Badante o colf ?

Badante è il termine usato nel linguaggio comune per designare lavoratrici o lavoratori addetti all’assistenza e alla cura di persone non autosufficienti, o che hanno comunque bisogno di assistenza ,in ragione di condizioni di salute o di età, all’interno dell’ambiente domestico, anche se in realtà il termine più indicato è “assistente familiare”.  Anche se il termine è entrato nel linguaggio comune, più giusto sarebbe parlare di assistente familiare e non di badante. Gli assistenti familiari sono persone che hanno frequentato un apposito programma formativo di 200 ore, suddiviso tra ore di teoria, ore di stage e ore dedicate all’esame finale. Al termine del percorso il soggetto è in grado di intervenire come assistente familiare, fornendo aiuto e assistenza a persone con ridotta autonomia, indirizzando, in modo consapevole ed appropriato, il proprio intervento a persone non autosufficienti. In tal caso l’intervento si svolgerà sempre in collaborazione con altri operatori o familiari o in situazioni a basso rischio.

In particolare svolge attività di:

  • aiuto per attività di carattere domestico e di assistenza alla persona
  • accompagnamento per l’accesso ai servizi sanitari e sociali
  • supporto alla relazione
  • collaborazione con gli altri operatori e i familiari coinvolti

Si tratta di mansioni assistenziali di carattere non sanitario, svolte nell’ambito famigliare, generalmente in sostegno di anziani o disabili. Per “persona non autosufficiente” si intende un soggetto che non è in grado di compiere le più importanti attività della vita quotidiana relative sia alla cura della propria persona sia alla vita di relazione. Si definisce badante dunque chi, all’interno dell’ambiente domestico, si occupa prevalentemente della cura di persone bisognose di assistenza, mentre il termine colf si riferisce a chi è adibito prevalentemente alla cura della casa. Le famiglie che cercano una badante, hanno bisogno di trovare una persona affidabile ed efficiente. Nella maggior parte dei casi, la ricerca di queste figure è affidata al passaparola tra amici, conoscenti e parenti. In rari casi ci si rivolge ad un’agenzia o ad un servizio messo a disposizione da Enti pubblici. in ogni caso, le famiglie sono poco informate sul titolo di studio e sul passato lavorativo delle badanti scelte. L’intermediazione di un’agenzia, non aiuta molto. Alcuni Comuni offrono gratuitamente elenchi di nominativi di assistenti familiari selezionati, qualificati e formati per l’assistenza agli anziani. Per l’assistenza contrattuale ci si può rivolgere anche alle associazioni sindacali dei datori di lavoro domestico, che offrono numerosi servizi sul territorio nazionale tra cui le pratiche di assunzione del collaboratore, la regolarizzazione di extra-comunitari , le agevolazioni fiscali, l’elaborazione della busta paga ecc.

Colf: addetta alla casa e alle pulizia domestiche
Colf: addetta alla casa e alle pulizia domestiche

Colf è il termine usato nel linguaggio comune per indicare chi, all’interno dell’ambiente domestico, è addetto alla cura della casa e alle pulizie domestiche. Le mansioni tipiche di una colf, ovvero collaboratore familiare, rientrano nell’area dei servizi familiari, non addetti all’assistenza di persone. Nella definizione proposta dall’OIL (Organizzazione internazionale del lavoro), “i collaboratori domestici e gli addetti alle pulizie domestiche spazzano, puliscono con l’aspirapolvere, lavano e incerano i pavimenti, si occupano della biancheria, comperano le provviste necessarie, preparano i pasti, li servono e si occupano di molte altre attività domestiche.” Dal punto di vista pratico, la distinzione tra colf e badante è rilevante ai fini dell’ inquadramento in una categoria contrattuale. In particolare, mentre le colf che non hanno nessuna esperienza lavorativa, sono inquadrate nel primo livello (Livello A), le badanti (in quanto addette alla cure delle persone non autosufficienti) devono invece rientrare perlomeno nel terzo livello (Livello C, super). La presenza di colf e badanti è cresciuta in Italia del 43% in dieci anni. Gli occupati del settore domestico sono passati da 1.084.000 del 2001 a 1.554.000 del 2010. Nello stesso periodo, le famiglie italiane, nel ruolo di datori di lavoro, sono cresciute del 27%, frenando la propria crescita proprio negli ultimi due anni e mezzo per gli effetti della crisi. La spiegazione ovviamente risiede nella disponibilità e nell’accessibilità sempre più diffusa di ricorrere a manodopera a basso costo. Donna, giovane e immigrata è l‘identikit tracciato dal Censis, in base ai risultati dell’indagine. Neanche il 30% degli occupati nel settore domestico è italiano. I lavoratori domestici provengono principalmente dall’Est Europa ma notevole è la presenza di coloro che provengono dall’Estremo Oriente. Più precisamente il 19,4% proviene dalla Romania, il 10,4% dall’Ucraina, il 9% dalle Filippine , il 7,7% dalla Polonia e il 6,2% dalla Moldavia. Otto collaboratori domestici su dieci sono donne e tutte piuttosto giovani. Più del 66% del totale dei lavoratori domestici ha meno di quarant’anni e solo il 17,5% ne ha più di cinquanta. Ancora più giovani gli stranieri che presentano anche un livello di istruzione più elevato delle colleghe italiane. Il 37,6% di essi possiede il diploma superiore e il 6,8%, una laurea, contro rispettivamente il 23,% e il 2,5% degli italiani. Di questo esercito sterminato, quasi il 40 % lavora totalmente in nero. Il 22% degli intervistati dell’indagine dichiara di lavorare non in situazioni di totale irregolarità ma piuttosto in situazioni ambigue. E’ frequente tra le famiglie italiane la pratica di dichiarare solamente una parte delle ore effettivamente lavorate, risparmiando in questo modo sui contributi. Questa pratica sembrerebbe più diffusa tra le famiglie del Sud Italia, con il 58,8% dei lavoratori domestici che dichiarano di lavorare in assenza di qualsiasi tipo di contratto. Secondo le stime del Censis quasi sei ore su dieci effettivamente lavorate sono prive di copertura previdenziale. La ragione, In molti casi la decisione di affidare ad una badante la cura dell’anziano, avviene in maniera condivisa con l’assistito stesso: pur di avere un aiuto nella gestione della quotidianità o per non vedersi collocato in una casa di cura, l’anziano accetta la presenza di un assistente che provveda al suo sostegno. In un caso su cinque invece la scelta ricade nel fatto che la famiglia stessa non riesce a sobbarcarsi l’assistenza richiesta e nel 13,6% dei casi perché il costo per una casa di cura sarebbe troppo elevato. Il 9,9% delle famiglie ha dovuto rivolgersi alla collaborazione di una badante per mancanza di disponibilità nelle case di riposo e appena il 4,1% perché convinto della professionalità dell’assistenza offerta dalla badante.           M.S A&V

 L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te,continua a cercare,non fermarti,come capita con le facende di cuore,saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti.E,come le grandi storie d’amore,diventerà sempre meglio col passare degli anni .Quindi continua a cercare finchè non lo troverai.Non accontentarti.Sii affamato.Sii folle. Steve Jobs

 

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