Il contatto consapevole

Il nostro corpo è un’entità vivente che si muove e respira, inglobando tutte le nostre esperienze di vita, a tutti i livelli: fisico, mentale, emozionale e spirituale. Le esperienze positive, amorevoli, gioiose e di successo espandono il nostro corpo e liberano energie valorizzanti. Traumi fisici ed emotivi, giudizi e limitazioni (sia imposti che autoimposti), lo stress e le emozioni represse, comprimono i tessuti, la muscolatura, visceri ed organi, limitando il nostro benessere. Le tensioni somatiche (cause dei blocchi energetici) producono stati d’ansia, irritabilità, malfunzionamento delle zone corporee, posture viziate, astenia, disturbo del sonno e della digestione, paure, aggressività, sfiducia, depressioni, riduzione delle proprie capacità psico-fisiche, calo dell’autostima e dello stato vitale. Esistono molteplici attività umane, condizioni, ambienti, risorse e strumenti di varia natura che permettono  all’uomo di superare problemi di salute e di condurre una vita migliore. Tra queste opportunità si trova il “ con-tatto tra gli esseri umani”.

Il Contatto rappresenta la più antica e radicale forma di incontro tra le persone. Le distanze cinesiche avvicinano o allontanano. Il contatto tattile svolto nelle pratiche terapeutiche, se esercitato con la consapevolezza dell’aiuto, si configura come atto dello “stare accanto” e di una vicinanza fatta di ascolto.Molti autori e ricercatori che si sono occupati degli effetti terapeutici del “ Contatto Consapevole”, nelle pratiche assistenziali in ambito sanitario, sono concordi nell’affermare la necessità di una maggiore attenzione applicativa quando si “tocca” il corpo di una persona con problemi di salute. Gli operatori sanitari, a prescindere dal ruolo svolto, attraverso un miglioramento della relazione d’aiuto che includa “toccare” il paziente in modo rispettoso e terapeutico, possono migliorare la qualità assistenziale offerta, aumentare la compliance terapeutica, creare un clima più sereno di lavoro. Si tratta di recuperare abilità relazionali che mirino ad incontrare la persona malata e non la sua malattia: nel corpo del paziente si legge una biografia e non una semplice patologia (Galimberti 1983). Si pensi ai benefici che gli stessi operatori sanitari possano trarre da una relazione “terapeuta-paziente” che comprenda il contatto finalizzato ad incrementare lo stato di salute: maggiori gratificazioni e aumento motivazionale. Sempre maggiori sono gli inviti che ci arrivano dalle istituzioni e da esperti del settore riguardo alla sensibilizzazione degli operatori sanitari verso un lavoro assistenziale intriso di maggiore vicinanza nei confronti delle persone assistite. Il “contatto-terapeuta-paziente” in tal senso risulterebbe un eccellente catalizzatore di interventi assistenziali di alta qualità umanistica. La “terapia manuale” è tra le più antiche e semplici arti di cura del corpo praticate dall’uomo. Essa non richiede complesse tecnologie strumentali ed è sempre pronta all’uso. Pone, inoltre, l’operatore in una condizione maggiormente favorevole all’ascoltare e a stare nella relazione. La centralità del ruolo della mano nell’afferrare o nell’essere afferrati, nel “prendersi per mano”, nel “darsi una mano”, nell’accarezzare, nel manipolare  è assai diversa e decide la qualità della relazione quando il contatto con le mani non è rivolto al mondo casuale ma ai nostri simili (Vanna Iori, 2010).

Martha Rogers (teorica del Nursing) considera l’organismo umano come un modello energetico complesso. “Nell’interazione Infermiere e Cliente attraverso il “Toccare” si verifica uno scambio energetico in cui il “campo del paziente” si rimodella sotto le mani attente e coscienti del Terapeuta”. La radicalità del contatto manuale conduce il gesto di cura al cuore stesso dell’originaria relazione interumana. Toccare un corpo portatore di problematiche di salute implica un coinvolgimento interpersonale, tra paziente e terapeuta, intriso di emozioni, sensazioni, pensieri, limiti e possibili soluzioni, sorrisi e pianti, parole e silenzi, difficoltà che emergono e nodi che si sciolgono… Il toccare nell’atto della cura include gesti creativi tesi verso condizioni di benessere. Le manifestazioni che ne conseguono sono soggettive (quando espresse dal paziente) e oggettive (quando lo stesso operatore  le verifica).

Gli anziani hanno bisogno di contatto, di una carezza, di una stretta di mano. Questi elementi uniti ad un sorriso, bastano, a volte, a migliorare il tono dell’umore, a rilassare e a farli sentire ancora vivi e vitali e per l’operatore rappresentano un momento di arricchimento e di gratificazione.  L.D. A&V

“Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l’uno né l’altro”

Oscar Wilde

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