Mese: maggio 2014

Le attività assistenziali del mattino in RSA L'operatore socio sanitario

Sono Operatrice Socio Sanitaria (OSS) da oltre 10 anni e ho pensato che potrebbe interessare sia per chi intende conseguire la qualifica, sia per chi, essendo in condizioni di dover ricoverare in struttura un proprio caro desiderasse conoscere l’ambiente e le attività di vita in cui esso si troverà.

ASSISTENZA DIRETTA E AIUTO DOMESTICO ALBERGHIERO, queste sono le attività principali dell’OSS.

L’IGIENE MATTUTINA.

L’OSS assiste la persona direttamente, in particolar modo chi non essendo più autosufficiente o allettato necessita di aiuto parziale o totale.
L’attività ha inizio con l’alzata del mattino nella quale sono previste cure igieniche molto approfondite, si comincia con l’approccio verbale mentre si entra nella stanza. L’Ospite viene salutato e informato su quello che si sta per fare, la privacy e la dignità della persona devono essere salvaguardate tenendo chiuse le persiane nel caso in cui le finestre diano su una strada o un condominio e la porta della camera deve essere rigorosamente chiusa, generalmente ogni stanza possiede una luce che avvisa della presenza dell’operatore in camera con lo scopo di avvertire il personale o i parenti.
Si comincia quindi, procedendo in sequenza, con la detersione del viso, delle orecchie per proseguire via via con il collo, torace, ascelle e mani (ovviamente verranno rimossi canottiere e pigiami, ed eventuali protezioni igieniche con il quale l’ospite ha passato la notte).
Si prosegue con l’igiene intima, aiutandosi con una padella, terminato il bidet l’ospite verrà aiutato a posizionarsi su di un fianco per poter detergere anche la parte posteriore, schiena, glutei, piedi.
Durante l’igiene si osserverà e si collaborerà alla rilevazione del rischio di eventuali danni all’apparato tegumentario, ispezionando attentamente la cute per rilevarne ogni minima variazione o anomalia. Questa pratica assistenziale risulta essere importantissima per la prevenzione delle piaghe da decubito essendo l’anziano, soprattutto quando questi è allettato, predisposto a questo tipo di lesioni per via dell’ipossia dei tessuti causati dal contatto e dalla pressione della pelle, molto debole e sottile, sulle superfici del letto, in tal caso và aggiunto che la prevenzione prevede anche il posizionamento di ausili sanitari come il materasso anti decubito (MAD) ed il cuscino anti decubito (CAD) qualora un’attenta osservazione e valutazione ne richieda l’uso preventivo.
Terminata l’igiene si prosegue con la vestizione everranno fatti indossare abiti puliti.
Una volta vestito e calzate le pantofole, a seconda del metodo di mobilizzazione, (approfondiremo anche questo concetto prossimamente) verrà posizionato dal letto alla sedia a rotelle nel caso ne faccia uso, o semplicemente aiutato ad alzarsi se deambula autonomamente o con l’utilizzo di ausili di deambulazione. In quest’ultimo caso verrà accompagnato in bagno per espletare funzioni fisiologiche, per lavare il cavo orale (in caso di portatore di protesi lo si aiuterà a posizionarla) inoltre lo si aiuterà nel posizionamento eventuale di protesi acustiche e visive, una bella pettinata e siamo pronti per accomodarci in sala dove verrà servita la colazione.
Una volta la settimana è previsto il bagno o la docciatura con una igiene maggiormente approfondita.
Sono previste sedute mensili di pedicure e parrucchiere.
L’OSS provvederà al rifacimento del letto, al riordino dell’armadio e del comodino, chiamato in gergo tecnico, unità del paziente.         Klemilla A&V

 

 

× Featured

Mi racconto...

I prodotti per l’Incontinenza

Gli accessori per l’incontinenza sono prodotti appositamente realizzati per aiutare le persone affette da problemi di controllo della vescica o dell’intestino e che manifestano quindi delle perdite sia di urina sia nei casi più complessi anche di feci. Infatti si parla di “incontinenza” o di “doppia incontinenza”. L’utilizzo di questi accessori possono dare alla persona interessata sicurezza e fiducia in sé stessa e migliorare la qualità della propria vita.

Potrebbero essere usati provvisoriamente nel corso di una terapia o come soluzione a lungo termine se l’incontinenza è irreversibile. L’uso continuo di accessori per l’incontinenza dovrebbe essere controllato a scadenze regolari per verificare che si usino i prodotti più idonei e che ve ne sia una reale necessità. Nella persona anziana l’uso, a volte indiscriminato, dei “pannoloni” può indurre ad una incontinenza anche quando questa risulta essere un falso problema. In alcuni casi gli anziani avvertono ancora autonomamente lo stimolo dell’andare in bagno ma, a volte, l’organizzazione del lavoro è tale da indurre il personale a posizionare comunque un presidio per l’incontinenza dicendo all’anziano che se dovesse sentire lo stimolo di non preoccuparsi perché tanto ha il pannolone e non è necessario andare in bagno. Questo tipo di atteggiamento, purtroppo ancora troppo frequente tra il personale sanitario o di assistenza al domicilio, può indurre uno stato di incontinenza che si può trasformare in una situazione irreversibile.

Di pannolini e indumenti assorbenti ce ne sono di svariate tipologie(a mutandina, con il sistema a rete, il classico pannolone, ecc) e sono molto utilizzati dalle persone con incontinenza. Consentono infatti di controllare il problema e di continuare a fare vita di società a coloro che non riescono ad ottenere la continenza con gli altri trattamenti. Nella scelta del tipo di prodotto assorbente da utilizzare si deve tener conto di:cascata

– abilità funzionale del paziente
– tipo di incontinenza e gravità
– disponibilità di assistenza
– eventuale fallimento di altre soluzioni
– preferenze del paziente
– integrità della cute
– eventuale presenza di comorbidità
– qualità e costo del prodotto.

I pannolini assorbenti sono di vari tipi e possono essere indossati con il normale slip o con l’apposito slip a rete. I polimeri assorbenti trasformano l’urina in gel e la bloccano negli strati più profondi del fluff assorbente. La superficie, generalmente di tessuto non tessuto, si mantiene asciutta e impedisce il contatto del bagnato con la cute, evitando così la macerazione o il rischio di irritazione dovuto al ristagno di urina. La scelta del tipo di presidio deve essere particolarmente oculato nel caso in cui il paziente sia allettato onde poter contribuire, con un prodotto di buona qualità, alla prevenzione delle ulcere da decubito. Questi prodotti sono concepiti in modo da assorbire l’urina e trattenere perdite fecali. Sono inoltre disponibili in varie taglie e misure con gradi diversi di assorbimento. La scelta varia in base alla struttura del soggetto ed al tipo di incontinenza. I pannoloni-mutandina consentono il massimo assorbimento, ma sono ingombranti e limitano il vestiario che si può indossare. Possono essere indicati per i pazienti allettati, ma non per chi si muove: dato l’estremo ingombro, la loro eliminazione (per evitare incidenti vanno sostituiti almeno 4 volte al giorno) è particolarmente complessa per esempio nei bagni pubblici.

Oltre ai pannoloni sono disponibili, come presidi per la gestione dell’incontinenza:

  • Cateteri esterni per uomo (uro condom) con sistemi di fissaggio e sacca per la raccolta delle orine anche da poter attaccare alla coscia con un minimo ingombro. Se ben tollerato, non essendo un sistema invasivo come il catetere vescicale può rappresentare un’ottima alternativa al pannolone;
  • Traverse assorbenti, lenzuola e cerate monouso da posizionare nel letto o sulle sedie. Sono disponibili tessuti protettivi, usa e getta o riutilizzabili, per letti e poltrone. Questi prodotti sono realizzati in modo tale che, se usati nel modo indicato, l’umidità viene assorbita negli strati del materiale non a contatto con la pelle. Possono essere usati per assorbire direttamente la perdita d’urina oppure per dare maggiore protezione se usati in abbinamento con altri accessori per l’incontinenza.
  • Dispositivi di raccolta e cateteri anche se il cateterismo vescicale, oltre a non rappresentare un presidio per prevenire l’incontinenza, deve essere utilizzato solo quando necessario e sotto stretto controllo medico, per le possibili infezioni che possono provocare. Da preferire sacche di raccolta a “circuito chiuso” che impediscono il ritorno di urina in vescica;

Per la corretta scelta e gestione del presidio vi consigliamo di rivolgervi al vostro specialista di fiducia. N .N A&V

× Featured

Mi racconto...

L’Operatore Socio Sanitario – OSS Una figura professionale in ambito sociale

Una breve descrizione per capire il ruolo dell’Operatore Socio Sanitario.

Questa professione, nasce con un accordo Stato-Regioni (Ministero della Sanità,Ministero per la Solidarietà Sociale e Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) del 22 febbraio 2001 allo scopo di rappresentare in un’unica figura professionale, sia in campo sanitario sia sociale le precedenti figure esistenti quali l’Operatore Tecnico Assistenziale (OTA), l’Assistente Socio Assistenziale (ASA) e l’Assistente Domiciliare e dei Servizi Tutelari (ADEST).

L’inserimento dell’OSS nell’ambito lavorativo, prevede il suo collocamento sia in Strutture Sanitarie Ospedaliere sia in Residenze Socio Sanitarie Assistenziali nonché per l’Assistenza Domiciliare, presso Comunità Alloggio, di Recupero di Riabilitazione e Case Famiglia.

COMPITI E FUNZIONI nelle Residenze Sanitarie Assistenziali – RSA (per intenderci, le case di riposo)

La sua attività, molto importante, si svolge in supporto a quella infermieristica, che ne è la responsabile diretta, e alla quale si attiene scrupolosamente per quanto riguarda indicazioni e prescrizioni.

Il lavoro dell’OSS si svolge all’interno di un gruppo, detto équipe che prevede varie figure professionali dall’infermiera al fisioterapista al medico di reparto, assistenti sociali, educatori ed animatori (qualora si lavorasse in RSA) , allo scopo di individuare le esigenze e bisogni assistenziali, siano essi di base sia quelli più elevati legati alla qualità della vita dell’ospite, attraverso un percorso chiamato Piano di Assistenza Individualizzato (PAI).

Le attività dell’operatore sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita, nello specifico:

  • favorisce il benessere e l’autonomia del paziente;
  • assiste ed aiuta nelle attività quotidiane di igiene della persona;
  • è di supporto nell’organizzazione delle attività giornaliere;
  • ascolta osserva e comunica con l’ospite e con i suoi familiari;
  • lavora collabora con il personale sanitario e sociale seguendo il progetto assistenziale PAI;
  • collabora nel riscontrare problematiche e condizioni che potrebbero danneggiare ulteriormente l’ospite, aspetto molto importante.

Per meglio scendere nel dettaglio di quelle che sono le principali attività, competenze e relativo percorso formativo dell’OSS, vi rimandiamo al testo completo della normativa che regolamenta la figura e il relativo profilo professionale dell’Operatore Socio Sanitario.   Klemilla A & V

Clicca qui per vedere la normativa: Conferenza Stato Regioni Figura OSS

× Featured

Mi racconto...

Dal curare al prendersi cura Un passaggio importante

Da alcuni anni, nella letteratura riguardante l’assistenza dei malati, ma anche in quella relativa al rapporto tra le persone, si parla dell’importanza di operare il passaggio dal curare al prendersi cura.
Ma a che cosa ci si riferisce quando si parla di curare e di prendersi cura?
La parola cura si riferisce alla rimozione della causa di un disturbo o di una malattia, attraverso tutti quegli interventi finalizzati alla risoluzione, laddove possibile, della malattia. Con questa accezione, la cura dà al paziente l’opportunità di ripristinare lo stesso stato di salute goduto prima dell’insorgere della malattia. La possibilità di curare in questo senso è garantita solo dalla medicina, cioè da quelle modalità terapeutiche efficaci che permettono all’operatore sanitario di curare da un punto di vista esclusivamente tecnico.
 L’espressione prendersi cura, invece, esprime il coinvolgimento personale dell’operatore sanitario con la persona che soffre, coinvolgimento che si esprime attraverso la compassione, ovvero “patire con” , la premura, l’incoraggiamento e il sostegno emotivo.
 Nella storia della assistenza sanitaria questi due concetti hanno conosciuto vari destini.
In questi ultimi tempi, si assiste all’emergere dell’esigenza di integrare i due aspetti dell’assistenza, il curare e il  prendersi cura. Nel concetto del prendersi cura sono quindi compresi sia la competenza professionale e la preparazione scientifica sia il coinvolgimento personale che porta a centrarci nella persona del malato,vuol dire porre il malato al centro del nostro agire.
Per raggiungere questo obiettivo occorre entrare in sintonia con il malato e i suoi famigliari con quell’atteggiamento che si chiama ascolto empatico al fine di raggiungere la salute.

La salute viene creata e vissuta dagli individui nella sfera della loro quotidianità, là dove si gioca, si impara, si lavora, si ama. La salute nasce dalla cura di se stessi e degli altri, dalla possibilità di prendere decisioni autonome e di poter controllare la propria condizione di vita, come pure dal fatto che la società in cui si vive consenta di creare le condizioni necessarie a garantire la salute a tutti i suoi cittadini, (Carta di Ottawa, 1986).

Nel rapporto di cura si prende in considerazione la malattia, disease, e anche il vissuto di malattia, illness, perché la malattia non colpisce il malato solo a livello biologico, ma è anche un’alterazione a livello psicologico, individuale, a livello sociale e del contesto in cui il soggetto vive.news36034
L’ operatore che decide di affiancare l’ utente in un percorso di realizzazione, deve fare molto di più rispetto il semplice sentire l’ altra persona che ci trasmette i suoi dubbi e le sue perplessità, ma deve avvalersi di un ascolto attivo (o counseling) intendendolo come la capacità di essere presenti rispetto all’ altra persona.
Molto spesso, nel processo curativo, ci indaffariamo per poter indirizzare le nostre energie nell’ aiutare le persone a “stare bene” e “sentirsi bene” riuscendo così ad aggiungere vita agli anni e non anni alla vita.
Stando accanto alla persona infatti garantiremo gli strumenti affinché si promuova un cambiamento autonomo ed auto diretto, per raggiungere un risultato profondo e stabile. In questo modo la persona assistita sarà arricchita da una risorsa in più, avrà fiducia nei propri mezzi e strumenti e diventerà supporto di se stessa.
Durante questo processo bisogna far riferimento e tener conto di diversi punti focali:

  • Relazione d’aiuto: La relazione di aiuto è un metodo di comunicazione professionale attraverso la quale una persona, non in grado di adattarsi ad una determinata situazione, deve essere assistita affinché si verifichi questa “rielaborazione personale”.
  • Ascolto della persona: La persona ammalata è ansiosa, preoccupata e terrorizzata, per questo ha bisogno di essere rassicurata e ciò può essere fatto solamente parlandone. Occorre spiegare con semplicità e con attinenza alla verità la sua condizione, dando spazio alle domande ansiose che non rappresentano un noioso fastidio ma, al contrario, un punto di partenza per lo sviluppo di un piano di assistenza personalizzato. Il tempo trascorso nell’ ascoltare non deve essere visto come una perdita di tempo perché costituisce una stima e una solidarietà dalle quali soprattutto l’utente ne trae vantaggio.
  • Motivazione della persona: La motivazione degli utenti ha un ruolo chiave nel determinare le numerosissime variazioni della vita quotidiana, che hanno come fine la sorveglianza e la prevenzione delle complicanze di una determinata malattia cronica. Accrescere la motivazione rappresenta la frontiera della cura e, per riuscirci, c’è bisogno di nuovi atteggiamenti e competenze da parte del personale sanitario.
  • Qualità della vita: La qualità della vita non è misurabile attraverso semplici parametri quantitativi, che concorrono a valutare un determinato performance status, ma si devono adottare sistemi che misurino la concezione del vivere soggettivo di una determinata persona, in relazione al suo adattamento all’ ambiente ed alla soddisfazione dei propri bisogni.
  • Educazione: Una delle sfide maggiori della medicina contemporanea consiste nel colmare il distacco presente fra i progressi della scienza, e la cura delle singole persone affette da malattie croniche.

Dal punto di vista operativo, la prima cosa da fare quando si insegna è porre degli obiettivi, concordando con l’allievo, in questo caso l’utente, ciò che vuole imparare. Tali obiettivi devono essere chiari, concreti, pertinenti, dettagliati e a portata dell’ utente, in quanto l’ apprendimento non mira a far sì che l’utente ricordi o sappia eseguire una determinata tecnica, ma vuole che egli faccia proprie le conoscenze acquisite per poter mutare il rapporto con la malattia.
Standogli accanto garantiremo gli strumenti necessari perché possa promuovere il cambiamento nella sua esistenza, tramite un percorso di apprendimento autonomo ed auto diretto.

Parlare di “curare avendo cura” sottende l’idea che si prenda in cura l’Uomo inteso come unità di corpo e anima, di mente e cuore perché io sono il mio corpo, cioè la mia progettualità nel mondo, il mio essere qui e ora, anche malato. La vera salute nasce dalla rappresentazione che abbiamo di noi stessi, come corpo e come mente.

Il Mito di Cura

Mentre Cura stava attraversando un certo fiume, vide del fango argilloso. Lo raccolse pensosa e cominciò a dargli forma. Ora, mentre stava riflettendo su ciò che aveva fatto, si avvicinò Giove. Cura gli chiese di dare lo spirito di vita a ciò che aveva fatto e Giove acconsentì volentieri. Ma quando Cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio nome. Mentre Cura e Giove disputavano sul nome, intervenne anche Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome, perché essa, la Terra, gli aveva dato il proprio corpo. I disputanti elessero Saturno, il Tempo, a giudice, il quale comunicò ai contendenti la seguente decisione: “Tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché fu Cura che per prima diede forma a questo essere, finché esso vive, lo custodisca la cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo poiché è stato tratto da humus.   Il mito di cura, Higynus. Liber Fabularum. II sec. D.C.

“Una delle qualità essenziali del clinico è l ’interesse per l’umanità, poiché il segreto della cura al paziente 
è prendersi cura del paziente.”   Francis W. Peabody 1927

× Featured

Mi racconto...

Come si vedono e come sono visti gli anziani dai media?

Sono tanti, in buona forma, vitali e si dedicano agli altri: un patrimonio di competenza ed esperienza al servizio della collettività. In contrapposizione a ciò in certe circostanze la figura dell’anziano sta diventando sempre meno un punto di riferimento, come era nelle società del passato, e, spesso, tale categoria sociale sembra essere relegata ai margini della società. I media tendono a privilegiare immagini di giovinezza, bellezza, efficienza e produttività, fino a renderle quasi un culto. Quando si pensa all’anzianità o alla vecchiaia, l’immagine che sovviene alla mente è generalmente quella di un uomo o di una donna non più tanto impegnati a livello sociale, tristi, spesso soli, per lo più a casa e poco attivi, a causa di problemi fisici dovuti allo scorrere degli anni. Ma qualcosa sta cambiando, l’anziano è rappresentato in modo più positivo nelle pubblicità televisive e un po’ più stereotipato in quelle presenti nei giornali; nonostante ciò, anche in quest’ultimo supporto sono state rilevate molte caratteristiche favorevoli. In entrambi i mezzi di comunicazione, infatti, la classe dei senior è attiva e connotata da emozioni positive e l’immagine generale che ne deriva potrebbe essere indice del fatto che, in realtà, l’atteggiamento della società stia mutando nei confronti dell’anzianità. Nonostante ciò, gli stereotipi e i pregiudizi riguardo all’invecchiamento permangono, anche se più tenui. Diventa però rilevante che, vedere un over 65 condurre una vita attiva non costituisce più motivo di profondo stupore, come succedeva fino a qualche anno fa, ma inizia ad entrare di diritto nella rappresentazione sociale dell’anziano. Tra poco più di un anno, nel 2015, il numero della popolazione over 65 anni coinciderà in pieno con quello della popolazione giovane, tra 15 e 34 anni, pari a circa 12 milioni e mezzo di persone.

 “Tra gli aspetti che oggi caratterizzano gli stili di vita degli anziani e che contribuiscono al miglioramento delle loro condizioni di salute c’è la cura di se stessi e l’attenzione alla propria condizione psico-fisica, un’attenzione che si esprime in una serie di scelte e comportamenti nella vita quotidiana. Rispetto al 2002 sono raddoppiati gli anziani che si tengono in forma camminando o facendo attività sportiva all’aperto (praticata dal 53,9%), che prestano attenzione alla qualità biologica del cibo (31,5%) e alla salubrità della dieta quotidiana (23,2%). Circa un terzo degli anziani (30,3%) cerca di trascorrere brevi periodi di vacanza nel corso dell’anno, oltre a quelli legati alla pausa estiva. Il 14,3% frequenta abitualmente palestre e piscine. Il 9,7% si concede almeno una volta all’anno le cure termali. Il 4,4% si sottopone abitualmente a cure estetiche, con sedute di abbronzatura, massaggi per il corpo e per il viso.” (http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=120933 data ultima consultazione 8/5/2014)

Gli anziani risultano essere molto impegnati nel volontariato, diventando un pilastro dell’altruismo sociale. Anche l’occupazione sta avendo un andamento in controtendenza, è crollato il numero dei giovani occupati mentre è aumentato quello dei lavoratori con più di 55 anni (fonte Censis 2013).

Anziani e Media

Immagine tratta dal web. Ogni diritto appartiene al legittimo proprietario

Nel complesso, l’anziano è rappresentato in modo più positivo nelle pubblicità televisive e un po’ più stereotipato in quelle presenti nei giornali; nonostante ciò, anche in quest’ultimo supporto sono state rilevate molte caratteristiche favorevoli. In entrambi i mezzi di comunicazione, infatti, la classe dei senior è attiva e connotata da emozioni positive e l’immagine generale che ne deriva potrebbe essere indice del fatto che, in realtà, l’atteggiamento della società stia mutando nei confronti dell’anzianità. Bisogna considerare che nonostante tutto, alcuni stereotipi e pregiudizi riguardo all’invecchiamento permangono, anche se più tenui, in molti casi la vecchiaia viene ancora connotata come una fase della vita negativa. Nell’anziano la riduzione fisiologica di molte funzioni, la perdita di un ruolo sociale e/o professionale, l’approssimarsi della morte propria o dei congiunti dispongono verso una valutazione negativa di sé. In particolare, il sentimento di inferiorità, generato dal graduale decadimento e dalla accresciuta necessità di assistenza, può condurre ad una valutazione sovrastimata della meta finale funzionale. Quanto più l’anziano si percepisce come inattivo e debole, tanto più finirà per rinunciare al perseguimento della meta ritenuta come troppo elevata. L’esito sarà un progressivo ripiegamento su se stesso e isolamento; al contrario, una buona immagine di sé, rassicurante ed equilibrata, può favorire l’interazione con l’ambiente e la progettualità. Diventa però rilevante che, vedere un over 65 condurre una vita attiva non costituisce più motivo di profondo stupore, come succedeva fino a qualche anno fa, ma inizia ad entrare di diritto nella rappresentazione sociale dell’anziano. L’attività fisica, oltre a determinare evidenti benefici psicomotori e funzionali, è considerata uno strumento efficace nell’influenzare positivamente l’immagine di sé. Wiswell ritiene che il soggetto anziano, divenuto più attivo, migliori l’autostima e modifichi l’immagine del proprio corpo, con benefici rilevanti per le attività della vita di relazione.

uominiedonneover0001Anziani e TV

Anche per quanto riguarda le trasmissioni televisive ci sono alcuni movimenti che rendono la figura dell’anziano protagonista. E’ il caso di “uomini e donne” senior dove l’attenzione viene posta ai sentimenti amorosi che ancora animano le persone over 60. Altra trasmissione è “Vecchi Bastardi”, forse un po’ irriverente dove ad “essere disturbatori ” sono gli anziani e non i giovani.
Prendete un gruppo di “vecchietti” e fateli girare per la città a prendere di mira giovani baldanzosi con scherzi imprevedibili. Cosa otteniamo? Situazioni improbabili e risate assicurate! Non solo, anche chi si presta agli scherzi vive con ironia e divertimento le circostanze che si creano.
Insomma la vecchiaia non è una malattia, ma una fase della vita, che se vissuta in salute e con ottimismo può ancora trasmettere molte emozioni e sensazioni positive.
Dunque non resta che augurarvi, buon divertimento. N.N. A&V

× Featured

Mi racconto...