Categoria: Incontinenza

Categoria dedicata a tutte le problematiche legate alla gestione dell’incontinenza nell’anziano.

I prodotti per l’Incontinenza

Gli accessori per l’incontinenza sono prodotti appositamente realizzati per aiutare le persone affette da problemi di controllo della vescica o dell’intestino e che manifestano quindi delle perdite sia di urina sia nei casi più complessi anche di feci. Infatti si parla di “incontinenza” o di “doppia incontinenza”. L’utilizzo di questi accessori possono dare alla persona interessata sicurezza e fiducia in sé stessa e migliorare la qualità della propria vita.

Potrebbero essere usati provvisoriamente nel corso di una terapia o come soluzione a lungo termine se l’incontinenza è irreversibile. L’uso continuo di accessori per l’incontinenza dovrebbe essere controllato a scadenze regolari per verificare che si usino i prodotti più idonei e che ve ne sia una reale necessità. Nella persona anziana l’uso, a volte indiscriminato, dei “pannoloni” può indurre ad una incontinenza anche quando questa risulta essere un falso problema. In alcuni casi gli anziani avvertono ancora autonomamente lo stimolo dell’andare in bagno ma, a volte, l’organizzazione del lavoro è tale da indurre il personale a posizionare comunque un presidio per l’incontinenza dicendo all’anziano che se dovesse sentire lo stimolo di non preoccuparsi perché tanto ha il pannolone e non è necessario andare in bagno. Questo tipo di atteggiamento, purtroppo ancora troppo frequente tra il personale sanitario o di assistenza al domicilio, può indurre uno stato di incontinenza che si può trasformare in una situazione irreversibile.

Di pannolini e indumenti assorbenti ce ne sono di svariate tipologie(a mutandina, con il sistema a rete, il classico pannolone, ecc) e sono molto utilizzati dalle persone con incontinenza. Consentono infatti di controllare il problema e di continuare a fare vita di società a coloro che non riescono ad ottenere la continenza con gli altri trattamenti. Nella scelta del tipo di prodotto assorbente da utilizzare si deve tener conto di:cascata

– abilità funzionale del paziente
– tipo di incontinenza e gravità
– disponibilità di assistenza
– eventuale fallimento di altre soluzioni
– preferenze del paziente
– integrità della cute
– eventuale presenza di comorbidità
– qualità e costo del prodotto.

I pannolini assorbenti sono di vari tipi e possono essere indossati con il normale slip o con l’apposito slip a rete. I polimeri assorbenti trasformano l’urina in gel e la bloccano negli strati più profondi del fluff assorbente. La superficie, generalmente di tessuto non tessuto, si mantiene asciutta e impedisce il contatto del bagnato con la cute, evitando così la macerazione o il rischio di irritazione dovuto al ristagno di urina. La scelta del tipo di presidio deve essere particolarmente oculato nel caso in cui il paziente sia allettato onde poter contribuire, con un prodotto di buona qualità, alla prevenzione delle ulcere da decubito. Questi prodotti sono concepiti in modo da assorbire l’urina e trattenere perdite fecali. Sono inoltre disponibili in varie taglie e misure con gradi diversi di assorbimento. La scelta varia in base alla struttura del soggetto ed al tipo di incontinenza. I pannoloni-mutandina consentono il massimo assorbimento, ma sono ingombranti e limitano il vestiario che si può indossare. Possono essere indicati per i pazienti allettati, ma non per chi si muove: dato l’estremo ingombro, la loro eliminazione (per evitare incidenti vanno sostituiti almeno 4 volte al giorno) è particolarmente complessa per esempio nei bagni pubblici.

Oltre ai pannoloni sono disponibili, come presidi per la gestione dell’incontinenza:

  • Cateteri esterni per uomo (uro condom) con sistemi di fissaggio e sacca per la raccolta delle orine anche da poter attaccare alla coscia con un minimo ingombro. Se ben tollerato, non essendo un sistema invasivo come il catetere vescicale può rappresentare un’ottima alternativa al pannolone;
  • Traverse assorbenti, lenzuola e cerate monouso da posizionare nel letto o sulle sedie. Sono disponibili tessuti protettivi, usa e getta o riutilizzabili, per letti e poltrone. Questi prodotti sono realizzati in modo tale che, se usati nel modo indicato, l’umidità viene assorbita negli strati del materiale non a contatto con la pelle. Possono essere usati per assorbire direttamente la perdita d’urina oppure per dare maggiore protezione se usati in abbinamento con altri accessori per l’incontinenza.
  • Dispositivi di raccolta e cateteri anche se il cateterismo vescicale, oltre a non rappresentare un presidio per prevenire l’incontinenza, deve essere utilizzato solo quando necessario e sotto stretto controllo medico, per le possibili infezioni che possono provocare. Da preferire sacche di raccolta a “circuito chiuso” che impediscono il ritorno di urina in vescica;

Per la corretta scelta e gestione del presidio vi consigliamo di rivolgervi al vostro specialista di fiducia. N .N A&V

× Featured

Mi racconto...

L’incontinenza urinaria Tecniche comportamentali per migliorare la qualità della vita

In passato la terapia farmacologica e il ricorso alla chirurgia erano considerate le uniche terapie in grado di porre rimedio ai problemi legati all’incontinenza urinaria. Nel 1996 la Clinical Practice Guidelines for Managing Acute and Chronic Urinary Incontinence identificò i primi trattamenti comportamentali non invasivi efficaci per controllare i sintomi dell’incontinenza urinaria. Negli anni successivi moltissimi studi hanno approfondito questo argomento e oggi possiamo dire con certezza che gli interventi comportamentali, associati alla modificazione di alcune abitudini di vita scorrette, sono efficaci nel trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza e mista. Garantiscono un miglior comfort al paziente riducendo gli episodi di perdita di urina, minimizzano costi ed eventuali complicanze al paziente e al care-giver; si adattano bene agli anziani (e non solo) perché non sono invasivi, non presentano rischi e/o complicazioni e perciò dovrebbero essere considerati il trattamento di prima linea per affrontare l’incontinenza urinaria. Le uniche limitazioni includono la loro efficacia graduale, non immediata, e una grande motivazione e aderenza da parte del paziente .
Due studi hanno dimostrato che anche le donne anziane (con conservata cognitività) sono buone candidate per intraprendere terapie fisiche e trattamenti conservativi; in particolare gli esercizi dei muscoli del pavimento pelvico e il il training vescicale si sono mostrati fattibili, ben accettati ed efficaci nel migliorare la continenza, la forza dei muscoli pelvici e il controllo delle minzioni .
Un importante strumento che è bene affiancare alla terapia comportamentale è il diario minzionale che rappresenta un importante e insostituibile mezzo per valutare le caratteristiche minzionali del paziente e per aiutarci a comprendere i meccanismi alla base dell’incontinenza: esso permette di valutare la capacità funzionale della vescica e di aiutare il paziente ad effettuare le minzioni ad orario. Quando questo rivela un numero di minzioni giornaliere molto alto (indicativamente sopra otto minzioni) o molto basso (al di sotto di tre), dobbiamo prendere in considerazione la possibilità di attuare degli interventi comportamentali per migliorare il modello di eliminazione del paziente.foto3

rieducazione vescicaleIl bladder training, tradotto in addestramento vescicale, è indicato soprattutto nell’incontinenza da urgenza, ma si è dimostrato utile anche nell’incontinenza da stress poiché rende l’individuo maggiormente consapevole del lavoro della muscolatura pelvica e, quindi, del meccanismo sfinteriale. Lo scopo è regolare l’intervallo tra le emissioni di urina, aumentando progressivamente la tolleranza allo stimolo minzionale e portando i volumi intravescicali a valori fisiologici.
In altre parole la finalità del bladder training è quella di ottenere un ritmo minzionale fisiologico in un dato periodo di tempo (2-4 mesi), ma ciò richiede però un’attiva partecipazione del paziente, un’accurata spiegazione da parte dei professionisti, una regolarizzazione dell’introduzione dei liquidi e la compilazione del diario minzionale.
Solitamente si prevede di svuotare la vescica almeno al risveglio, prima e dopo ogni pasto, prima di coricarsi e una volta di notte. Indicativamente, si dovrebbe arrivare a intervalli di almeno due ore di giorno e cinque ore di notte, per complessive 5-8 emissioni volontarie.
Il programma di svuotamento viene deciso insieme al paziente e deve essere attuato progressivamente, allungando e/o riducendo gli intervalli delle minzioni. In pratica, a seconda del modello eliminatorio individuale, si richiede al paziente di provocare l’emissione di urina anche in assenza dello stimolo oppure di resistere all’urgenza. Com’è intuibile, quest’ultima azione è quella più difficile, per cui si suggerisce al paziente come trattenere lo stimolo:

– interrompere qualsiasi attività si abbia in corso;

– rilassare l’addome;

– fare due o tre respiri diaframmatici;

– attendere 30-60 secondi fino a che l’urgenza scompare.

Un altro passo è rinforzare positivamente gli sforzi del paziente, spiegando che i risultati arriveranno dopo vari tentativi e che è necessario preventivare un certo numero di episodi di incontinenza.
 
Riabilitazione Pav (28)Esercizi di rafforzamento dei muscoli del pavimento pelvico (Kegel)rieducazione vescicalerieducazione vescicale
Gli esercizi di Kegel sono nati per ridurre le perdite involontarie in caso di incontinenza da sforzo, ma hanno successivamente dimostrato la loro efficacia anche nell’incontinenza da urgenza. Essi migliorano la forza di chiusura uretrale attraverso esercizi attivi del muscolo pubo-coccigeo; aumentano la consapevolezza della funzione e della forza dei muscoli pelvici e inoltre la contrazione aumenta il sostegno alle strutture pelviche viscerali .
Il primo passo nella riabilitazione sfinteriale è quello di far prendere coscienza all’assistito della funzione del muscolo pelvico, soprattutto se l’accertamento ha mostrato incapacità a riconoscere la contrazione perineale, addominale, delle cosce e dei glutei.
In particolare, è necessario addestrare il paziente a distinguere la contrazione dei muscoli addominali da quelli pelvici. Operativamente si suggerisce  il seguente schema:

–  spiegare alla paziente di inserire un dito medio, guantato e lubrificato, nel retto o in vagina e di porre l’altra mano ben aperta sopra l’ombelico;

–  chiedergli di contrarre la muscolatura in modo da indurire la parete addominale, percependo la tensione con la mano aperta, ma non di stringere il dito;

–  chiedergli poi di stringere l’ano come a trattenere le feci o i gas, percependo il movimento con il dito e facendo attenzione a non contrarre i muscoli dell’addome, delle gambe o i glutei.

Altro stratagemma per far meglio comprendere i meccanismi della continenza è di chiedere al paziente di riproporre, a vescica vuota, le manovre che aumentano la pressione intra addominale (tossire, alzare un peso, ecc.) concentrandosi su quali muscoli sono interessati. Un aiuto alle sedute di addestramento è il biofeedback, uno strumento in grado di segnalare quando i muscoli del pavimento pelvico si contraggono; si compone di un cilindro sensibile alla pressione che, una volta inserito nell’ano, attiva degli avvisatori acustici e/o luminosi quando si chiude lo sfintere volontario. È possibile acquisire maggiore consapevolezza del funzionamento sfinteriale provando a interrompere il mitto. Tuttavia è bene precisare all’assistito che tale prova non deve essere ripetuta frequentemente (più di una volta alla settimana) perché a lungo andare può provocare ristagno sub-cronico e sofferenza delle vie urinarie superiori.
Per essere efficaci, gli esercizi di rafforzamento devono essere ripetuti frequentemente, fino a 30-80 contrazioni giornaliere, in pratica inserendoli nella vita quotidiana ad ogni occasione (seduti al telefono, lavandosi i denti, guardando la TV ecc.) piuttosto che in specifici momenti predefiniti. Risultati positivi sono stati raggiunti con un range che va dalle 24 alle 45 contrazioni giornaliere. Ogni seduta si compone di due tipi di esercizi: contrazioni lente e veloci. Le prime servono a rafforzare le fibre slow-twich, quelle deputate a mantenere la chiusura uretrale in modo costante tutta la giornata; le seconde invece interessano le fibre fast-twich, quelle che mantengono la continenza durante gli sforzi fisici . La ginnastica per le fibre rapide consiste in sei cicli di 10 contrazioni consecutive della durata di circa un secondo, intervallati da 10 secondi di pausa. Ogni ciclo per le fibre lente, invece, consiste in cinque contrazioni di 5 secondi ciascuna, intervallate tra loro da altri 5 secondi. L’intensità dell’esercizio è basata sulla durata della contrazione che può essere mantenuta e il numero di ripetizioni che possono essere compiute, e viene definita tenendo conto delle capacità del paziente di far fronte alla fatica.
Il programma di esercizi può avere bisogno di essere praticato per 6 – 12 mesi per realizzare un beneficio ottimale,  ma miglioramenti furono visti già dopo 8 settimane.
Tutte le donne dovrebbero essere istruite ad identificare gli eventi che con più probabilità danno luogo ad una perdita di urina, come la tosse, il sollevamento di un peso, e prepararle intenzionalmente per questa sfida al meccanismo di continenza: stringendo consapevolmente i muscoli pelvici quando affrontano un’attività che causa la fuoriuscita di urina è incoraggiante finché non diventa un’abitudine.
Durante gli esercizi di Kegel alcuni autori suggeriscono di adottare due posizioni che dovrebbero favorire il rilassamento e la percezione della funzionalità pelvica.
La prima è quella a farfalla: seduti a terra con le gambe completamente ripiegate in modo che le piante dei piedi aderiscano l’una all’altra, si tenta di divaricare completamente le gambe molleggiando delicatamente le ginocchia verso il pavimento.
La seconda posizione è accovacciati, mantenendo però l’intera pianta dei piedi sul terreno (se ci fossero problemi di equilibrio è possibile sostenersi a un appiglio). Per aumentare l’efficacia e il realismo della ginnastica, è anche possibile suggerire all’assistito di fare gli esercizi a vescica piena, mezz’ora dopo aver bevuto due o tre bicchieri d’acqua.
Al di là del programma di esercizi perineali specifico per l’incontinenza, è bene ricordare alle pazienti che la muscolatura endopelvica può essere rafforzata anche con la ginnastica in generale; inoltre l’attività fisica spesso aiuta a prendere consapevolezza in modo diffuso delle capacità della muscolatura volontaria. Sembra però che l’attività sportiva a livello agonistico possa essere un fattore di rischio per l’incontinenza da sforzo, poiché può provocare disarmonia tra la muscolatura pelvica e quella addominale; pertanto è da suggerire la ginnastica dolce, lo yoga e le passeggiate (peraltro più indicate in una persona anziana), mentre sono da evitare il podismo, l’attività con i pesi e la ginnastica aerobica. Oltre agli esercizi attivi, la muscolatura pelvica può essere sviluppata passivamente anche dalla stimolazione elettrica, ma questo è da considerarsi un intervento già di secondo livello.

Svuotamento sollecitato (prompted voiding)incontinenza 1
Il prompted voiding è invece la mizione stimolata a orari predefiniti nell’arco della giornata e va di pari passo con il bladder training. Gli elementi principali dello svuotamento sollecitato sono tre:
–       il paziente viene controllato regolarmente e gli viene chiesto di segnalare quando è asciutto o bagnato:
–       in modo sistematico, nei momenti più probabili di pienezza vescicale, gli viene chiesto di provare ad usare il bagno anche se non sente lo stimolo, oppure, se il paziente è francamente disorientato, lo si accompagna e lo si siede sul WC; se la persona è già bagnata, la si accompagna ugualmente al bagno per aiutarla a memorizzare gli orari per la minzione;
–       ogni qualvolta l’assistito elimina correttamente, viene gratificato con un rinforzo positivo.  N.N A&V
 

Vi sono due cose a cui si deve fare l’abitudine, se non si vuole trovare insopportabile l’esistenza: mi riferisco alle ingiurie del tempo e alle ingiurie degli uomini.

Nicolas de Chamfort, Massime e pensieri, 1795 

× Featured

Mi racconto...

Tipi di incontinenza e fattori di rischio L'incontinenza urinaria

L’incontinenza da sforzo viene anche denominata da stress, poiché gli eventi che scatenano la perdita di urina provengono dall’esterno dell’apparato urinario. In pratica il sistema sfinteriale non è più in grado di sostenere i repentini aumenti della pressione intraddominale e la manifestazione più evidente è l’incapacità di trattenere l’urina in caso di starnuti, risate, salti, sforzi fisici (come sollevare pesi), durante il rapporto sessuale ecc.
Nei casi più gravi la persona arriva a perdere urina solo facendo movimenti bruschi e, nei casi davvero conclamati, anche variando la propria posizione da distesa, quando la pressione della gravità sulla vescica è al minimo. La perdita involontaria di urina è di solito contenuta, quantificabile in poche gocce, ed è subito percepita. Gli episodi di incontinenza non avvengono quasi mai di notte. Nelle forme non complicate, il normale ciclo svuotamento/riempimento è conservato, seppure la perdita involontaria sia più probabile a vescica piena e lo stimolo e la forza del mitto siano normali. Solitamente, anche come meccanismo di prevenzione delle perdite, la frequenza delle emissioni aumenta.
Questo tipo di incontinenza colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile, sia per la diversa conformazione anatomica degli sfinteri sia perché più esposto a specifici fattori di rischio.incontinenza1Incontinenza da urgenza. Come fa intuire il nome, l’incontinenza da urgenza si manifesta con l’incapacità della persona a trattenere l’urina non appena percepisce lo stimolo minzionale. Tale stimolo è immediatamente imperioso e consente di protrarre l’eliminazione solo di pochi istanti; la quantità di urina emessa è considerevole, di solito portando fino al completo e incontrollato svuotamento della vescica. Le perdite avvengono indifferentemente sia di giorno che di notte.
Solitamente chi soffre di questo tipo di incontinenza ha frequenti emissioni volontarie di urina, anche durante la notte. Un  fattore solitamente correlato a questo tipo di incontinenza è una lunga storia di infezioni urinarie (cistiti e uretriti), che possono permanere in forma subcronica, talora favorite dal ristagno vescicale dovuto a patologie concomitanti.
Il detrusore può essere stimolato anche da strutture paravescicali interne al bacino pelvico che ne influenzano la funzionalità con la loro massa, ad esempio fibromi uterini o stasi di feci in ampolla rettale.
Infine questo tipo di incontinenza è quello più sensibile agli effetti di sostanze esterne eccitanti o irritanti per il sistema nervoso, quali fumo (nicotina), caffè (caffeina), Coca Cola e alcool. Allo stesso modo l’assunzione orale di liquidi favorisce l’imprevedibilità dello stimolo quando è disordinata nel tempo e nelle quantità oppure è cronicamente ridotta rispetto alle necessità; in quest’ultimo caso, la stessa alta concentrazione di soluti nelle urine può avere effetti scatenanti sullo stimolo minzionale.

Incontinenza da sovra riempimento (goccia a goccia). Questo tipo di incontinenza è conseguente a una ritenzione cronica di urina causata essenzialmente da due motivi: un’ostruzione alla fuoriuscita di liquidi per cause meccaniche o neuromuscolari oppure un’incapacità del detrusore di contrarsi efficacemente (o anche la combinazione delle due cause). Le perdite involontarie sono in quantità limitata ma frequenti sia di giorno che di notte; talora le urine possono arrivare a fluire quasi in modo continuo sotto forma di gocciolamento.
Il motivo più frequente di ostruzione è l’ipertrofia prostatica benigna, per cui il sesso maggiormente interessato è quello maschile; tuttavia anche le donne possono soffrirne in caso di prolasso vescicale, talvolta conseguente a gravidanza, se la discesa ha provocato una piega uretrale.
Altri motivi di incontinenza da sovrariempimento sono le riduzioni del lume uretrale a seguito di cicatrizzazione post-infiammatoria o da traumatismo, anche chirurgico, le patologie tumorali, le prostatiti e la dissinergia tra lo sfintere e il detrusore.
Quando la pressione intravescicale oltrepassa quella uretrale, avviene la perdita involontaria di poche gocce di urina, fino al ripristino dell’equilibrio. L’emissione di urina, quando intenzionale, avviene a bassa pressione, talora paragonabile ad un gocciolamento, in tempi dilati e con interruzioni: tipicamente l’individuo attua diversi tentativi prima di riuscire a urinare poiché la percezione dello stimolo precede di molto il raggiungimento di una pressione intravescicale sufficiente all’eliminazione e, dopo la minzione, ha ancora l’impressione di pienezza vescicale.

uroginecologiaIncontinenza funzionale. Questo tipo di incontinenza non riconosce cause riconducibili solo all’apparato urinario bensì a motivi esterni più generali ed è ampiamente conosciuta in ambito geriatrico.
Il sistema di controllo delle minzioni è potenzialmente integro, ma l’individuo non è ugualmente in grado di trattenere le urine. I deficit che portano a incontinenza funzionale sono fondamentalmente l’alterazione della mobilità e della coscienza.

Incontinenza riflessa,  appartiene solo a specifiche situazioni patologiche che interrompono la trasmissione dello stimolo nervoso attraverso il canale midollare tra l’encefalo e l’asse vescica-sfinteri. La condizione scatenante più tipica è il trauma vertebrale complicato da lesioni del midollo spinale, ma può accadere anche in altre gravi patologie a compromissione neurologica come la sclerosi a placche, la neuropatia diabetica, l’ictus cerebrale, i tumori spinali ecc. In pratica la persona non percepisce e non controlla più lo stimolo minzionale, ma viene conservato solo più l’arco riflesso che può regolare autonomamente il ciclo svuotamento/riempimento della vescica.
 
Incontinenza mista. Spesso l’incontinenza cronica non ha un quadro patologico ben delineato, ma associa manifestazioni che depongono per l’uno o per l’altro tipo. D’altra parte i fattori di rischio e i meccanismi patogenetici sono spesso comuni.
La compresenza di forme diverse è chiamata incontinenza mista e il caso più tipico associa l’incontinenza da urgenza con quella da sforzo. Sintomaticamente i sistemi muscolari vescico-sfinteriali non sono più in grado di sostenere aumenti pressori intraddominali repentini e nemmeno i forti stimoli minzionali di cui soffre l’assistito.
Un altro possibile e logico aggravio dell’incontinenza avviene quando lo stimolo minzionale è imperioso e si associa a difficoltà di movimento. In questo caso, le due situazioni rendono sfumato il confine preciso tra l’incontinenza da urgenza e quella funzionale.
Infine, un tipo di incontinenza può essere seguito da un altro come tipicamente avviene per un’incontinenza da sovrariempimento causata da una neoplasia prostatica che, dopo un intervento chirurgico radicale, può virare verso forme legate all’instabilità detrusoriale oppure al danno iatrogeno dello sfintere distale.
In Italia si stima che l’incontinenza urinaria di tipo misto rappresenti la maggioranza dei casi cioè tra il 55% e l’83%, mentre l’incontinenza da stress pura tra il 4,6% ed il 16,6 % dei casi (38).

Potenziali fattori di rischio

Oltre al sesso e all’età, vi sono altre variabili che rappresentano dei probabili o addirittura sicuri fattori di rischio che sono:

  • Parità e gravidanza: la prevalenza dell’incontinenza urinaria varia durante la gravidanza dal 31% al 46% e talora fino al 60% e sarebbe correlata al numero dei parti. Il danno da parto è stato ritenuto il fattore eziologico principale delle alterazioni del supporto pelvico e dell’incontinenza da sforzo.
  • Menopausa: numerosi studi hanno dimostrato che dopo la menopausa vengono frequentemente lamentati disturbi genito-urinari (secchezza vaginale, dispareunia, pollachiuria, urgenza minzionale, disuria e incontinenza urinaria). La lunghezza funzionale dell’uretra si riduce probabilmente a causa della mancanza di estrogeni e, insieme alla ridotta vascolarizzazione uretrale, alla scarsa efficienza della muscolatura liscia e scheletrica, comporta una bassa pressione uretrale a riposo e un’insufficiente risposta allo sforzo.
  • Isterectomia: gli studi relativi alla correlazione tra isterectomia sono contradditori. Tuttavia uno studio ha rilevato che la frequenza delle perdite urinarie è significativamente più alta nelle donne sottoposte a isterectomia.
  • Fumo, bibite gassate, caffè e the: gli studi riguardanti tali fattori di rischio sono discordanti, comunque due studi del 2003 hanno dimostrato che il fumo è associato ad incontinenza urinaria quando il numero di sigarette è elevato (più di 20 sigarette al dì) soprattutto a causa della tosse che provoca danno anatomico allo sfintere uretrale; i bevitori di bibite gassate, the e caffè hanno una probabilità più elevata di andare incontro ad incontinenza urinaria.
  • Stipsi: il basso consumo di fibre è risultato essere una delle cause di stipsi cronica e sforzo dell’intestino, con conseguente alterazione della funzione del pavimento pelvico.
  • Obesità: l’associazione tra aumento dell’Indice di Massa Corporea (BMI) e l’incontinenza urinaria è forte poiché espone il pavimento pelvico ad incrementare la pressione intra addominale e intra vescicale che può imporre uno stiramento cronico sul nervo pudendo, conducendo così un danno al nervo e la disfunzione del pavimento pelvico. L’obesità risulta inoltre correlata con l’età, la parità e precedenti interventi per l’incontinenza urinaria.
  • Attività fisica: il tipo e l’intensità delle attività fisiche può dare inizio o esacerbare un’incontinenza da stress nelle donne.    N.N A&V

 

× Featured

Mi racconto...

L’incontinenza urinaria nell’Anziano. Un mito da sfatare, un problema da affrontare

L’incontinenza urinaria, in particolare nelle forme collegate a rilassamento muscolare del distretto pelvico, costituisce un sicuro motivo di interesse nell’assistenza per tutta una serie di ragioni, tra le quali la multidimensionalità degli effetti negativi per i soggetti che ne sono affetti, la buona risposta terapeutica ed approcci comportamentali non invasivi e il possibile protagonismo del paziente nella sua cura.
L’interesse scientifico nei confronti dell’incontinenza urinaria, che ha portato all’individuazione di diverse diagnosi e dei relativi trattamenti, è abbastanza recente, mentre un tempo si etichettava il problema in modo generico e gli interventi erano centrati solo sul controllo e il contenimento degli effetti sgradevoli delle perdite (il bagnarsi, l’odore, la macerazione cutanea ecc.). Dobbiamo sempre avere ben chiaro a mente che l’obiettivo di un invecchiamento sano non è solo estendere la durata della vita, ma migliorarne la qualità. Se l’anziano verrà trattato con dignità e incoraggiato a prendere decisioni e a mantenere la sua autonomia, la qualità della sua vita migliorerà.
La preoccupazione principale, sia da parte di chi ne soffre sia da parte di noi operatori, è quella di arginare le perdite, senza investigare per comprendere se vi sia la possibilità di interventi volti a ridurre gli episodi di incontinenza. Questa scelta spesso è una via senza ritorno e, se risulta essere un sistema rapido di soluzione dell’evento, è pur vero che agendo così non si affronta il problema, non si esercita nessuna azione critica sul perché avviene e non si ha quindi nessuna possibilità di prevenire l’insorgenza di nuovi episodi; si pongono invece i presupposti di una cronicizzazione del difetto. La persona passa da un’incontinenza saltuaria, dovuta allo stress della malattia, ad un’incontinenza cronica e ad uno stato generale di regressione e rassegnazione che incoraggia il suo isolamento.
L’incontinenza urinaria nell’anziano è un buon campo di prova dove assumere precise responsabilità inerenti a tutto il processo di assistenza, spesso senza dover acquisire nuove competenze, ma solo riorganizzando e ampliando quelle già possedute.
Il nuovo approccio all’incontinenza punta alla guarigione (cioè al recupero della continenza) con interventi che hanno dimostrato la loro efficacia tramite studi scientifici e interventi integrati di più professionisti (in particolar modo infermieri, medici, ostetriche e fisioterapisti). Prima di agire bisogna avere ben presenti quali sono le reali necessità dell’anziano, quali i suoi deficit e quali le sue funzioni residue.
L’incontinenza urinaria è una disfunzione che costituisce motivo di disagio psicofisico e sociale in numerose persone, in particolare donne post-menopausa, ma che tuttavia è presente anche nei maschi, specialmente se fumatori, obesi o affetti da una varietà di altre patologie.Incontinenza
L’incontinenza urinaria, in particolare nelle forme collegate a rilassamento muscolare del distretto pelvico, costituisce un sicuro motivo di interesse per l’assistenza per  tutta una serie di ragioni, tra le quali la multidimensionalità degli effetti negativi per i soggetti che ne sono affetti, la buona risposta terapeutica ed approcci comportamentali non invasivi e il possibile protagonismo del paziente nella sua cura.
Questi tre elementi costituiscono infatti le condizioni tipiche per la messa in atto di interventi di assistenza volti allo sviluppo di autocura quale insieme di capacità del paziente di gestire la propria disfunzione al fine di mantenere elevata la qualità di vita e l’indipendenza dai servizi di cura.
Nel caso di alcuni tipi di incontinenza infatti, l’autocura riabilitativa consiste nello sviluppo di capacità contrattili della muscolatura pelvica, dello sfintere o di coordinamento complessivamente più efficace di tali strutture.
Molti studi hanno dimostrato che la recuperabilità del controllo urinario con approcci comportamentali è elevata, a basso costo e fattibile anche con tecnologie povere o inesistenti.
Il feedback, la persistenza nell’impegno e la corretta attuazione degli esercizi muscolari sono risultati infatti i principali fattori determinanti il recupero funzionale.
L’assistenza appropriata al paziente con incontinenza urinaria deve quindi necessariamente includere la possibilità riabilitativa. Ne consegue che l’infermiere deve essere competente nella patofisiologia dell’apparato di controllo e in metodiche di trattamento riabilitativo se vuole essere quel professionista del nursing che il suo profilo e la società stessa richiedono.
 
L’incontinenza urinaria e l’anziano
Con il passare degli anni aumenta la probabilità di sviluppare malattie croniche a carico di diversi organi ed apparati. Il fatto che gli effetti dei processi patologici tendano a sommarsi nel tempo (comorbilità) porta ad una progressiva complicazione dei nessi causali che dal processo patologico conducono alla disabilità. L’incontinenza urinaria è una delle grandi sindromi geriatriche: la sua prevalenza tra gli anziani che vivono a domicilio è del 20%, sale al 30% tra i ricoverati nei reparti per acuti ed al 50-60% tra i residenti nelle istituzioni. Nella popolazione femminile la prevalenza dell’incontinenza urinaria è pari al 20-30% nella fascia giovanile, al 30-40% nella fascia di mezza età e al 30-50% nella categoria degli anziani). Purtroppo per molte donne, ammettere di avere questo disturbo è ancora un tabù: solo il 20% delle donne con incontinenza urinaria chiede aiuto al proprio medico, preferendo chiudersi in casa e limitarsi in ogni attività.
Nella popolazione di età superiore ai 60 anni, il sesso femminile ha una probabilità di essere incontinente doppia rispetto al sesso maschile e la maggior parte degli studi dimostra che la prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età.
Spesso inoltre si rende necessario l’uso di pannoloni assorbenti, che, come viene enfatizzato dalla pubblicità, trattengono ogni perdita, ma soprattutto diventano una comoda copertura per non affrontare più il problema. Accade cioè che un anziano che presenta un’incontinenza iniziale, se protetto da un panno assorbente, possa progressivamente peggiorare, in quanto, non avendo più timore di essere sgridato perché si bagna o perché provoca cattivi odori, si sente autorizzato a non controllarsi neppure nei momenti in cui sarebbe in grado di avvertire lo stimolo. Questo fatto spesso è addirittura favorito, in buona fede, dalle persone che lo assistono, che lo rassicurano o che lo confortano, considerando che costa meno tempo e meno fatica cambiare un pannolone in più piuttosto che dover accompagnare più volte il paziente al bagno e affrontare realmente il problema. Dal momento in cui viene indossato un pannolone, l’autorizzazione a bagnarsi diventa un pericolo nei casi in cui la persona anziana, che inizia ad avere incontinenze episodiche, possa ancora essere aiutata a controllarsi. È a questo livello che si innesta l’opera di ri-condizionamento e di rieducazione funzionale della capacità di controllo vescicale, partendo dall’assunto che l’anziano, per godere di una soddisfacente qualità di vita, deve mantenere il più a lungo possibile il maggior numero di funzioni integre.urgenza
Dunque  l’incontinenza urinaria, oltre ad essere causata da alterazioni del basso tratto urinario, è causata anche dalla comorbilità extra-urologica, dalla disabilità (motoria e cognitiva) del paziente e da fattori estrinseci di natura ambientale o iatrogena (presenza di barriere architettoniche, indisponibilità dei caregivers capaci e motivati, cattiva gestione farmacologica e assistenziale). Con l’invecchiamento i fattori extra-urologici e quelli estrinseci assumono un rilievo crescente fino a diventare predominanti nel soggetto fragile o dipendente.
L’International Continence Society (ICS) ha definito l’incontinenza urinaria come condizione in cui la perdita involontaria di urina costituisce un problema igienico – sociale ed è oggettivamente dimostrabile; è anche definibile come l’emissione involontaria di urina in luoghi e tempi inappropriati. Sempre in accordo con l’ICS, l’incontinenza urinaria è:
–       un segno (è un reperto obiettivo che presuppone una patologia che l’ha causata);
–       un sintomo (che viene riferito dal paziente, talvolta in associazione ad altri sintomi);
–       una condizione (rappresenta un disagio sociale per chi ne soffre).      N.N A&V

× Featured

Mi racconto...