Mese: dicembre 2013

La scoperta della vecchiaia

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«La conquista della libertà è il premio di una vecchiaia riuscita».

«Un “prima ” e un “dopo”. Quel che vorrei analizzare è questo slittamento, questo passaggio. Non con gli strumenti della demografia, della sociologia o della biologia, discipline che ci fanno progredire nella conoscenza “oggettiva” dell’invecchiamento, ma attraverso una fenomenologia dei sentimenti, delle sensazioni, delle emozioni, per tentare di circoscrivere ciò che vuole dire invecchiare».

«Ciò che ci interessa non è la vecchiaia, ma la sua nascita, con i suoi segni impercettibili o isolati, e quello sguardo, dapprima stupito, che rivolgiamo a noi stessi e che diventerà il nostro giudice conciliatore».

«Questa corsa contro il tempo è rivelatrice dell’umanità dell’uomo, in ciò che ha di grandioso e di vile. Gli interrogativi sull’invecchiamento sono interrogativi sulla finitudine dell’uomo e sulla sua libertà».

Il racconto autobiografico lucido e partecipe di un uomo, medico e famoso psichiatra, che accetta di confrontarsi con se stesso, con le paure e gli interrogativi di una particolare stagione della vita. Invecchiare non vuole dire necessariamente confinarsi nella rievocazione nostalgica della gioventú: la vecchiaia non è decadimento fisico e mentale, somiglia piuttosto a una metamorfosi, al raggiungimento di un nuovo stato che permette di attraversare luoghi ed esperienze. Un’età in cui l’uomo può ancora sperimentare il potere dei propri mezzi e la misura della propria libertà.

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La forza degli anni. lezioni di vecchiaia per giovani e famiglie

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La forza degli anni,il volume, curato da Gino Battaglia, raccoglie contributi qualificati su aspetti diversi della condizione degli anziani nel    mondo contemporaneo e dell’attività di Sant’Egidio a loro sostegno. Ne scaturisce una consapevole e profonda riflessione sulla condizione degli anziani, che esprime una sapienza maturata in tanti anni di amicizia, di accoglienza, di conversazione, di condivisione di vita, di accompagnamento nella malattia e nel momento estremo del morire. Un libro utile per tutti, per i giovani e per le famiglie, per chiunque abbia a che fare con questa condizione, per chi abbia parenti anziani in casa, operi in strutture in cui sono ricoverati anziani o faccia volontariato. Mentre gli anni della vita si allungano (ed è un successo del progresso umano) manca una cultura della vecchiaia, che oggi diventa una condizione di massa. Ma la vecchiaia ha, come ogni stagione della vita, i suoi valori e la sua bellezza. Questo libro aiuta a scoprirli

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La Medicina anti-aging o medicina anti invecchiamento

Al giorno d’oggi diventa sempre più forte, tra la popolazione occidentale, il desiderio di non invecchiare, o quanto meno di mantenere un’ottimale condizione fisio-psichica nonostante il passare degli anni.
Ci viene in aiuto la medicina anti-aging, o medicina anti invecchiamento, ed è un nuovo approccio alla medicina che si propone di scoprire, prevenire, trattare e rallentare l’invecchiamento e il declino dell’organismo umano. È tesa a prevenire, e quindi a ritardare, l’invecchiamento fisiologico, ad allontanare le patologie che a esso si associano, a mantenere correttamente in efficienza il corpo. I punti fondamentali di questa nuova medicina sono concentrati in 4 P: Predizione, Prevenzione, Personalizzazione, Partecipazione. Si prefigge quindi di prevedere e anticipare lo sviluppo di molte malattie, mediante un approccio terapeutico personalizzato che mette al centro il rapporto di collaborazione tra medico e paziente. Negli Stati Uniti la medicina anti-aging è in rapida ascesa, sono molti i medici che adottano i suoi principi, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita a tutte le età e non solo ad un suo allungamento attraverso interventi farmacologici.
 
Quali sono gli Obiettivi della Medicina Anti-aging?
La medicina anti-aging o medicina funzionale tiene conto degli aspetti psicologici e comportamentali di ogni singolo individuo. Si pone i seguenti obiettivi clinici:

  • Prevenire le malattie cardiovascolari, il diabete, le disfunzioni endocrine, le malattie metaboliche e alcune forme di tumore;
    • Prevenire e trattare il sovrappeso e l’obesità;
    • Sviluppare percorsi diagnostici e preventivi nel campo dell’endocrinologia funzionale, comprese le terapie con  ormoni bioidentici per correggere squilibri endocrini, tra cui quelli associati a ipotiroidismo subclinico, peri-menopausa, meno­pausa e andropausa;
  • Prevenire disfunzioni cognitive tra cui i deficit della memoria e l’Alzheimer;
  • Prevenire e trattare le disfunzioni motorie tra cui la sedentarietà e prescrivere programmi di terapia motoria preventiva e riabilitativa;
  • Diagnosticare e trattare l’osteopenia e prevenire l’osteoporosi;
  • Sviluppare programmi di valutazione e riduzione dello stress psico-sociale e di gestione dell’ansia e della depressione;
  • Identificare predisposizioni genomiche a malattie cronico-degenerative e sviluppare programmi personalizzati di prevenzione.

Oggi la medicina ha grande bisogno di una nuova specializzazione preventiva che si concentri su una gestione migliore delle patologie croniche. La medicina antiaging è la prima e unica disciplina medica che mette a disposizione le più recenti scoperte scientifiche per ottenere questo risultato.antiaging2

Quando la scienza medica è indirizzata alla possibilità di vivere e invecchiare in salute, quando l’approccio clinico e/o chirurgico è applicato alla rivalutazione salutistica ed estetica dell’equilibrio psico-fisico del paziente, in questi casi è possibile parlare di Medicina Anti-Aging.
La Medicina Anti-aging, che non va confusa con la Chirurgia Estetica, persegue finalità di salute ed equilibrio in senso generale, andando ben oltre il puro obiettivo estetico. Non finalizza il suo intervento al miglioramento estetico della singola regione corporea, ma al benessere fisico e psichico della persona, agendo dall’interno.
Non esiste un metodo scientifico che permetta di invertire o bloccare un processo involutivo quale l’invecchiamento, ma esistono pratiche, accorgimenti e sostanze che consentono di minimizzare gli effetti di questo processo, riducendo i danni cellulari in genere e garantendo una situazione di benessere psico-fisico che duri nel tempo.
La medicina antiaging integra diverse discipline tra cui biologia molecolare, genetica, fisiologia, nutrizione, biochimica, endocrinologia, psicofisiologia e scienze motorie allo scopo di prevenire lo sviluppo di malattie e di rallentare il processo d’invecchiamento.
Essa parte dal concetto per cui l’invecchiamento non esiste senza degenerazione ed è quindi un processo fisio-patologico su cui si deve intervenire precocemente per ridurre il rischio di sviluppare malattie cronico-degenerative. Infatti circa 90% delle malattie degli adulti è legato ai processi degenerativi dell’invecchiamento. Queste comprendono malattie cardiovascolari, il diabete, le malattie cerebrovascolari, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’osteoartrite, le malattie autoimmunitarie e l’Alzheimer. Con analisi predittive, diagnosi precoce ed interventi appropriati, la maggior parte di queste malattie può essere evitata e curata.
Oltre alla genomica, già parte integrante delle analisi svolte in medicina anti-aging, che permette di valutare le predisposizioni individuali a numerose patologie, nei prossimi anni entreranno a far parte del bagaglio d’interventi della medicina anti-invecchiamento anche le terapie con cellule staminali che permetteranno in sostanza di rigenerare tessuti danneggiati. Questo a testimonianza di un’altra caratteristica di questa medicina: la stretta vicinanza con il mondo della ricerca e l’introduzione rapida di novità diagnostiche e terapeutiche utili per il benessere dei pazienti. Questo riguarda tutte le aree della medicina anti-aging tra cui la nutrizione, l’integrazione alimentare, la correzione di squilibri ormonali, l’ esercizio fisico, la riduzione dello stress e le applicazioni di psicofisiologia come il biofeedback.
Per ottenere risultati concreti e duraturi, è necessaria un’attenzione costante e continua, dai 35 anni di età.  N.N A&V

Saper invecchiare è il capolavoro della saggezza, e una delle cose più difficili nell’arte difficilissima della vita.
Henri Frédéric Amiel, Diario intimo, 1839/81 (postumo, 1976/94)

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Quando la povertà diventa un gioco. La ludopatia

Si chiama ludopatia o gioco d’azzardo patologico ed  è un disturbo del comportamento che, stando alla classificazione del DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione), rientra nella categoria diagnostica dei Disturbi del controllo degli impulsi. Ha una forte attinenza con la dipendenza, tanto che nel DSM 5 verrà inquadrato nella categoria delle cosiddette “dipendenze comportamentali“. Il giocatore patologico mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nell’apparente tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche (facendosi prestare i soldi) e trascurando gli impegni che la vita gli richiede.  Gli studi condotti in questi ultimi anni evidenziano un fenomeno apparentemente contro intuitivo: il gioco d’azzardo, nelle sue forme sane e patologiche (ludopatia), sarebbe in progressivo aumento tra gli anziani, non sono solo giovani e giovanissimi quindi a rappresentare i clienti ideali di bar e sale giochi. Il fenomeno sembrerebbe legato a fattori economici e sociali (povertà, isolamento sociale). Sono 12 milioni di over 65 in Italia e la fascia compresa tra i 65 e 75 anni è maggiormente esposta ai rischi legati al gioco problematico. Sono circa 7.000.000 i pensionati attivi e di questi il 23,7% è interessato al gioco, quasi uno su quattro. E’ la fotografia resa nota da Fipac Confesercenti con il dossier “Ludopatia ai tempi della crisi”. “Secondo le loro stime  1.700.000 anziani sono giocatori, di questi però bisogna distinguere tra giocatori problematici e patologici. I primi, rappresentano circa 1.200.000 della popolazione anziana giocatrice, mentre i casi di giocatori (anziani) patologici sono circa 500 mila”. Complessivamente – si legge ancora nel dossier – gli anziani giocano 5,5 miliardi di euro, circa 3200 euro l’anno e 266 euro al mese. Questo dato medio oscilla tra i 100 euro spesi dai giocatori anziani non patologici ai 400 di chi può essere considerato “malato”. “Se a questo dato rapportiamo le ultime modifiche contenute nella Legge di stabilità del Governo in materia pensionistica, ci rendiamo conto che l’impoverimento deiimagesCAU2E22H pensionati è ancora in crescita”.  Sarà la paura di arrivare alla fine del mese, tra il governo che congela la rivalutazione delle pensioni e i prezzi al supermercato che schizzano. Oppure è semplicemente il tentativo di sentirsi giovani. Fatto sta che ogni anno che passa, in questi momenti di crisi, cresce il numero degli anziani che vogliono migliorare le loro condizioni economiche affollando le sale da gioco.  A leggere con attenzione i dati forniti dalla Federazione degli esercenti chiamati a intercettare la domanda degli anziani, c’è da aver molta paura. Infatti, la fascia a maggior rischio ludopatia è quella compresa tra i 65 e i 75 anni. In totale si tratta di 7milioni di pensionati attivi, di questi il 23,7 per cento è direttamente interessato dal fenomeno del gioco.  Un nuovo studio condotto da ricercatori australiani contraddice il pensiero comune secondo cui, a cadere nel vortice dell’azzardo, sarebbero più esposte le persone più giovani. Secondo i risultati dello studio, infatti, l’incidenza del gioco d’azzardo compulsivo sembra essere direttamente proporzionale con l’età: più gli anni aumentano, più probabile diventa il rischio di cadere nella ludopatia. Stando alla ricerca dell’University off Queensland, l’invecchiamento può causare un minor self-control negli anziani, dando origine a potenziali problemi di gioco.  L’Italia conta per il 22% del mercato globale del gioco d’azzardo di cui lo Stato incassa solo il 10%. “Solo nel 2012 gli italiani hanno investito 15 miliardi e 406 milioni di euro nel settore.  La pensione media in Italia è di 1000 euro al mese se si includono i dipendenti pubblici altrimenti arriva a 791 e 589 per le donne. Per queste persone il gioco rappresenta la speranza di migliorare le proprie condizioni economiche ed è un momento di adrenalina e spesso anche socializzazione. Il gioco d’azzardo non è solo un problema sociale ma anche un nuovo fronte della criminalità organizzata per cui si stima che arrivino a 4 miliardi di euro i soldi che girano nel gioco illegale. Anche per quanto riguarda le scommesse online, l’Italia è in cima alle classifiche europee con una spesa di 15.406.000.000, Francia 9.408.000.000, Inghilterra 3.000.000.000, Spagna 2.354.000.000. La Fipac denuncia la doppia faccia dello Stato che se, da un lato, riconosce la gravità della ludopatia, dall’altro, la considera una sorta di “ammortizzatore sociale“. Propone quindi di “formare il personale delle strutture commerciali, dare incentivi agli esercizi commerciali che riducono la presenza delle macchinette, denunciare pubblicità ingannevoli, esporre nei negozi i rischi di dipendenza. Le Asl d’accordo con i Comuni potrebbero organizzare corsi di formazione finalizzati alla prevenzione”. La federazione si ripromette di istituire degli sportelli con un’equipe specializzata nelle principali sedi dell’organizzazione, pronta a rispondere alle richieste di aiuto. M.S A&V

Due cose mantengono vive le creature: il letto e il giuoco; peroché l’uno è refrigerio de le fatiche e l’altro ricreazione de i fastidi.
Pietro Aretino, Dialogo delle carte parlanti, 1543

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