Mese: novembre 2014

La terapia con anticoagulanti e la dieta Cosa posso mangiare?

Molti anziani, a causa di patologie cardiache, quali ad esempio la Fibrillazione Atriale F.A, sono a rischio di trombosi ed embolie e, in conseguenza a ciò, devono iniziare ad assumere una terapia anticoagulante.
La FA è l’aritmia sostenuta di più frequente riscontro nella popolazione generale, con dati sia di prevalenza sia di incidenza considerevolmente numerosi. Questi dati sono maggiori negli uomini piuttosto che nelle donne e aumentano molto con l’età: nei grandi anziani circa il 10% della popolazione è affetto da FA.
Le proiezioni epidemiologiche indicano che tali numeri, progressivamente aumentati negli ultimi anni, sono ulteriormente destinati a crescere, con un incremento previsto della FA di 2-3 volte nel 2050, per varie ragioni tra cui l’invecchiamento della popolazione. La presenza di FA si accompagna a un aumento significativo di mortalità di circa 2 volte rispetto alla popolazione senza questa aritmia; tale mortalità è legata alla gravità della patologia sottostante. A parte tale considerazione, se non si accompagna a scompenso cardiaco e la frequenza ventricolare è ben controllata, la FA può comunque essere tollerata bene dai pazienti. E’ però una situazione a rischio di embolizzazione sistemica, con varie gravi conseguenze tra cui particolarmente temibile è l’ictus ischemico. Le complicanze emboliche della FA, come si è detto, possono essere estremamente gravi e anche mortali, comunque spesso invalidanti; va sottolineato che possono manifestarsi anche in pazienti per il resto del tutto asintomatici.
A fronte di tale patologia si rende necessario iniziare un trattamento farmacologico con terapia anticoagulante, il più delle volte assunta per via orale.
Come agiscono gli anticoagulanti?
La loro azione è basata sull’interferenza con l’attivazione di alcune sostanze (fattori della coagulazione), che servono per la formazione di un coagulo, e che per essere attive hanno bisogno della vitamina K.
Gli anticoagulanti orali inibiscono l’azione di questa vitamina rendendo sangue meno coagulabile. La vitamina K (antidoto degli anticoagulanti) è in parte introdotta con il cibo e in parte direttamente prodotta nel nostro intestino dai germi che normalmente vi abitano. In gergo la vitamina K è detta anche vitamina cerotto perché aiuta a coagulare il sangue.
La fase più difficile, quando si assumono gli anticoagulanti, è rappresentata dall’inizio della terapia dove, a fronte di una dose insufficiente di farmaco, aumenta il rischio di emorragie in quanto il sangue è troppo fluido. Viceversa una dose insufficiente di farmaco causa sangue troppo denso aumentando il rischio di trombosi. La giusta dose si è dimostrata assolutamente efficace nella prevenzione non solo del rischio, ma anche della malattia trombotica stessa.
Diventa di fondamentale importanza, nei soggetti che sono in terapia con tali farmaci, adottare uno stile alimentare corretto, ed è basilare una buona educazione terapeutica.
L’educazione terapeutica è un processo che, transitando attraverso i vissuti della persona, prevede un insieme di attività organizzate di sensibilizzazione, di informazione, di apprendimento, di aiuto psicologico e sociale in relazione alla malattia, ai trattamenti, alla prevenzione delle complicanze, agli stati d’animo.
Lo scopo dell’educazione terapeutica del paziente in terapia con anticoagulanti è quello di fornirgli conoscenze appropriate sulla malattia, sulla terapia da adottare e sulla corretta alimentazione, istruendolo su come preservare il proprio stato di salute ed insegnandoli a prevenire eventuali malattie intercorrenti o complicanze.
Bisogna raccomandare al paziente di non modificare drasticamente le proprie abitudini alimentari, anzi deve assumere della vitamina K con la dieta senza superare un apporto giornaliero di 200-300. E’ importante per il paziente essere informato sul contenuto in vitamina K negli alimenti e nei prodotti alternativi o erboristici e mantenere un’assunzione costante di cibi e prodotti alimentari. Il soggetto, conoscendo l’apporto vitaminico, può eventualmente assumere meno verdure se il valore dell’INR (che è il dosaggio relativo al fattore della coagulazione) è tendenzialmente basso, mentre può assumerne di più quando è tendenzialmente alto rispetto al range terapeutico.
Nella tabella sottostante sono rappresentati tutti gli alimenti che contengono Vit. K e i relativi microgrammi presenti .
Gli anticoagulanti orali subiscono molte interazioni con altre sostanze che ne modificano la disponibilità, variandone, quindi, l’azione sia nel senso di un’inibizione che di un potenziamento ed una di queste sostanze, che poi è anche il suo antidoto, è proprio la vitamina K che può essere contenuta in molti alimenti, specie nelle verdure.

tabella

Non solo gli alimenti interagiscono con gli anticoagulanti, alcuni studi dimostrano che il numero delle interazioni tra anticoagulanti orali e farmaci o erbe.
Anche gli alcolici causano una diminuzione dell’effetto degli anticoagulanti orali. È consigliato non
superare 1 bicchiere a pasto.

Tra le erbe segnaliamo:
Ginkgo biloba (ginkgo) : aumento del rischio di emorragie
uso: trattamento alzheimer, miglioramento circolazione periferica
Fieno greco: incremento dell’inr
uso: ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante
Salvia milthiorriza (danshen): aumento dell’inr
uso trattamento patologie cardiovascolari e cerebrovascolari;
Ippocastano: potenziali effetti interazione
uso: trattamento insufficienza venosa cronica;
Partenio:aumento proprietà anticoagulante
uso: patologie infiammatorie, psoriasi, , mal di denti, mal di stomaco, punture insetto;
Allium sativum (aglio): aumento dell’effetto antiacoagulante
uso: iperlipidemia e ipertensione;
Coenzima q10: riduce effetto anticoagulante
uso: insuff. cardiaca congestizia e patologie cardiovascolari
Ginseng: riduzione dell’inr
uso: integratore energetico e stimolatore del sistema immunitario;
Hypericum perforatum (iperico): riduzione dell’effetto anticoagulante
Uso: trattamento della depressione;
Angelica sinesis: aumento INR
uso: sintomi della menopausa.
Tra i farmaci più noti che agiscono con scarsa significatività, ricordiamo l’aspirina, il paracetamolo, i farmaci che agiscono sui livelli di colesterolo. Mentre altri farmaci, alcuni antibiotici, alcuni FANS e alcuni ansiolitici possono interferire modificando il valore dell’INR. Importante sempre rivolgersi al proprio medico di fiducia, anche se si decide di assumere i cosiddetti farmaci di automedicazione.

Diventa quindi importante per il soggetto o il suo care giver comprendere l’importanza di questa terapia salvavita in modo da non sottovalutare sia l’assunzione dei farmaci sia la corretta alimentazione. N.N. A&V.

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La Geriatria, il Paziente Geriatrico e il Geriatra Lo specialista giusto

Il termine  geriatria deriva dal greco γέρων, “vecchio, anziano” e ἰατρεία, “cura”ed è una disciplina medica che studia le malattie che si verificano nell’anziano e le loro conseguenze disabilitanti che queste hanno su di loro, con l’obiettivo fondamentale di ritardare il declino funzionale e mentale, cercando di mantenere l’autosufficienza e la miglior qualità di vita il più a lungo possibile.

La gerontologia è una branca della geriatria che cerca di identificare i meccanismi biologici dell’invecchiamento e della senescenza. Vengono inoltre considerati gli aspetti sociali e psicologici che si verificano nelle persone anziane, che sono in grado di influenzare direttamente lo stato di salute predisponendo l’insorgenza delle malattie tipiche della terza età.

La geriatria e la gerontologia sono strettamente legate alla medicina interna; la geriatria si è affermata inizialmente negli anni quaranta e cinquanta in Inghilterra e negli Stati Uniti.Geriatra

La dottoressa Marjory Warren, medico chirurgo del Middlesex Hospital, può ritenersi il fondatore della geriatria portando all’attenzione del mondo medico l’inadeguatezza dei trattamenti che gli anziani ricevevano in ospedale, ponendo l’accento sulla necessità di trattamenti multidisciplinari e specializzati appositamente per questa categoria. La geriatria si  diffuse, con tempi e modalità diverse, in tutto il mondo, Italia compresa: qui l’affermazione a livello universitario si verificò negli anni Sessanta, ma il nostro Servizio Sanitario Nazionale non vi prestò particolare attenzione.

Il soggetto anziano richiede un approccio diagnostico differente e altamente personalizzato: infatti la ridotta funzionalità di alcuni organi comporta un’incertezza nella definizione dei livelli normali degli esami di laboratorio, e spesso l’esordio delle malattie è privo di sintomi specie in una prima fase; infine non è raro che in uno stesso paziente coesistano diverse malattie, che comportano una molteplicità di prescrizioni farmacologiche. Tutto ciò rende la diagnosi particolarmente complicata, accresciuta dalla tendenza del paziente anziano ad accettare una diminuzione delle proprie capacità fisiche come facente parte del processo d’invecchiamento, e non come problema da sottoporre all’attenzione del medico. Tale comportamento viene favorito anche da un atteggiamento negativo generalizzato o da uno stato depressivo. Questi fattori possono influenzare anche i medici e gli operatori sanitari, che spesso attribuiscono molti disturbi dell’anziano all’avanzare dell’età e non a possibili malattie, minimizzando il problema o non dandone il giusto peso. La diagnosi precoce e il trattamento in fase iniziale sono invece fondamentali per rendere più favorevole la prognosi ed evitare l’eventuale cronicizzazione del disturbo e la compromissione irreversibile dello stato di salute.

Come già accennato, il trattamento del paziente anziano deve essere altamente personalizzato, e spesso lo scopo non è quello di tendere ad una guarigione completa e all’eliminazione totale della patologia, bensì di migliorare la qualità della vita ed evitare la degenerazione. Spesso, con il soggetto anziano, è necessario impostare un trattamento finalizzato al mantenimento delle capacità residue, orientato alla multidimensionalità, ovvero allo studio di tutte le componenti che possono influenzarne la salute, quali ad esempio, la povertà, l’isolamento, la solitudine.

È in questo contesto che si colloca il geriatra che è rappresentato da quel medico che opera avendo ben presenti le nozioni fornite dalla geriatria. Il medico geriatra ha un ruolo di notevole importanza per quanto riguarda la valutazione multidimensionale (VMD) dell’anziano, oltre che per la diagnosi e la cura delle sindromi geriatriche. Nella VMD il geriatra ha la funzione di coordinamento e sintesi della valutazione stessa. Al geriatra compete specificamente la valutazione clinica dell’anziano, del suo stato di salute presente e passato; la diagnosi di disabilità sia fisiche sia psichiche, la loro natura e il loro influsso sullo stato di benessere complessivo dell’anziano; la valutazione delle terapie assunte dall’anziano, che spesso sono numerose e creano interazioni tra di loro che si ripercuotono sull’equilibrio della persona stessa; l’individuazione e la prescrizione di presidi e ausili idonei a migliorare la qualità di vita dell’assistito; la definizione del grado di invalidità, di inabilità e di non autosufficienza; la scelta, nella rete dei servizi offerti agli anziani, delle migliori risposte possibili per affrontare i bisogni e i problemi rilevati. Il geriatra può operare sia in ambito ospedaliero sia in ambito territoriale. Per quanto riguarda l’ambito ospedaliero può lavorare nelle Unità di Geriatria o come consulente nelle varie specialità (esempio: Ortogeriatria). In ambito territoriale può svolgere le proprie mansioni all’interno delle Unità Valutative Geriatriche, delle Residenze Assistenziali, dei Centri Diurni, degli Ambulatori di Geriatria e delle Unità Valutative Alzheimer, dell’Assistenza Domiciliare e dell’Ospedalizzazione a Domicilio. È una figura professionale altamente qualificata e necessaria nella cura e nel prendersi cura di una categoria di persone fragili quali gli anziani ed è sempre opportuno rivolgersi a questi professionisti in caso di problematiche di salute specifiche delle persone anziane.     N.N A&V

 

 

“Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell’autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede.”
KHALIL GIBRAN

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