Mese: marzo 2014

Igiene personale una esigenza fondamentale della persona

L’igiene è una esigenza fondamentale della persona, varia da individuo ad individuo in base alla cultura ed alla presenza di eventuali patologie o menomazioni
Lo scopo della pulizia è quello di mantenere la pelle pulita, facilitando così la funzione protettiva, di secrezione ed assorbente; è un fattore di benessere fisico e psichico molto apprezzato dalla persona e momento di conoscenza ed osservazione per chi assiste.
La persona deve essere lavata ogni volta che ne ha bisogno, soprattutto quando molto imbrattata di feci ed urine. Molti stati di agitazione del bambino e dell’anziano non in grado di esprimersi verbalmente, sono dovuti a questo fatto.

Assicurare l’igiene e la sicurezza della personacache_2645244
Igiene quotidiana della persona
Mattino: lavarsi prima di colazione fa si che l’organismo “si svegli” e rispetta la dignità della persona. Anche se la persona assistita è allettata, è necessario eseguire le cure igieniche prima di dare la colazione. Generalmente comprende lavaggio delle mani, viso, igiene intima e pulizia dei denti e della bocca
Sera: anche prima di coricarsi bisogna eseguire le cure igieniche che predispongono il fisico ad un buon riposo. Generalmente comprende l’igiene delle mani, viso, intima, pulizia dei denti e della bocca.

Igiene della cute (viso – corpo – capelli) e delle mucose (bocca, narici, parti intime, ecc.)
• È necessario mantenere pulito il corpo della persona anziana, eliminando gli eventuali odori sgradevoli;
• Prevenire lesioni da decubito e infezioni perché ogni volta che si eseguono le cure igieniche si osserva la cute e  le sue eventuali alterazioni. Una buona igiene e idratazione mantiene infatti pulita ed elastica la cute diminuendo i rischi di lesioni cutanee. Se comunque la pelle dell’assistito presenta chiazze, vescicole, arrossamenti o coloriti mai visti prima, è bene avvisare il medico curante prima di applicare qualsiasi prodotto.
Benessere ed effetto tonico su organismo/psiche. La persona anziana non smette di essere persona per cui anche quando perda l’iniziativa o la capacità di eseguire autonomamente le cure igieniche deve essere stimolata e aiutata a sentirsi pulita e in ordine come ciascuno di noi si vuole sentire e comunque rispettando sempre abitudini personali: ad esempio un tipo di sapone, di crema per il viso o deodorante.
 
images6ZB30834Bagno/doccia
Frequenza (2 a sett.) e comunque secondo i desideri dell’anziano. La scelta fra bagno o doccia è determinata dalla disponibilità del bagno di casa e dalle condizioni di autosufficienza della persona anziana. Per le persone che abbiano problemi di vista e siano autosufficienti o parzialmente dipendenti nella deambulazione, sarà necessario un aiuto per entrare nella vasca o nella doccia in modo da evitare cadute e anche per lavarsi parti del corpo difficilmente accessibili come la schiena, i piedi, la testa. Quando ci si lava bisogna incominciare dalle parti più pulite: la testa, il viso, gli arti superiori, il tronco (il petto e la schiena), la regione genitale, cioè le parti intime, e gli arti inferiori. Se non sono espresse preferenze è consigliabile l’utilizzo di un sapone liquido neutro. Bisogna poi che la persona si asciughi molto bene, ponendo particolare attenzione alle zone in cui due parti del corpo vengano a contatto: cavo ascellare, pieghe addominali, inguine, interno coscia, fra le dita dei piedi. Ci si può aiutare anche con il phon passato a temperatura tiepida sul corpo  oltre che sui capelli. Al termine dell’asciugatura si provvede a rivestire la persona anziana con biancheria e abiti puliti. Per mantenere la cute integra e prevenire lesioni cutanee, prima di rivestirla, è bene applicare sul corpo della crema idratante o olio di mandorle. Il bagno a questo punto è da asciugare bene ed aerare per evitare di scivolare e di mantenere zone di umidità. È possibile fare il bagno o la doccia anche a persone totalmente dipendenti utilizzando l’apposito sollevapersone dotato di una imbracatura che andrà poi lavata ed asciugata. L’utilizzo di questo presidio viene insegnato dagli operatori del servizio domiciliare. È molto importante ricordare che sempre durante le cure igieniche ma, in particolare quando si fa il bagno o la doccia, si entra in rapporto con l’intimità della persona; le persone anziane hanno quasi tutte un grande senso del pudore per cui non è bene scherzare o essere troppo disinvolti mentre li si aiuta. Il rispetto del corpo è rispetto della persona.
• Chi aiuta allo svolgimento del bagno o della doccia deve sempre indossare i guanti monouso e un camice impermeabile per evitare di venire a contatto con liquidi biologici. L’utilizzo della spugna o del guanto di crine è utile per eseguire una detersione più energica ma non aggressiva e per dare la piacevole sensazione di massaggio che è gradita da molte persone anziane. Al termine del bagno bisogna però risciacquare molto bene la spugna e farla subito asciugare se no diventerebbe ricettacolo e, quindi, veicolo, di funghi e batteri per l’assistente e l’assistito.
• È bene posizionare sul fondo della doccia o della vasca un tappeto antiscivolo perché la contemporanea presenza di acqua e sapone aumentano il rischio di cadute. Anche questi tappeti devono poi essere lavati ed asciugati come già detto per le spugne.

Igiene del corpo dell’allettato
Nonostante i presidi disponibili, alcune persone sono impossibilitate ad accedere alla vasca o alla doccia e comunque anche ad essere alzate in poltrona o carrozzina. In questi casi è necessario eseguire al letto l’igiene di tutte le parti del corpo e quindi anche il bagno. Per queste persone è ancora più importante e necessaria la frequenza del bagno perché lo sfregamento della cute con le lenzuola, la presenza di materiale di sfaldamento (residui di pelle), il sudore e lo sfregamento delle parti del corpo fra loro aumenta il rischio di lesioni da decubito. Per eseguire il bagno a letto è necessario che il materasso venga isolato da una tela cerata che impedisca di bagnarlo. La successione per lavare è sovrapponibile a quella già descritta ma bisogna utilizzare una brocca con acqua che deve essere cambiate di frequente per evitare che rimangano sul corpo residui di sapone. Anche in questo caso bisogna porre particolare attenzione ad asciugare bene la cute e ad idratarla con creme o olio di mandorle. Sia le creme che gli oli, quest’ultimi sono da preferire, devono essere massaggiati con estrema delicatezza senza sfregamenti eccessivi che potrebbero provocare lesioni alla cute.

Igiene dei presidiIndex_13
Tutte le tele, asciugamani, lenzuola che vengono a contatto con la persona assistita devono essere lavate frequentemente o comunque ogni volta si sporchino di liquidi biologici (sangue, feci, urine…). La biancheria pulita deve essere riposta ordinatamente negli armadi o cassetti, e tenuta separata. La biancheria del letto separata dagli asciugamani, le mutande separate dalle maglie e così via. Le brocche, i pappagalli (accessorio per permettere di fare pipì agli uomini allettati), le padelle e i catini, devono essere lavati dopo l’uso con ipoclorito di sodio (candeggina), diluita o meno a seconda delle concentrazioni. Se questi contenitori presentassero incrostazioni, queste vanno rimosse prima di lavarli. Quando si cambia il pannolone o la traversa, o si rifà il letto, bisogna avere molta cura nel non lasciare pieghe a contatto con la persona. Una buona igiene del corpo, un’accurata idratazione, la cura del letto riducono in modo rilevante le lesioni da decubito. Lavare sempre le mani prima e dopo l’utilizzo dei guanti monouso! La pulizia e la cura, anche estetica, della persona, costituiscono un bisogno fondamentale che rivaluta il senso di autostima e
sicurezza e favorisce una sensazione di benessere.     N.N A&V

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Le cure igieniche nell’anziano Interazione tra ambiente e salute umana

L’igiene  è il ramo della medicina che tratta le interazioni tra l’ambiente e la salute umana. Elabora criteri, esigenze e misure riguardanti lo stato ambientale e il comportamento individuale e collettivo. Scopi: prevenzione primaria onde evitare e combattere malattie e promozione del benessere e dell’efficienza umana.

Negli stati moderni, le misure igieniche che aumentarono notevolmente la durata media della vita umana furono l’organizzazione e l’emanazione di leggi su:

  • rifornimento di acqua potabile,
  • canalizzazione,
  • smaltimento dei rifiuti,
  • attività di costruzione di abitati e di strade asfaltate,
  • valori limite per l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento acustico,
  • allevamento di bestiame e tenuta di animali domestici (zoonosi),
  • commercio di alimentari,
  • norme di lavoro,
  • vaccinazioni,
  • ecc.

Riguardo l’ambito lavorativo l’igiene consiste nella difesa da possibili germi patogeni, attuabile con misure di disinfezione, sterilizzazione e smaltimento di rifiuti speciali per evitare infezioni. L’igiene clinica è prevalentemente orientata verso la difesa dai germi patogeni riscontrabili negli ospedali. I relativi batteri sono spesso stirpi resistenti a quasi tutti gli antibiotici. Questo a causa del loro continuo uso negli ospedali e dell’abuso che ne fa la popolazione.

COME AFFRONTARE I PROBLEMI DELL’IGIENE PERSONALEConsigli-acqua_Igiene

Rispettare il bisogno di privacy e la dignità del assistito  Rimanere presenti mentre l’assistito si lava, sia per semplice sorveglianza che per dargli aiuto, può essere fonte di stress e di imbarazzo. La maggior parte delle persone si sono lavate da sole fin dall’infanzia e per tutta la vita e troveranno quindi difficile accettare la nostra presenza durante tale operazione. Il livello di imbarazzo dipende dal tipo di rapporto, dal sesso e dall’entità dell’aiuto richiesto. L’assistito proverà forse minor imbarazzo in un contesto di tipo ospedaliero, per cui sarà possibile alleviare parte del suo disagio facendolo aiutare da un’infermiera. Oppure, se l’assistito frequenta un centro diurno, possiamo fare in modo che il personale si incarichi di farlo lavare.
Se l’assistito è ancora in grado di fare il bagno o la doccia da solo, è un’utile precauzione quella di togliere la chiave del bagno; altrimenti potrebbe chiudersi dentro e poi non ricordare più come aprire o non riuscirvi, il che lo metterebbe in una condizione di panico. Inoltre, se dovesse avere un malore mentre è nella vasca, addormentarsi o semplicemente dimenticarsi di uscire, sarebbe difficile soccorrerlo. Per rispettare la sua privacy, si potrebbe far mettere un segnale sulla porta che indichi quando il bagno è occupato.

Per quanto riguarda il rispetto della dignità è assolutamente importante non far mai pesare la condizione di non autosufficienza. Affermazioni quali: “sei di nuovo sporco”, “ti ho appena cambiato e pulito”, “se devi fare pipì, fattela addosso tanto hai il pannolone”, “che schifo”, “non sei capace a fare nulla”, possono scatenare situazioni depressive ed essere fonte di profonde umiliazioni. Ricordiamoci sempre che dietro a quello che ci sembra solo un “anziano incapace” esiste una persona con una dignità ed un bagaglio di esperienze e di cultura, che vanno assolutamente rispettate. Evitiamo di rivolgerci a loro chiamandoli “nonno” a meno che non siano loro a dircelo, alcuni anziani non sono mai nemmeno diventati genitori o non hanno mai avuto dei nipoti.

Garantire l’assistenza necessaria senza privare il assistito dell’indipendenza

L’assistenza varia in funzione del livello di comprensione e delle capacità residue. Per esempio, possiamo lasciare che la persona si lavi da sola, facendoci avanti solo quando è necessario, oppure possiamo spiegarle o farle vedere passo passo che cosa deve fare. Se possibile, è bene lasciare che cominci e finisca le operazioni da sola, subentrando o dando aiuto solo quando è necessario. Se è ancora in grado di capire immagini o scritte, possiamo aiutarci con annotazioni o disegni che servano da promemoria. Un’altra possibilità è quella di fare tutti i preparativi e lasciare poi che l’assistito si lavi da solo (ad es. preparare gli indumenti puliti, riempire d’acqua la vasca, preriscaldare  la stanza, mettere in mostra asciugamano, shampoo e sapone, ecc.).

Adottare accorgimenti che diano sicurezza

Alcuni assistiti possono avere paura di fare il bagno e preferiscono non essere lasciati soli. La paura è di solito associata alla temperatura e alla profondità dell’acqua o al pericolo di cadere. Poiché gli anziani sono più sensibili alle temperature estreme, può darsi che il nostro assistito trovi l’acqua troppo calda e la stanza troppo fredda; bisogna perciò tenerlo presente quando si prepara la vasca e la stanza. La preoccupazione di cadere può essere meno forte se teniamo il livello dell’acqua più basso e mettiamo un tappetino antiscivolo nella vasca e fuori dalla vasca sul pavimento. L’uso di un bagno-schiuma o di un tappetino colorato può rendere più facile giudicare la profondità dell’acqua, ma attenzione che il colore del tappetino non sia troppo scuro, altrimenti potrebbe dare l’idea di un buco. A volte è sufficiente aiutare il assistito ad entrare e uscire dalla vasca, lasciando poi che faccia il bagno da solo.

Rispettare le abitudini dell’ assistitomantenere-igiene

La doccia può essere una buona alternativa se il assistito si rifiuta di fare il bagno. Può darsi infatti che nel corso degli anni egli abbia seguito un certo tipo di routine (ad es. fare la doccia durante la settimana e il bagno soltanto il sabato). È probabile che non ci sia motivo di imporre una diversa routine. Per alcuni assistiti è più facile fare il bagno che la doccia, per altri è il contrario. Alcuni trovano difficile entrare e uscire dalla vasca, per altri la doccia è motivo di ansia. Se comunque fare il bagno o la doccia comporta troppi problemi, è necessario limitarsi a una pulizia “asciutta”. Se sono abituati ad usare la spugna ricordiamoci che sarebbe opportuno che fossero almeno due, una per le parti intime e una per il resto del corpo, evitando di usarne solo una per tutto. Una volta utilizzata la spugna andrebbe sciacquata, disinfettata magari con un po’ di amuchina e riporla poi in un luogo asciutto. Lo stesso principio vale per la saponetta, meglio preferire il sapone liquido, ma non tutti vogliono usarlo perché troppo costoso. Anche la saponetta va poi riposta in un contenitore asciutto dopo averla sciacquata e asciugata. Se sono abituati ad usare il “borotalco”, ricordiamoci che può macerare, meglio usare il bicarbonato.

Fare in modo che il bagno diventi una cosa piacevole

È importante che si cerchi di rendere l’operazione del lavarsi il più gradevole possibile. Questo non può succedere se la stanza è fredda e poco confortevole, o se l’assistito si sente forzato, imbarazzato, trattato come un bambino, impaurito o sgridato. Anche se è importante assicurarsi che si lavi bene e regolarmente, fare il bagno non deve diventare un tormento. Come chiunque altro, gli assistiti apprezzano un buon profumo, il talco, il bagnoschiuma, la musica, ecc.

Creare in bagno un ambiente sicuro

È bene fissare delle maniglie per tenersi in vari punti del bagno, in modo che l’assistito possa spostarsi facilmente ed entrare e uscire dalla vasca. Può essere utile avere nella vasca un sedile e un dispositivo per la doccia, in modo che egli possa sedersi e fare la doccia. Si può anche mettere una sedia nella doccia, se per l’assistito è difficile rimanere in piedi, oppure è insicuro e rischia di scivolare. Per evitare questo pericolo, bisogna assicurarsi che tutti i tappeti del bagno siano ben fissati. È buona norma togliere dal bagno tutti gli oggetti non necessari, che possono contribuire alla confusione o essere usati impropriamente. Gli articoli di cui il assistito ha bisogno o che desidera usare si metteranno in bella mostra, oppure gli verranno consegnati al momento opportuno. Attenzione alle stanze da bagno in cui ci sono i boiler a gas, aprire l’acqua calda e tenere chiusa la finestra, può essere fonte di intossicazione da monossido di carbonio in quanto la fiamma del gas brucia tutto l’ossigeno nella stanza e l’assistito può perdere i sensi e respirare solo anidride carbonica. È sufficiente lasciare uno spiraglio della finestra aperta in modo da garantire il ricircolo dell’aria.

L’ IGIENE IN ALCUNE CONDIZIONIigiene_personale_grande


Persona autosufficiente:
chi è in grado di svolgere in modo autonomo le proprie attività deve essere sempre sollecitato a farlo, anche se per particolari condizioni ( intervento, malattia) è lento.
Persona parzialmente autosufficiente: chi per particolari motivi non può alzarsi dal letto, o non può usare un arto (ingessatura), ma è in grado di eseguire in gran parte da solo la pulizia personale, riceve aiuto, va controllato o va sostituito.
Persona non autosufficiente, senza deficit cognitivi: dovrà essere lavata, si rispetteranno le sue abitudini e le sue richieste.
Persona non autosufficiente con deficit cognitivi: bisognerà capire dal suo comportamento cosa gradisce e cosa no. Attenzione all’aggressività che le cure igieniche possono scatenare. Se è possibile chiedere ai parenti cosa gradiva .
Persona con deficit sensitivi: in modo particolare con lesioni che impediscono di riconoscere il caldo ed il freddo (pericolo di ustioni) ed il dolore. Attenzione a non provocare ustioni o lesioni, controllare la temperatura dell’acqua prima di immergere il corpo o parti di esso.
Persona con disturbi della personalità: attenzione alle reazioni che le cure igieniche possono sviluppare (aggressività, chiusura, rifiuto).
Persone affette da diabete: neuropatia, vasculopatia specie del piede con possibilità di lesioni e difficoltà nella guarigione.
Asciugare accuratamente i piedi, specie tra le dita.
Applicare creme idratanti per mantenere la cute morbida ed evitare fissurazioni o screpolature.
Persone anziane: rispettare le abitudini, favorire l’autonomia o recuperare le capacità residue.

 

IGIENE E DEMENZA


I malati di demenza hanno bisogno di assistenza crescente nelle operazioni di igiene personale
. Man mano che la malattia progredisce, possono avere difficoltà a maneggiare strumenti come un pettine o uno spazzolino da denti. Possono anche dimenticare il significato di questi oggetti, ma anche dimenticare che bisogna fare una determinata cosa, avere l’impressione di averla già fatta, oppure perdere interesse per la cura di sé. Tuttavia, il fatto che abbiano bisogno di maggiore aiuto non significa necessariamente che siano disposti ad accettarlo. Talvolta mettono in atto una vera e propria lotta. Può darsi che male sopportino di dipendere da un’altra persona, o che abbiano la sensazione che questa invada la loro privacy. Inoltre, è possibile che non sentano l’importanza di lavarsi regolarmente o di badare al proprio aspetto. Chi assiste il malato, ha l’obbligo di fornire il giusto grado di assistenza alle sue crescenti necessità, rispettando tuttavia il bisogno di privacy e di indipendenza.    N.N A&V

“Una mano lava l’altra tutte e due lavano il viso” . Proverbio

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La Medicina alternativa Diversi tipi di trattamenti

Parlare di “alternativa” significa far riferimento a qualcosa che possa, in qualche modo, sostituire qualcos’altro. Per quanto riguarda le cure mediche nel corso degli ultimi decenni si stanno diffondendo nel mondo occidentale (nel mondo orientale sono pratiche già ben radicate e praticate), in misura sempre più estesa, diversi tipi di trattamenti, rimedi e filosofie terapeutiche che non sono riconosciuti nel contesto della medicina ufficiale. Da qui il termine che le connota come: alternative, complementari, integrative, tradizionali, olistiche, naturali, dolci, ecc.

Il problema scaturisce dal fatto che per la scienza tradizionale non esistono prove di efficacia o se sono state sottoposte a verifica sperimentale ne è stata ravvisata la inefficacia o quasi l’inutilità e quindi non vengono ricomprese nella medicina “tradizionale” scientifica.

Il termine include una variegata serie di pratiche, tanto che non è possibile parlare di medicina alternativa tout court ma di una serie di pratiche diverse e non omogenee. Nonostante la non omogeneità di tali pratiche, il termine è stato criticato anche da quegli scettici che ritengono le pratiche di medicina alternativa ingannevoli. Richard Dawkins (Richard Dawkins, A Devil’s Chaplain, United States, Houghton Mifflin, 2003, p. 58. ISBN 0-618-33540-4) ha affermato che “non esiste la medicina alternativa, esiste solo una medicina che funziona e una che non funziona”.

Alcune autorevoli società scientifiche hanno espresso il  loro parere rispetto all’argomento:

  • Il Medicine (NCCAM) definisce la Medicina Alternativa come un insieme di pratiche mediche e terapeutiche che non rientrano nella medicina convenzionale;
  • Il Danish Knowledge and Research Center for Alternative Medicine (ViFAB) utilizza il termine “medicina alternativa” per indicare sia i trattamenti effettuati da terapisti che non hanno una qualifica professionale medica, sia quelli effettuati da terapisti con una qualifica professionale medica, ma fondati su pratiche estranee al sistema terapeutico convenzionale.
  • Il Cochrane Collaboration ritiene che ciò che in un paese è considerato medicina complementare, in altro paese possa essere ritenuto medicina convenzionale. Da qui la definizione che essi danno è che “la medicina alternativa include tutte quelle pratiche e idee che si pongono al di fuori della medicina tradizionale in molti paesi”.
  • La National Science Foundation ha definito la medicina alternativa come “tutti quei trattamenti che non hanno mostrato alcuna efficacia quando sottoposti a verifica scientifica”.
  • L’Institute of Medicine (IOM) statunitense, nel 2005, definiva la medicina alternativa-complementare come l’approccio non dominante alla medicina in una data cultura e in un dato periodo storico.

Le medicine alternative in Italia

Secondo le linee guida emanate dal Consiglio Nazionale della FNOMCeO nel 2002, in Italia tra le medicine e le pratiche non convenzionali solo nove discipline sono ritenute rilevanti sia in base alle indicazioni del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa che in base alla maggiore frequenza di ricorso ad alcune di esse da parte dei cittadini, oltre che degli indirizzi medici affermatisi. Queste sono rappresentate da:

  1. Agopunturaimages
  2. Fitoterapia
  3. Medicina antroposofica
  4. Medicina Ayurvedica
  5. Medicina Omeopatica
  6. Medicina tradizionale cinese
  7. Omotossicologia
  8. Osteopatia
  9. Chiropratica.

L’esercizio di queste medicine e pratiche non convenzionali viene considerato  un atto medico, e il loro esercizio è riservato ad esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico, dell’odontoiatra, del veterinario e del farmacista, ciascuno per le rispettive competenze. Vengono considerate sistemi di diagnosi, di cura e prevenzione che affiancano la medicina ufficiale. Per poterle esercitare il presupposto fondamentale deve essere basato sul principio che qualunque intervento terapeutico debba essere preceduto da una diagnosi corretta.

Circa un anno fa nel febbraio del 2013, durante la Conferenza permanente Stato Regioni, è stato emanato un accordo che regolamenta sia la qualità della formazione e della pratica dell’agopuntura, della fitoterapia e dell’omeopatia, sia il riconoscimento legale del profilo professionale dei medici che praticano agopuntura, fitoterapia ed omeopatia, istituendo presso gli Ordini professionali provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, elenchi dei professionisti esercenti queste pratiche (Conferenze Stato Regioni ed Unificata, Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente i criteri e le modalità per la formazione ed il relativo esercizio dell’agopuntura, della fitoterapia e dell’omeopatia da parte dei medici chirurghi ed odontoiatri”. (SALUTE) Codice:4.10/2013/2 (Servizio III) Accordo ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, 7 febbraio 2013).

Interventi sulla relazione mente-corpo
E’ indubbio che queste tecniche possano interagire con la mente e alla capacità di quest’ultima di influenzare i sintomi e le funzioni corporee. Questo insieme di pratiche si focalizza sulle possibili interazioni tra il cervello, la mente, il corpo e sulle modalità con le quali fattori emozionali, mentali, spirituali e comportamentali possono influenzare la salute dell’individuo. L’approccio di queste tecniche tende a favorire in ciascun individuo l’autoconoscenza e l’autocura. In questa area possono rientrare:

  • lo yogaOmeopatia-thumb
  • la meditazione
  • l’autoipnosi
  • il biofeedback
  • la floriterapia (i fori di Bach)
  • le terapie manipolative
  • le terapie nutrizionali
  • la chiropratica
  • Pratiche basate su fonti di energia
  • Il tocco terapeutico

 

La medicina alternativa in geriatria

Fitoterapia e omeopatia si prestano a una precisa personalizzazione della cura e rispondono all’esigenza sempre più pressante in medicina di recuperare la visione olistica del paziente, importante anche in ambito geriatrico. Alcune tecniche stanno assumendo sempre più rilevanza anche nell’ambito della cura all’anziano, tra queste ricordiamo:

  • La ROTbari-terapie-alternative
  • La musicoterapia
  • Il tocco terapeutico
  • La Doll therapy
  • Le terapie nutrizionali
  • Le terapie manipolative                    N.N A&V

Il calore che si irradia dalla mano, applicato ai malati, è altamente salutare. Ippocrate

 

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La ricorrenza dell’8 Marzo Una data da ricordare

Il giorno 8 marzo di ogni anno si festeggia la Festa della Donna.
E’ diventata ormai una ricorrenza quasi “priva di senso” per il significato storico-sociale che ha questo giorno per le donne nel mondo e non solo. E’ diventata una “festa” anziché considerarla una giornata di lutto. In questa giornata avrebbe molto  più senso celebrare le tante vittime di persone, donne e uomini, sfruttati nel lavoro nero.

Perché si festeggia la festa della donna proprio l’8 marzo e cosa significa questo giorno?

In realtà bisognrebbe “ricordare” quello che accadde nel lontano 1908, quando a New York, 129 operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.
Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni finché, l’8 marzo, il proprietario della fabbrica, il Sig. Johnson bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire dallo stabilimento.
Ci fu un incendio doloso, sembra attribuibile allo stesso Johnson,  e le 129 operaie prigioniere all’interno dello stabilimento morirono arse dalle fiamme. Da allora, l’8 marzo è stata proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne.
La commemorazione, in origine solo americana, delle vittime è stata poi accolta in tutto il mondo come la giornata simbolo del riscatto femminile.
L’iniziativa di celebrare la giornata internazionale della donna fu presa per la prima volta nel 1910 da Clara Zetkin a Copenaghen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste, successivamente venne ricordata in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.

Perchè la mimosa?festa-donna-iniziative-salute-Aidos

La scelta di utilizzare la mimosa come simbolo della festa della donna risale al 1946, quando le organizzatrici delle celebrazioni romane cercavano un fiore di stagione a buon prezzo. E la mimosa, che fioriva in quello stesso periodo, corrispondeva ai requisiti, cosa che ormai al giorno d’oggi non è più cosi.
 
La Redazione di Anziani&Vita augura a tutti voi una buona festa della donna.

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L’incontinenza urinaria Tecniche comportamentali per migliorare la qualità della vita

In passato la terapia farmacologica e il ricorso alla chirurgia erano considerate le uniche terapie in grado di porre rimedio ai problemi legati all’incontinenza urinaria. Nel 1996 la Clinical Practice Guidelines for Managing Acute and Chronic Urinary Incontinence identificò i primi trattamenti comportamentali non invasivi efficaci per controllare i sintomi dell’incontinenza urinaria. Negli anni successivi moltissimi studi hanno approfondito questo argomento e oggi possiamo dire con certezza che gli interventi comportamentali, associati alla modificazione di alcune abitudini di vita scorrette, sono efficaci nel trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza e mista. Garantiscono un miglior comfort al paziente riducendo gli episodi di perdita di urina, minimizzano costi ed eventuali complicanze al paziente e al care-giver; si adattano bene agli anziani (e non solo) perché non sono invasivi, non presentano rischi e/o complicazioni e perciò dovrebbero essere considerati il trattamento di prima linea per affrontare l’incontinenza urinaria. Le uniche limitazioni includono la loro efficacia graduale, non immediata, e una grande motivazione e aderenza da parte del paziente .
Due studi hanno dimostrato che anche le donne anziane (con conservata cognitività) sono buone candidate per intraprendere terapie fisiche e trattamenti conservativi; in particolare gli esercizi dei muscoli del pavimento pelvico e il il training vescicale si sono mostrati fattibili, ben accettati ed efficaci nel migliorare la continenza, la forza dei muscoli pelvici e il controllo delle minzioni .
Un importante strumento che è bene affiancare alla terapia comportamentale è il diario minzionale che rappresenta un importante e insostituibile mezzo per valutare le caratteristiche minzionali del paziente e per aiutarci a comprendere i meccanismi alla base dell’incontinenza: esso permette di valutare la capacità funzionale della vescica e di aiutare il paziente ad effettuare le minzioni ad orario. Quando questo rivela un numero di minzioni giornaliere molto alto (indicativamente sopra otto minzioni) o molto basso (al di sotto di tre), dobbiamo prendere in considerazione la possibilità di attuare degli interventi comportamentali per migliorare il modello di eliminazione del paziente.foto3

rieducazione vescicaleIl bladder training, tradotto in addestramento vescicale, è indicato soprattutto nell’incontinenza da urgenza, ma si è dimostrato utile anche nell’incontinenza da stress poiché rende l’individuo maggiormente consapevole del lavoro della muscolatura pelvica e, quindi, del meccanismo sfinteriale. Lo scopo è regolare l’intervallo tra le emissioni di urina, aumentando progressivamente la tolleranza allo stimolo minzionale e portando i volumi intravescicali a valori fisiologici.
In altre parole la finalità del bladder training è quella di ottenere un ritmo minzionale fisiologico in un dato periodo di tempo (2-4 mesi), ma ciò richiede però un’attiva partecipazione del paziente, un’accurata spiegazione da parte dei professionisti, una regolarizzazione dell’introduzione dei liquidi e la compilazione del diario minzionale.
Solitamente si prevede di svuotare la vescica almeno al risveglio, prima e dopo ogni pasto, prima di coricarsi e una volta di notte. Indicativamente, si dovrebbe arrivare a intervalli di almeno due ore di giorno e cinque ore di notte, per complessive 5-8 emissioni volontarie.
Il programma di svuotamento viene deciso insieme al paziente e deve essere attuato progressivamente, allungando e/o riducendo gli intervalli delle minzioni. In pratica, a seconda del modello eliminatorio individuale, si richiede al paziente di provocare l’emissione di urina anche in assenza dello stimolo oppure di resistere all’urgenza. Com’è intuibile, quest’ultima azione è quella più difficile, per cui si suggerisce al paziente come trattenere lo stimolo:

– interrompere qualsiasi attività si abbia in corso;

– rilassare l’addome;

– fare due o tre respiri diaframmatici;

– attendere 30-60 secondi fino a che l’urgenza scompare.

Un altro passo è rinforzare positivamente gli sforzi del paziente, spiegando che i risultati arriveranno dopo vari tentativi e che è necessario preventivare un certo numero di episodi di incontinenza.
 
Riabilitazione Pav (28)Esercizi di rafforzamento dei muscoli del pavimento pelvico (Kegel)rieducazione vescicalerieducazione vescicale
Gli esercizi di Kegel sono nati per ridurre le perdite involontarie in caso di incontinenza da sforzo, ma hanno successivamente dimostrato la loro efficacia anche nell’incontinenza da urgenza. Essi migliorano la forza di chiusura uretrale attraverso esercizi attivi del muscolo pubo-coccigeo; aumentano la consapevolezza della funzione e della forza dei muscoli pelvici e inoltre la contrazione aumenta il sostegno alle strutture pelviche viscerali .
Il primo passo nella riabilitazione sfinteriale è quello di far prendere coscienza all’assistito della funzione del muscolo pelvico, soprattutto se l’accertamento ha mostrato incapacità a riconoscere la contrazione perineale, addominale, delle cosce e dei glutei.
In particolare, è necessario addestrare il paziente a distinguere la contrazione dei muscoli addominali da quelli pelvici. Operativamente si suggerisce  il seguente schema:

–  spiegare alla paziente di inserire un dito medio, guantato e lubrificato, nel retto o in vagina e di porre l’altra mano ben aperta sopra l’ombelico;

–  chiedergli di contrarre la muscolatura in modo da indurire la parete addominale, percependo la tensione con la mano aperta, ma non di stringere il dito;

–  chiedergli poi di stringere l’ano come a trattenere le feci o i gas, percependo il movimento con il dito e facendo attenzione a non contrarre i muscoli dell’addome, delle gambe o i glutei.

Altro stratagemma per far meglio comprendere i meccanismi della continenza è di chiedere al paziente di riproporre, a vescica vuota, le manovre che aumentano la pressione intra addominale (tossire, alzare un peso, ecc.) concentrandosi su quali muscoli sono interessati. Un aiuto alle sedute di addestramento è il biofeedback, uno strumento in grado di segnalare quando i muscoli del pavimento pelvico si contraggono; si compone di un cilindro sensibile alla pressione che, una volta inserito nell’ano, attiva degli avvisatori acustici e/o luminosi quando si chiude lo sfintere volontario. È possibile acquisire maggiore consapevolezza del funzionamento sfinteriale provando a interrompere il mitto. Tuttavia è bene precisare all’assistito che tale prova non deve essere ripetuta frequentemente (più di una volta alla settimana) perché a lungo andare può provocare ristagno sub-cronico e sofferenza delle vie urinarie superiori.
Per essere efficaci, gli esercizi di rafforzamento devono essere ripetuti frequentemente, fino a 30-80 contrazioni giornaliere, in pratica inserendoli nella vita quotidiana ad ogni occasione (seduti al telefono, lavandosi i denti, guardando la TV ecc.) piuttosto che in specifici momenti predefiniti. Risultati positivi sono stati raggiunti con un range che va dalle 24 alle 45 contrazioni giornaliere. Ogni seduta si compone di due tipi di esercizi: contrazioni lente e veloci. Le prime servono a rafforzare le fibre slow-twich, quelle deputate a mantenere la chiusura uretrale in modo costante tutta la giornata; le seconde invece interessano le fibre fast-twich, quelle che mantengono la continenza durante gli sforzi fisici . La ginnastica per le fibre rapide consiste in sei cicli di 10 contrazioni consecutive della durata di circa un secondo, intervallati da 10 secondi di pausa. Ogni ciclo per le fibre lente, invece, consiste in cinque contrazioni di 5 secondi ciascuna, intervallate tra loro da altri 5 secondi. L’intensità dell’esercizio è basata sulla durata della contrazione che può essere mantenuta e il numero di ripetizioni che possono essere compiute, e viene definita tenendo conto delle capacità del paziente di far fronte alla fatica.
Il programma di esercizi può avere bisogno di essere praticato per 6 – 12 mesi per realizzare un beneficio ottimale,  ma miglioramenti furono visti già dopo 8 settimane.
Tutte le donne dovrebbero essere istruite ad identificare gli eventi che con più probabilità danno luogo ad una perdita di urina, come la tosse, il sollevamento di un peso, e prepararle intenzionalmente per questa sfida al meccanismo di continenza: stringendo consapevolmente i muscoli pelvici quando affrontano un’attività che causa la fuoriuscita di urina è incoraggiante finché non diventa un’abitudine.
Durante gli esercizi di Kegel alcuni autori suggeriscono di adottare due posizioni che dovrebbero favorire il rilassamento e la percezione della funzionalità pelvica.
La prima è quella a farfalla: seduti a terra con le gambe completamente ripiegate in modo che le piante dei piedi aderiscano l’una all’altra, si tenta di divaricare completamente le gambe molleggiando delicatamente le ginocchia verso il pavimento.
La seconda posizione è accovacciati, mantenendo però l’intera pianta dei piedi sul terreno (se ci fossero problemi di equilibrio è possibile sostenersi a un appiglio). Per aumentare l’efficacia e il realismo della ginnastica, è anche possibile suggerire all’assistito di fare gli esercizi a vescica piena, mezz’ora dopo aver bevuto due o tre bicchieri d’acqua.
Al di là del programma di esercizi perineali specifico per l’incontinenza, è bene ricordare alle pazienti che la muscolatura endopelvica può essere rafforzata anche con la ginnastica in generale; inoltre l’attività fisica spesso aiuta a prendere consapevolezza in modo diffuso delle capacità della muscolatura volontaria. Sembra però che l’attività sportiva a livello agonistico possa essere un fattore di rischio per l’incontinenza da sforzo, poiché può provocare disarmonia tra la muscolatura pelvica e quella addominale; pertanto è da suggerire la ginnastica dolce, lo yoga e le passeggiate (peraltro più indicate in una persona anziana), mentre sono da evitare il podismo, l’attività con i pesi e la ginnastica aerobica. Oltre agli esercizi attivi, la muscolatura pelvica può essere sviluppata passivamente anche dalla stimolazione elettrica, ma questo è da considerarsi un intervento già di secondo livello.

Svuotamento sollecitato (prompted voiding)incontinenza 1
Il prompted voiding è invece la mizione stimolata a orari predefiniti nell’arco della giornata e va di pari passo con il bladder training. Gli elementi principali dello svuotamento sollecitato sono tre:
–       il paziente viene controllato regolarmente e gli viene chiesto di segnalare quando è asciutto o bagnato:
–       in modo sistematico, nei momenti più probabili di pienezza vescicale, gli viene chiesto di provare ad usare il bagno anche se non sente lo stimolo, oppure, se il paziente è francamente disorientato, lo si accompagna e lo si siede sul WC; se la persona è già bagnata, la si accompagna ugualmente al bagno per aiutarla a memorizzare gli orari per la minzione;
–       ogni qualvolta l’assistito elimina correttamente, viene gratificato con un rinforzo positivo.  N.N A&V
 

Vi sono due cose a cui si deve fare l’abitudine, se non si vuole trovare insopportabile l’esistenza: mi riferisco alle ingiurie del tempo e alle ingiurie degli uomini.

Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795 

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