Effetti della ” Musicoterapia “

La World Federation off Music Therapy ha dato nel 1996 alla musicoterapia la seguente definizione:

La musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musico terapeuta qualificato, con un utente o un  gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione,  l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti  obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali,  sociali e cognitive.   La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita  grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.” 

 Rolando Omar Benenzon, autore e docente argentino di musicoterapia, così la definisce:

“La musicoterapia è una psicoterapia non verbale, che utilizza le espressioni corporo sonoro non verbali per lo sviluppo di una relazione fra il musico terapeuta e coloro che necessitano di un appoggio per l’integrazione nella società e per migliorare la qualità della vita. Ha come altro obiettivo produrre scambi sociali, culturali ed educativi nell’ecosistema e contribuire alla prevenzione primaria della salute comunitaria”

 Fin dall’antichità risulta fondamentale la presenza del suono e della musica, è un elemento inscindibile dall’essere vivente. Il più piccolo rumore, quel suono impercettibile o quella parola sussurrata creano la melodia dell’individuo: la sua storia. L’idea che la musica sia completamente inserita nella vita sociale, parte integrante dei riti religiosi, della vita comunitaria e del lavoro, e che sia piena di valenze emozionali, rende possibile la constatazione che la produzione e l’ascolto possano influire a vari livelli sul comportamento degli esseri  umani. Un viaggio tra civiltà antiche e moderne permette una visione ad ampio raggio della concezione di musica e cultura della stessa. Pitagora sottolinea la concezione di una sorta di legame tra anima e musica e tra medicina e corpo, un dualismo tra spiritualità e scienza. Facendo un passo indietro e iniziando ad analizzare i miti, troviamo Orfeo, semidio che con il suo canto richiamava alla vita i morti, oppure Dioniso, suonatore solitario dell’aulos. Entrambi sottolineano la forza del suono che scardina le regole interne della natura. Passando, poi, per gli antichi egizi e per Pitagora, si arriva a Platone che in molti dei suoi scritti parla della musica e del suono. Egli diceva: “la musica riesce a mettere in relazione due anime, facendole vibrare in maniera identica. E’ un ponte che getta l’uomo di là da un abisso per raggiungere un altro uomo”.  Sosteneva l’importanza della musica in quanto modello di organizzazione di un processo educativo. E’ evidente da subito la poliedricità dell’elemento musicale, le mille sfaccettature e applicazioni alla vita dell’uomo, diventa guida muta del bambino nell’apprezzare ciò che è moralmente bello e nel disprezzare ciò che è moralmente brutto,  ma anche forza coesiva tra la realtà visibile e quella invisibile per lo sciamano. Nella cultura di quest’ultimo vi è un’associazione sistematica tra musica e stati transitori di alterazione delle attività psichiche (trance, estasi, sdoppiamento o sovrapposizione di personalità, visione viaggio mistico, etc.), soprattutto in riti a fondo terapeutico e religioso. Il percorso tocca culture occidentali ed orientali, piccoli popoli o civiltà intere e, modificando alcune caratteristiche per rispondere a pieno alle esigenze del periodo, mantengono un saldo filo conduttore. Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all’inizio del secolo  XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del 1700 a cura di un medico  musicista londinese, Richard Brockiesby. I primi esperimenti di musicoterapia, in Italia, vennero  condotti da Biagio Gioacchino Miraglia nel Morotrofio di Aversa a partire dal 1843.Tre sono i principali sistemi di musicoterapia che si vanno diffondendo: l’ascolto, il canto, il suonare. La musicoterapia si distingue in attiva e recettiva. Il primo procedimento consiste nel fare concretamente musica attraverso l’utilizzo di strumenti musicali, individualmente o in gruppo; il secondo procedimento si basa sull’ascolto di brani scelti in stretta relazione alle situazioni sonoro-ambientali. La musicoterapia recettiva è utilizzata con pazienti affetti da psicosi per aiutarli a far emergere, o esprimere contenuti che spesso rimangono cristallizzati.

La musicoterapia è uno strumento per il recupero di alcuni dei molti deficit causati dal morbo di Alzheimer. Con questo tipo di pazienti vengono integrate le tecniche attive e recettive.
L’uso della musicoterapia con anziani come rapporto terapeutico rassicura, rasserena, risveglia abitudini, attiva l’espressione di emozioni, facilita l’attenzione, la coordinazione dei movimenti, l’uso della parola.
E’ solitamente proprio nelle strutture residenziali che i pazienti geriatrici hanno l’opportunità di iniziare un percorso preventivo/terapeutico con la musica, che diventa aiuto e sostegno psicologico per l’anziano, che spesso vive il ricovero con forte disagio fisico ed emotivo. L’ingresso in istituto rappresenta un momento di forte cambiamento delle condizioni ambientali (abbandono della propria casa e del proprio paese), affettive (si lasciano parenti, amici e conoscenti) e comportamentali (mutano a volte radicalmente le abitudini quotidiane). La musicoterapia può essere utilizzata in molteplici ambiti ed a vari livelli quali la  gravidanza, l’insegnamento scolastico, la riabilitazione o la terapia in reparti di medicina oncologica,  palliativa, geriatrica e di terapia intensiva. Per  quanto riguarda la riabilitazione, gli ambiti di  intervento riguardano preminentemente la neurologia e la psichiatria con particolare riferimento a:  autismo infantile, ritardo mentale , disabilità motorie, morbo di Alzheimer ed altre forme di demenza ,  psicosi,  disturbi dell’umore, disturbi somatoformi (in particolare sindromi da dolore cronico),  disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa) . Il musico terapeuta è quindi un tramite attraverso il quale  il paziente si apre e “tira fuori” le proprie emozioni; la musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d’animo attraverso il linguaggio non-verbale. Tipico è il caso degli individui affetti da autismo, cioè individui che sono in una condizione patologica, per cui tendono a rinchiudersi in se stessi  rifiutando ogni comunicazione con l’esterno. La musica dunque permette al mondo esterno di entrare in comunicazione con il malato, favorendo l’inizio di un processo di apertura. La musicoterapia è dunque una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche.

Sicuramente la strada verso la vera affermazione della disciplina musicoterapica, in ambito scientifico, è ancora lunga ma proponendo sempre nuovi lavori e progetti significativi, che spazino anche campi diversi, si potrebbe arrivare risultati importanti.     M.S  A&V

La musica può rendere gli uomini liberi        – Bob Marley –

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