Tag: Alimentazione

Sei in terapia con gli anticoagulanti? Ecco cosa mangiare! I cibi consentiti

La coagulazione è un meccanismo di protezione: quando accidentalmente ci procuriamo una ferita il sangue cessa di fuoriuscire grazie ai meccanismi della coagulazione e delle piastrine che formano un “coagulo” anche detto trombo. Succede, in alcune persone, che questo meccanismo non sia così regolato determinando la possibilità di coagulare eccessivamente il sangue esponendo il soggetto al rischio di trombosi, con le intuibili ripercussioni alla salute. I farmaci anticoagulanti sono in grado di ridurre il rischio di formazione di trombi.
La loro azione è basata sull’interferenza con l’attivazione di alcune sostanze (fattori della coagulazione) che servono per la formazione di un coagulo; queste, infatti, Continua a leggere Sei in terapia con gli anticoagulanti? Ecco cosa mangiare! I cibi consentiti

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Le lesioni da pressione Più comunemente dette piaghe da decubito

La lesione da pressione (o ulcera da decubito) è una lesione del tessuto cutaneo, con evoluzione necrotica (necrosi = morte dei tessuti), che interessa l’epidermide, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, la muscolatura e le ossa. Piuttosto comunemente è detta anche “piaga”.
Le ulcere da decubito sono quindi lesioni della pelle e dei tessuti più profondi, che insorgono nelle parti del corpo più a lungo soggette a pressione durante una protratta permanenza a letto o in posizione seduta. I pazienti più a rischio sono quelli impossibilitati o limitati a muoversi in modo autonomo. Le localizzazioni più ricorrenti delle ulcere (che variano comunque a seconda della posizione assunta più frequentemente dal malato) sono la regione sacrale (l’area dove si congiungono i glutei), la nuca, i talloni, le scapole, le ginocchia, le orecchie, la colonna vertebrale, la zona dei femori.
Le lesioni possono comparire ed evolversi in modo molto rapido ( sono sufficienti due/tre ore di pressione nella stessa posizione); una volta che si sono formate sono difficili da trattare e sin alcuni casi risultano inguaribili. Nelle persone a rischio, la sollecita adozione di provvedimenti di carattere preventivo riveste quindi notevole importanza.
Le lesioni da decubito spesso sono delle conseguenze dovute a una inadeguata assistenza in ambito domiciliare per mancanza di conoscenze da parte dei care-giver o in ambito ospedaliero. Non attivare immediate tecniche di prevenzione con utilizzo di moderni ausili antidecubito può provocare gravissime lesioni.

Le cause possono essere intrinseche (causate cioè da problematiche interne della persona stessa):

  • Rallentamento del circolo, alterazione del tessuto cutaneo;
  • Riduzione della sensibilità cutanea;
  • Diminuzione della massa muscolare che espone maggiormente le prominenze ossee;
  • Magrezza eccessiva (anche se possono verificarsi anche nelle persone sovrappeso);
  • Malnutrizione;
  • Infezioni generiche o localizzate;
  • Scadenti condizioni generali, anche dei problemi di gestione del paziente;
  • Disturbi psichici;
  • Demenza;
  • Disturbi della personalità.

o estrinseche (cioè causate da fattori esterni)

  • Compressione prolungata (forze verticali);
  • Sfregamento cutaneo: forze orizzontali che tendono a rendere la zona cutanea facilmente aggredibile essendo delicata ;
  • Cute delicata, disidratata, secca;
  • Piano di appoggio inadeguato: lenzuola, materassi, cuscini;

Gli stadi delle lesioni:ulcere-piaghe-decubito-pressione

I sistemi di classificazione o stadiazione delle lesioni da pressione identificano per stadi le lesioni basandosi sulle condizioni degli strati del tessuto interessato. Le classificazioni per stadi non hanno il compito di descrivere globalmente la lesione, ma di quest’ultima ne forniscono una descrizione anatomica, relativamente semplice, della sua profondità.

  • Stadio I: eritema fisso (che non scompare se lo si schiaccia con il dito) della cute integra; altri segni indicativi dell’imminente insorgenza della lesione possono essere lo scolorimento cutaneo, il calore o l’indurimento.
  • Stadio II: ferita a spessore parziale che coinvolge l’epidermide e/o il derma. La lesione è superficiale e clinicamente si presenta come una abrasione, una vescicola o un lieve cavità;
  • Stadio III: ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo che si può estendere fino alla sottostante fascia muscolare senza però attraversarla; la lesione si presenta clinicamente come una cavità profonda che può sottominare o meno il tessuto contiguo.
  • Stadio IV: ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi e danno ai muscoli, ossa e strutture di supporto (tendini, capsule articolari) la presenza di sottominature del tessuto e di tratti cavitari può essere associata a lesioni da decubito di stadio 4.

Complicanze

  • Infezioni
  • Disidratazione
  • Anemia
  • Squilibri idroelettrolitici
  • Deplezione proteica
  • Sepsi (al III e IV stadio e nelle ulcere chiuse)
  • Osteomielite
  • degenerazione carcinomatosa

La prevenzione

Il primo intervento di prevenzione consiste nell’identificare le condizioni che possono favorire lo sviluppo delle ulcere da decubito e i pazienti a rischio. Gli anziani rappresentano la popolazione a rischio più elevato di ulcere per la frequente concomitanza di fattori quali incontinenza, debilitazione, denutrizione e di alcune malattie che ne facilitano in vario modo la formazione (diabete, disturbi circolatori, malattie cerebrovascolari). Nella prevenzione delle lesioni da decubito l’assistenza deve essere finalizzata ad eliminare o a ridurre i principali fattori di rischio, il primo dei quali è l’immobilità. La prima e più importante misura consiste infatti nell’attuare un frequente e regolare cambio di posizione dell’infermo (almeno ogni due ore) sia di giorno sia di notte: se non si interviene in questo senso ogni altro trattamento è destinato a rivelarsi inefficace. Si alternerà la posizione sui due fianchi con quella supina e si ricorrerà per brevi periodi a quella prona (a pancia in giù), se viene tollerata. Se si utilizza la posizione semiseduta (per non più di due ore) andrà contrastata la tendenza del corpo a scivolare in avanti con l’uso di opportuni appoggi o cuscini per evitare il rischio di lesioni da sfregamento della pelle contro le lenzuola o il piano di appoggio. Il cambio di posizione va eseguito sollevando o ruotando delicatamente il malato e non strisciando il suo corpo sul piano del letto. La manovra richiede la presenza contemporanea di due persone. Queste persone non devono avere unghie lunghe, anelli prominenti, né orologio al polso, onde evitare di provocare piccole lesioni destinate a trasformarsi in vere e proprie ulcere.
Spesso problemi organizzativi e la carenza di personale di assistenza non consentono di rispettare questi intervalli nella mobilizzazione del paziente. Per allungare i tempi tra una rotazione e l’altra si possono utilizzare alcuni presidi che consentono di alleviare la pressione sulle aree di appoggio del corpo, sapendo però che alcuni sono efficaci altri meno.
Ultima, ma non ultima, misura di prevenzione riguarda le cure igieniche attente e scrupolose. La cute deve essere mantenuta asciutta, elastica e pulita. Non ci devono essere pieghe o briciole nelle lenzuola. Assolutamente da evitare le “frizioni” con soluzioni a base alcoolica, primo perché l’alcool, seccando la pelle, la espone a maggior rischio di lesioni e secondo perché la forza e la pressione esercitata dalla frizione può essa stessa facilitare l’insorgenza delle ulcere.     N.N. A&V

“Meglio ci guarisce il medico che ci fa vedere anche la sua piaga”                         Ugo Bernasconi

 

 

 

 

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La disfagia nell’anziano Cos'è e come si manifesta

Cos’è la disfagia e come si manifesta?
La disfagia è un’alterazione del meccanismo che consente di deglutire. E’ l’impossibilità o il rallentamento a deglutire autonomamente . E’ un importante problema che si manifesta non raramente nell’anziano in caso di alcune patologie neurologiche quali l’ictus, la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, e in altre malattie che possono colpire anche i più giovani, come la sclerosi multipla.
Il disturbo in alcuni casi può essere causato dall’indebolimento dei muscoli della mascella e della perdita di denti o un effetto collaterale della somministrazione di alcuni farmaci.
La disfagia può essere causa di complicanze gravi una fra le più gravi è la polmonite ab ingestis, ovvero l’ingestione di liquidi e di cibo che, attraverso le prime vie aeree, vanno direttamente nei polmoni provocando febbre elevata con shock settico che a volte può addirittura provocare la morte del soggetto. L’aspirazione è il rischio maggiore in cui si può incorrere somministrando il pasto a una persona con disfagia. Si manifesta con senso di soffocamento, tosse insistente e comparsa di colorito rosso o cianotico. Altre possibili complicazioni sono rappresentate da disidratazione e malnutrizione, perché per paura si beve e si mangia di meno.
Si manifesta con alcuni segni tipici quali:
– tosse, soprattutto in coincidenza con la deglutizione;
– voce gorgogliante;
– febbre;
– residui alimentari in bocca e possibile fuoriuscita di cibo dal naso;
– risveglio notturno per eccessi di tosse e soffocamento;
– perdita di peso non spiegata.
Chi presenta questi sintomi deve rivolgersi al medico di famiglia che farà una prima valutazione e successivamente sottoporsi ad alcuni test. Uno dei test più usati è il test del bolo d’acqua che consiste nel bere un certo volume di acqua mentre l’esaminatore valuta la comparsa di senso di soffocamento o altri sintomi come tosse o sforzo nel deglutire.

Come si può dar da mangiare a chi è disfagico?Disfagia
Quando si assiste una persona con disfagia è importante seguire alcuni accorgimenti come:
– dar da mangiare al soggetto mettendolo seduto diritto, con un comodo sostegno per gli avambracci, e i piedi appoggiati a terra. Se tale posizione non può essere assunta, e il soggetto è a letto, allora il tronco deve essere alzato il più possibile, anche utilizzando più di un cuscino da mettere come appoggio alla schiena;
– posizionare il capo o il collo, in base alla fase della deglutizione deficitaria, in diverse posizioni per facilitare la discesa del cibo;
– consumare il pasto in un ambiente tranquillo, silenzioso e ben illuminato;
– aiutare il soggetto a mangiare lentamente, rispettando per ogni singolo boccone il volume consigliato e non introdurne un secondo se quello precedente non è stato completamente deglutito (attenzione ai residui di cibo che permangono in bocca);
– far eseguire colpi di tosse volontari a intervalli regolari per liberare le vie aeree superiori dall’eventuale presenza di residui di cibo;
– evitare che, durante la somministrazione del cibo, il soggetto cambi posizione spostando, per esempio, la testa verso l’alto;
– evitare di far parlare il soggetto durante il pasto, né guardare la televisione, né distrarlo in alcun modo.

Quale dieta seguire?
Per poter aiutare una persona con disfagia ad alimentarsi in modo il più possibile “normale” occorre fare un vero e proprio svezzamento che deve prevedere una progressione di cibi basata sulla capacità di masticazione e di deglutizione del singolo. Il trattamento dietetico della disfagia prevede l’uso di alimenti e bevande a densità modificata.
La supplementazione con integratori dietetici è indicata solo nei casi in cui l’assunzione alimentare sia inadeguata.
Quando si parla di alimenti e bevande a densità modificata si intende l’utilizzo di alcune sostanze che servono per “addensare” gli alimenti liquidi quali per esempio:
– gelatine;
– farina;
– fecola;
– fiocchi di patate;
– alcuni preparati commerciali come l’amido di mais modificato, che permette di mantenere la stessa consistenza nel tempo, mantiene le caratteristiche organolettiche dell’alimento e può essere utilizzato sia nei cibi caldi sia nei cibi freddi.

Quando si usano gli addensanti è sempre bene aggiungerli gradualmente perché alcuni agenti addensanti hanno un effetto quasi istantaneo, mentre altri possono avere un effetto graduale che dura vari minuti, nel qual caso il cibo rischia di diventare troppo denso nel qual caso si può ricorrere a brodo vegetale, brodo di carne, latte.
La consistenza semisolida (passati e frullati densi, omogeneizzati di carne e pesce, purea, uova strapazzate, formaggi morbidi e cremosi, budini) e semiliquida (gelati, creme, passati di verdure, frullati e omogeneizzati di frutta) consente di ottenere una giusta scorrevolezza, eliminando il lavoro di masticazione e riducendo il rischio di soffocamento causato dall’ingestione di porzioni voluminose di cibo.
In linea generale i principali alimenti da evitare in quanto particolarmente pericolosi per il rischio di polmonite da ingestione sono, alimenti a doppia consistenza, come per esempio la zuppa di latte, la pastina in brodo, il minestrone con verdure a pezzi che hanno tutti una consistenza disomogenea e in bocca si scindono con facilità, sfuggendo facilmente al controllo; alimenti filanti come i formaggi cotti, la mozzarella; alimenti solidi di difficile gestione in bocca come caramelle, confetti (di qualsiasi formato e consistenza), riso, fette biscottate, legumi interi (piselli, fagioli, fave, lenticchie), carne filacciosa o asciutta. Sono ancora da evitare alcolici, pane, cracker e grissini, la frutta secca, i frutti di bosco (mirtilli, ribes, melagrane, more, lamponi) e i gelati con pezzi di nocciole, scaglie di cioccolato, canditi.
La temperatura dei cibi deve essere a temperatura più alta o più bassa di quella corporea: in particolare i cibi freddi aumentano la forza e la velocità della deglutizione.
Dopo i pasti è importante provvedere all’igiene orale per eliminare eventuali residui di cibo. Nel soggetto con disfagia è importante detergere la lingua perché una deglutizione meno efficace facilita la comparsa di funghi e infezioni del cavo orale.
Infine, dopo il pasto il soggetto deve rimanere seduto almeno 15-20 minuti . Non potendo utilizzare, specialmente all’inizio del trattamento riabilitativo della deglutizione, dentifrici e colluttori in quanto il soggetto potrebbe ingerirli o, peggio ancora, inalarli, può essere utilizzata in sostituzione una garza sterile o uno spazzolino per bambini a setole morbide, imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio.  N.N A&V

Come e quando, giusta il male,
Quante volte, e quanto, e quale
Ad assumer s’abbia il vitto
Fia dal medico prescritto.
-Dell’ordinazione della dieta. Regimen Sanitatis Salerni  (Capo LVI)

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…E oggi cosa mangio? Qualche consiglio per una sana alimentazione! (seconda parte) Quali nutrienti

E oggi cosa mangio? Quali nutrienti?

Dal punto di vista calorico la dieta di un anziano deve essere strutturata nel seguente modo:

  • Proteine 15/ 20%
  • Lipidi 20/25%
  • Glucidi 55/65%

Le sostanze nutrienti indispensabili sono: proteine (per gli aminoacidi essenziali in esse contenuti), vitamine, minerali, acidi grassi polinsaturi. Queste sostanze devono essere presenti nell’alimentazione abituale. In assoluto non c’è l’alimento ideale che le contenga tutte nella giusta quantità e che sia quindi in grado di soddisfare da solo tutte le nostre necessità nutritive. Per cui il modo più semplice e sicuro per garantire adeguatamente l’apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili, rimane quello di ricorrere ad un’ampia varietà possibile di scelta e alla più opportuna combinazione di alimentiLa diversificazione delle scelte alimentari attenua o diluisce questi rischi potenziali, assicurando una maggiore protezione, anche attraverso un più completo apporto di vitamine e di elementi minerali. Per chi varia oculatamente l’alimentazione non c’è ragione di ricorrere a specifiche integrazioni della dieta con vitamine, proteine o altre sostanze nutrienti. Naturalmente ogni variazione dovrà essere praticata mantenendo l’equilibrio degli apporti nutritivi.

I gruppi alimentari

Ogni scelta dovrà essere fatta nell’ambito di gruppi di alimenti che assicurino un equivalente apporto di sostanze nutritive indispensabili. Questo non significa che all’interno di questi raggruppamenti si possa scegliere in piena libertà: anche tali scelte vanno infatti compiute variando il più possibile le combinazioni con gli alimenti degli altri gruppi.

  1. Nel gruppo costituito dalle carni, dal pesce e dalle uova (che fornisce soprattutto proteine, minerali, come ferro, zinco, rame, ecc. e vitamine del complesso B), sono da preferire le carni magre, come pollo, tacchino, coniglio, ecc., e il pesce. É da limitare o moderare il consumo di carni grasse e di insaccati. Per le uova, infine; un consumo consigliabile per soggetti sani è mediamente di 3 alla settimana;
  2. Per il gruppo che comprende il latte, lo yogurt, i latticini e i formaggi (che, oltre a fornire proteine e vitamine del complesso B, costituisce la principale fonte di calcio), sono da preferire il latte parzialmente scremato, i latticini e i formaggi meno grassi;
  3. Per il gruppo che comprende pane, pasta e riso, altri cereali e patate, (che costituisce la più importante fonte di amido e apporta pure vitamine del complesso B e proteine), sono da preferire prodotti meno raffinati e più ricchi in fibra;
  4. Il gruppo dei legumi secchi (anticamente chiamate “le proteine dei poveri”) fornisce fibra, ferro, zinco, rame, ecc., nonché proteine che, combinandosi con quelle dei cereali, raggiungono un livello di qualità paragonabile a quello delle più costose proteine animali; è da incoraggiare l’uso alternato di tutti i prodotti di questo gruppo, dai fagioli, ai piselli, alle lenticchie, ecc.
  5. Per il gruppo dei grassi da condimento è da tenere presente che il loro consumo va contenuto e che sono comunque da preferire quelli di origine vegetale (come in particolare l’olio d’oliva) in confronto a quelli di origine animale (come burro, panna, lardo, strutto, ecc.)
  6. I gruppi costituiti da frutta e ortaggi, infine, rappresentano importanti fonti di fibra e di provitamina A (di colore giallo-arancione o verde scuro), di vitamina C (agrumi e pomodori soprattutto), di altre vitamine e dei più diversi minerali. Questi gruppi consentono la più ampia varietà di scelta e debbono essere sempre presenti in abbondanza sulla tavola, a cominciare possibilmente dalla prima colazione.

Un’ultima e importante “ regola” è il piacereIl cibo non ha solo una funzione biologia ma è anche piacere quotidiano. Quindi oltre a combinare e a distribuire con equilibrio gli alimenti, è importante scegliere le pietanze secondo i gusti e servirle in modo da rendere la tavola attraente. Il momento del pasto deve essere sempre ed ancora un’occasione per assaporare piacere sani e genuini, stimolando il gusto e l’olfatto.    N.N. A&V

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…E oggi cosa mangio? Qualche consiglio per una sana alimentazione! (prima parte) Quali nutrienti

Quali consigli per una sana alimentazione? Negli ultimi decenni le abitudini alimentari sono profondamente cambiate. Lo sviluppo dell’economia, i contatti con altre culture, i grandi mutamenti sociali, la spinta a raggiungere un più elevato tenore di vita, la diffusione della pubblicità hanno spostato l’attenzione dei consumatori, con maggior frequenza e in più larga misura, verso quei generi alimentari un tempo considerati elitari e pregiati. La possibilità di nutrirsi con una maggiore varietà e abbondanza di cibi ha portato benefici ed alla scomparsa pressoché totale delle cosiddette carenze nutrizionali. Invece la tendenza a mangiare più del necessario, anche come dimostrazione di status symbol, spesso accompagnata da squilibri fra i componenti della dieta, ha portato gli italiani ad essere più esposti ad altri gravi rischi: infarto del miocardio, maggiore incidenza di obesità, ipertensione, arterosclerosi, diabete.
Sappiamo che l’alimentazione ha un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie e nel mantenimento di un buono stato di salute. Questa regola vale per tutte le età, ma diventa estremamente importante continuare a rispettarla nell’età anziana.
Secondo alcuni ricercatori le carenze o gli squilibri dei periodi precedenti la vecchiaia sono motivo dell’evoluzione del processo d’invecchiamento stesso. Ovvero: il modo col quale ci si è alimentati nell’età giovanile e matura incide su come si arriva alla vecchiaia, così come l’alimentazione durante l’età senile condiziona la longevità.
L’alimentazione dell’anziano per essere bilanciata e sana deve adattarsi alle modificazioni fisiologiche tipiche che fanno parte di un insieme di mutamenti fisici e psichici che caratterizzano la senescenza. I bisogni nutrizionali degli anziani non sono molto diversi da quelli dei soggetti più giovani: la differenza essenziale è legata alla diminuita esigenza calorica secondaria ad una riduzione del metabolismo basale, dell’utilizzazione dei substrati energetici e dell’attività fisica.
Alcuni problemi possono interferire con l’alimentazione nell’anziano. Tra queste modificazioni quelle legate alla nutrizione sono:

  • Diminuzione del fabbisogno basale di circa il 13%
  • Diminuzione della massa magra
  • Modificazioni dell’apparato digerente: riduzione della secrezione salivare e della sensibilità gustativa, riduzione del volume dei secreti digestivi, delle cellule dello stomaco e della secrezione cloridrica, rallentamento della peristalsi gastro-esofagea, diminuzione delle cellule
    intestinali e quindi dell’assorbimento dei nutrienti.
  • Diminuita tolleranza al glucosio
  • Riduzione dell’attività motoria, in alcuni casi molto accentuata.

L’alimentazione deve garantire un introito calorico pari al dispendio energetico.  Ovviamente la dieta deve essere personalizzata considerando l’età, la mobilità, i gusti personali, le necessità,  spesso per problemi di masticazione, economici e di solitudine, ad esempio, non è possibile per l’anziano mangiare determinati cibi.
Le regole generali per una alimentazione sana per l’anziano sono le seguenti:

  • Avere una dieta varia: spesso mangiano sempre le stesse cose. Questo comportamento è dovuto sia ad abitudini difficili da cambiare sia alla oggettiva difficoltà dell’anziano di procurarsi  e prepararsi i pasti. Le carenza nutrizionali sono perciò un rischio che aumenta con l’età;
  • Limitare il consumo di zuccheri semplici e privilegiare i carboidrati complessi, meglio se integrali: gli anziani hanno una minore tolleranza al glucosio rispetto al giovane e all’adulto e sono quindi più a rischio di ammalarsi di diabete o di peggiorare la malattia già presente;
  • Assumere il 30-35% di fibra al giorno: la ridotta peristalsi intestinale può causare stipsi. È molto importante quindi assicurare un buon introito di fibre con la dieta. Importantissimo associare alle fibre il giusto apporto di acqua altrimenti il rischio è quello di rallentare il transito intestinale;
  • Le proteine sono molto importanti per contrastare la perdita muscolare. Esse non devono essere necessariamente di origine animale, tipo la carne, in quanto più difficile da digerire e da masticare. Ottime sono anche le proteine di origine vegetale (es, legumi, soia, ecc.);
  • Distribuire i pasti in 3-4 pasti più 1-2 spuntini, per ovviare alle minori capacità digestive;
  • Limitare i cibi molto salati, per evitare il rischio disidratazione. L’anziano sente meno lo stimolo della sete;
  • Bere circa 1,5 litri di acqua al giorno, salvo indicazioni diverse da parte del medico, l’acqua è il più importante componente dell’organismo e una ridotta assunzione può causare gravi alterazioni, favorendo un invecchiamento precoce;
  • Integrare il calcio e la vitamina D. Si tratta di elementi essenziali per le ossa che non sempre vengono assunti correttamente con la dieta.

Relativamente al consumo di alcolici tra le persone anziane, spesso legato alla solitudine, alla perdita della capacità produttiva e di guadagno legati al pensionamento. Gli alcolici devono essere consumati con moderazione (due bicchieri di vino al giorno)  da assumere preferibilmente ai pasti ed a piccoli sorsi.     N.N A&V

“Dipende da noi essere in un modo piuttosto che in un altro.
Il nostro corpo è un giardino, la volontà il giardiniere.
Puoi piantare l’ortica o seminare la lattuga,
mettere l’issopo ed estirpare il timo,
far crescere una sola qualità di erba o svariate qualità,, Alimentazione, Dieta
lasciare sterile il terreno per pigrizia o fecondarlo col lavoro.
Il potere e l’autorità dipendono da noi.”
(William Shakespeare, Otello, atto I, scena III)

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