagendo solo con il familiare. Se anche il parente percepisce la buona qualità della relazione diventerà un ottimo alleato nel percorso di cura.

Ecco cosa si aspetta l’anziano dal Suo medico, un rapporto di fiducia, un professionista in grado di accoglierlo e di ascoltarlo. Riportiamo un articolo del Codice Deontologico del Medico perché secondo noi è significativo e riassuntivo di tutto.  A&V

art n 3 del codice di deontologia medica

– Doveri del medico –
Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia,in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.
La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.

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Gli anziani sempre più a rischio di povertà

Gli anziani italiani sono sempre più poveri e a rischio povertà, ignorati, umiliati e bistrattati dalla sanità, penalizzati dalle pensioni e tartassati dallo Stato. Gli anziani italiani continuano ad essere, ancora di più e malgrado tutto in tempo di crisi, la colonna portante delle loro famiglie aiutando economicamente i propri figli e nipoti, contribuendo alla loro economia domestica, versando circa 4 miliardi di euro l’anno complessivamente; i dati dell’Istat, pur fotografando uno scenario drammatico, dicono che l’unico segnale di miglioramento si osserva in termini relativi per le persone anziane sole (l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%), probabilmente perché hanno un reddito da pensione, per gli importi più bassi adeguato alla dinamica inflazionistica.
Un contributo che i nostri anziani non sono più in grado di pagare: solo una minima percentuale di essi riesce a vivere decorosamente con la propria pensione e per molti di loro curarsi ed acquistare le medicine è diventato un lusso.anziana[14]_Public_Notizie_270_470_3
Mangiano poco e male, più di 400 calorie giornaliere mancano all’appello e aumenta il rischio di ricovero legato alla malnutrizione. Questi i risultati principali dell’indagine sul rapporto tra cibo e anziani realizzata nel 2011 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Padova. Dal vasto studio denominato “Nutrage” emerge chiaramente che gli over 65 italiani mangiano troppo poco e soprattutto male. Un dato impressionante se si pensa che la malnutrizione può aumentare del 25% la possibilità di ricovero in ospedale.
Un altro fattore impattante il mondo delle pensioni di vecchiaia, è l’accelerazione data all’aumento dell’età pensionabile, e soprattutto dell’agganciamento di quella femminile con quella maschile. Si tratta di un fenomeno in atto da molto tempo, che tuttavia con le ultime manovre ha ripreso slancio.
Questa tendenza, messa in atto, oltre che per diminuire la spesa, anche per rispondere alle istanze europee che da anni chiedono al nostro paese un adeguamento tra i sessi in materia di età pensionabile, rischia di portare con sé un aumento delle diseguaglianze tra i due sessi. Le donne, infatti, sono già enormemente penalizzate all’interno del mercato del lavoro, con salari mediamente inferiori, con un tasso di occupazione inferiore e con prospettive di carriera inferiori. Agganciare la loro età pensionabile a quella degli uomini, quindi, anziché un atto di uguaglianza tra i generi, rischia di divenire un ulteriore fattore discriminante.

È forse giunto il momento per lo Stato di prendere provvedimenti, i nostri anziani non possono più attendere. M.S A&V

 

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