Mese: febbraio 2014

Anziani VS Giovani: com’è cambiato il mondo di Facebook

Dieci anni fa nasceva Facebook, di sicuro il più frequentato e diffuso tra i social network. Stiamo parlando di un lasso di tempo importante, soprattutto se si pensa che è riferito ad un prodotto tecnologico, che si muove quindi in un campo costantemente sottoposto alle logiche dell’innovazione e della continua ricerca del nuovo.
Malgrado Facebook continui a riscuotere ancora successo, alcuni studi  stanno mettendo in evidenza come  i giovani lo stiano lentamente abbandonando, sempre più orientati verso altri strumenti come Instagram o Twitter.  Per alcuni ricercatori presto ci sarà la fuga da Facebook.  “In uno studio dell’Università di Princeton, l’esodo dal social network fondato da Mark Zuckerberg prenderà il via già quest’anno, per raggiungere proporzioni enormi da qui al 2017, quando l’80% degli utenti abbandoneranno il loro profilo” ( Lorenzo Rossi Doria – Huffington Post 2014).
Un altro studio condotto da John Cannarella e Joshua A. Spechler ( 01/2014) del Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell’Università di Princeton sostiene che” il fenomeno Facebook vada equiparato a una malattia: si diffonde rapidamente, ottiene un picco significativo di “infetti” e poi rapidamente si ritira”. La cura, secondo i ricercatori, è vicina: “il contatto tra un “malato” con un non malato farà progressivamente perdere interesse al primo nei confronti del social network. La progressione del minore interesse per Facebook sarebbe poi esponenziale”.
Facebook dunque, secondo le stime, dovrebbe subire un crollo del 20% del numero dei suoi utenti già nel 2014. L’esodo raggiungerebbe proporzioni ancora maggiori tra il 2015 e il 2017, con un’emorragia fino all’80%.
Ma c’è un mercato nuovo che si sta aprendo ed è quello riferito agli anziani, una fetta di popolazione per tradizione poco avvezza all’uso del pc e della rete ma che si sta “digitalizzando” a vista d’occhio.
Facebook non è soltanto un social network per ragazzini o giovani pronti a condividere sensazioni e momenti di vita. Secondo la Associazione Italiana di Psicogeriatria il network è sempre di più popolato da capelli bianchi, da utenti non più giovanissimi che sulla creazione di Mark Zuckerberg hanno scoperto un motivo per accedere al Web e per socializzare. Con effetti, peraltro, del tutto positivi per la psiche e la salute.
Spiega l’associazione sul proprio sito ufficiale in occasione dell’undicesimo congresso nazionale AIP Facebook (2011 che il web è stato al centro dell’attenzione proprio per questo motivo: perché è uno stimolo, perché è un modo per puntellare la memoria, perché è un elemento in grado di annullare la solitudine grazie alle soddisfazioni che un’esperienza di social è in grado di offrire.facebook
Come riportato dall’AIP, “uno studio condotto in due residenze sanitarie assistite italiane, in provincia di Cremona e di Brescia, ha dimostrato che collegarsi quotidianamente a Facebook per un’ora ha un effetto benefico sulla memoria, la conserva attiva perché stimolata e migliora l’umore dei navigatori della rete dai capelli bianchi”.
I dati parlano di oltre un milione e mezzo di “over 65″ che è oggi su Facebook, ma a questi  il numero andrebbe esteso ulteriormente comprendendo tutti coloro i quali utilizzano Skype ed altri sistemi di comunicazione per rimanere vicini ad amici e parenti. “Negli ultimi anni il numero di anziani che si sono avvicinati al web è cresciuto dell’80%”, spiega il presidente AIP Prof. Marco Trabucchi: I dati mostrano che gli anziani rappresentano la fascia di utenti di internet cresciuta di più; basti pensare che oggi gli iscritti a social network come Facebook o MySpace con oltre 65 anni sono circa l’8% del totale”.
La crescita improvvisa della popolazione anziana sui social network è un elemento semplice da spiegare: soprattutto in Italia, ove l’alfabetizzazione informatica è ancora a bassi livelli rispetto alla media europea, le generazioni meno giovani hanno conosciuto e capito Facebook in ritardo, ma ora stanno arrivando sul network con un’ondata tardiva che si fa sempre più avvertire. In questa strana dinamica sono i nipoti ad insegnare ai nonni come usare un “mi piace” o un “condividi”, a spiegare cosa possa essere una “richiesta di parentela” o ad insegnare come impostare al meglio le opzioni per la privacy.
E tutto ciò, conclude il presidente AIP, non può che apportare un importante contributo per una terza età più attiva e serena: “l’uso della rete riduce i sintomi di ansia, stress e depressione ed è un valido aiuto nel creare “reti di supporto” per gli anziani con disabilità che avrebbero altrimenti relazioni sociali molto limitate; il mondo virtuale è per loro un’occasione di condivisione, di trasmissione, di scambio e di aggiornamento, un mezzo per interagire con gli altri ed essere maggiormente autonomi”.
Con la Rete ci si può sentire vivi e partecipi, soprattutto quando nella realtà i limiti dell’età si rendono manifesti e vincolanti: Internet può essere un paese per vecchi.
Facebook risulta essere facile da usare, è intuitivo e favorisce una discussione ampia e meno frammentata rispetto ad altre piattaforme, cosa assai importante per persone a cui in genere piace discutere e farlo a lungo.  È interessante sottolineare però l’uso che gli anziani e i pensionati fanno di questo strumento. Elevato oramai a vero e proprio luogo della socialità e dell’attivismo politico, fonte d’informazione e veicolo per lo scambio di idee ed esperienze.
images14LA7RCMFacebook può essere anche lo strumento con cui tenere viva la memoria del tempo passato, con cui non disperdere i ricordi ma rilanciarli e magari trasmetterli a chi è più giovane. Ed è anche per questo che piace anche a chi ha i capelli grigi.
Un’anziana navigatrice tempo fa ci ha scritto: “Per me andare su Facebook è un trionfo perché ho scoperto cose bellissime che non sapevo esistessero. Grazie alle tecnologie mi sento più forte. Ora ogni giorno imparo qualcosa in più, ho fatto solo la quinta elementare“. Ecco, l’importanza dei social network e della rete, per chi è in là con l’età, sta tutta racchiusa in queste frasi.
Il 4 febbraio si sono festeggiati i dieci anni esatti da quel primo clic, oggi lo possiamo dire senza timore di passare per esagerati: noi siamo diventati (anche) Facebook e Facebook è diventato un pezzetto della vita quotidiana di molti di noi (non tutti, certo: un miliardo e 230 milioni, un essere umano su cinque).
Ma il vero cambiamento è un altro. È un qualcosa di più profondo. Il social network inventato da un teenager in crisi amorosa, è diventato indispensabile per i nonni. Sì, i nonni. Le generalizzazioni sono sempre sbagliate ma ha molto senso dire che oggi più che un luogo dove rimorchiare la compagna di banco, Facebook è uno strumento utilissimo per combattere la solitudine della terza età e in qualche misura lo dicono anche i dati.
Ma non c’è una fuga dei giovani da Facebook. C’è al contrario un innamoramento degli “anziani”. È un fenomeno mondiale ma la cosa è ancora più evidente in Italia che non a caso è considerato uno dei paesi con la popolazione più anziana del mondo. Ebbene, secondo i dati dell’osservatorio del blogger Vincenzo Cosenza, nel 2008, quando c’erano un milione di utenti italiani, il 40 per cento aveva meno di 24 anni.
Oggi che gli utenti sono 26 milioni quella percentuale è scesa al 29 per cento e la fascia di età più rappresentata è quella tra 36 e 45 anni (21 per cento). Ma il dato più interessante è un altro: nello stesso periodo gli over 60 sono passati da 12 mila a due milioni 236 mila. Insomma, nella fascia di età in cui gli italiani di solito non usano la rete, più di due milioni di persone hanno “scoperto” il web grazie a Facebook che quindi ha involontariamente svolto un lavoro incredibilmente utile nel combattere l’analfabetismo digitale.                      M.S A&V

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Arrugas- Rughe

Arrugas” è un lungometraggio spagnolo d’animazione di Paco Roca. Si tratta di una storia incentrata su un tema, la vecchiaia, e che vede come protagonisti due anziani, Emilio e Miguel, che stringono amicizia in una casa di riposo.
Al di là del cancello c’è una casa di cura per anziani e il film verterà il suo sviluppo narrativo all’interno della struttura, per non uscirne più. O forse si?
Arrugas – Rughe,  narra le avventure di Emilio e Miguel, due anziani che stringono amicizia in una residenza geriatrica. Dopo aver manifestato i primi segni del morbo di Alzheimer, Emilio viene condotto in una casa di cura per anziani e da subito stringe amicizia con Miguel, da tempo lì ricoverato. Come tutti gli altri ospiti della struttura, anche Emilio ha l’incubo di finire all’ultimo piano della struttura, dove vengono “reclusi” quelli che hanno perso la ragione e non possono più provvedere a loro stessi, dove manca il comfort e il sostegno dei compagni, dove  si respira l’aria dell’ospizio nella sua accezione più tremenda. Escogita così uno stravagante piano che gli regala nuova linfa e rompe la noia che imperversava nelle giornate dei suoi nuovi compagni d’avventura.
Emilio verrà così aiutato da Miguel e da altri compagni e il loro piano tinge di commedia e grandi dosi di tenerezza la quotidianità diversamente noiosa e grigia della residenza, dove per molti la vita sembra ormai finita, ma per loro invece sta iniziando di nuovo.

 Un film “tenero e carino” che Anziani&Vita vi suggerisce. Un tema triste trattato con ironia e delicatezza. Vi consigliamo di vederlo per sorridere un po’.  A&V

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In alto i calici: il vino rosso nella prevenzione della demenza!

Alcuni studi suggeriscono che entro la metà di questo secolo, ben 14 milioni di persone, solo in america, saranno affette dalla malattia di Alzheimer, con enormi pressioni sulle famiglie, sul sistema sanitario e sul bilancio economico. Le stesse proiezioni riguardano anche l’Europa. Ci sono ancora pregiudizi diffusi  in merito a questioni relative alla prevenzione  e al trattamento della patogenesi della malattia, e ci si ritrova comunque impreparati ad affrontare la situazione.
Per affrontare queste sfide, vari approcci terapeutici sono attualmente sotto inchiesta,  principalmente nel tentativo di ritardare l’insorgenza della malattia e rallentare la sua progressione. Recenti studi epidemiologici (G.M. Pasinetti 2012) stanno ricercando la prova che alcuni polifenoli alimentari presenti nei prodotti dell’uva possono avere un ruolo protettivo contro la malattia di Alzheimer.
Mentre i fattori genetici sono molto rilevanti nei casi della malattia ad esordio precoce, il loro significato diminuisce nei casi di quella a forma tardiva. Continua a leggere “In alto i calici: il vino rosso nella prevenzione della demenza!”

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