Tag: Alzheimer

I numeri della Demenza Rapporto Mondiale Alzheimer 2015

Come già considerato in precedenti articoli, le demenze sono classificate a seconda della tipologia, di seguito riportiamo quelle maggiormente frequenti:

  • Demenza di Alzheimer
  • Demenza vascolare
  • Demenza frontotemporale
  • Demenza a corpi di Lewy

Questo tipo di malattia ha un fortissimo impatto in termini sociali, sanitari ed economici. Coinvolge pesantemente le famiglie, spesso i servizi sono insufficienti e rappresentano una delle maggiori cause di disabilità, non solo riferita al malato ma anche nei confronti della famiglia stessa. In alcuni casi i familiari sono costretti a rinunciare al lavoro per prendersi cura del proprio congiunto malato, con tutte le intuibili ripercussioni a livello sociale. Continua a leggere I numeri della Demenza Rapporto Mondiale Alzheimer 2015

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21 Settembre, Giornata Mondiale dell’Alzheimer

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, Anziani & Vita vuole dedicare un pensiero a tutte le persone che ogni giorno combattono contro la malattia, siano essi i malati siano essi i parenti, i congiunti, coloro che li assistono.
Le cifre della malattia sono notevoli e impressionanti, recenti studi stimano che nel mondo siano più di 25 milioni le persone colpite dalla malattia e, in Italia, i casi di Alzheimer (che è la forma di demenza con la percentuale più alta) sono rappresentati da più di 600 mila casi. Sono dati considerevoli che devono anche far riflettere sull’impegno assistenziale che questi malati richiedono e sui risvolti economici che ne derivano.
Sono molte le società scientifiche che si mobilitano in occasione, e non solo, di questa giornata. Molta attenzione viene posta alla ricerca scientifica orientata allo sviluppo di nuove terapie e alla diagnosi precoce, aspetto molto importante legato alla prevenzione.
Purtroppo il fatto che la malattia sia progressiva e degenerativa, non ha portato, ancora oggi, all’individuazione di una cura definitiva, gli attuali trattamenti servono solo a ridurne l’evoluzione.
Quello che deve mettere in allarme il soggetto, e chi lo circonda, sono i primi sintomi quali deficit di memoria, disturbi del linguaggio, perdita di orientamento e frequenti sbalzi di umore.
L’età maggiormente colpita sembra essere quella superiore ai 65 anni e le donne sembrano essere quelle più esposte al rischio, anche se la letteratura riporta casi di persone anche più giovani affette dalla patologia.
Purtroppo la ricerca non evidenzia una situazione rassicurante. In base ad un rapporto elaborato dall’Alzheimer’s Disease International (ADI) la cifra dei malati può addirittura triplicare entro il 2030 arrivando a toccare i 76 milioni di casi.
Sono dati decisamente preoccupanti che vedranno la ricerca e i ricercatori impegnati a trovare le soluzioni per fronteggiare la situazione e migliorare le condizioni di invecchiamento della popolazione mondiale.

Non dimentichiamoci di chi dimentica.

N.N M.S. A&V

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In alto i calici: il vino rosso nella prevenzione della demenza!

Alcuni studi suggeriscono che entro la metà di questo secolo, ben 14 milioni di persone, solo in america, saranno affette dalla malattia di Alzheimer, con enormi pressioni sulle famiglie, sul sistema sanitario e sul bilancio economico. Le stesse proiezioni riguardano anche l’Europa. Ci sono ancora pregiudizi diffusi  in merito a questioni relative alla prevenzione  e al trattamento della patogenesi della malattia, e ci si ritrova comunque impreparati ad affrontare la situazione.
Per affrontare queste sfide, vari approcci terapeutici sono attualmente sotto inchiesta,  principalmente nel tentativo di ritardare l’insorgenza della malattia e rallentare la sua progressione. Recenti studi epidemiologici (G.M. Pasinetti 2012) stanno ricercando la prova che alcuni polifenoli alimentari presenti nei prodotti dell’uva possono avere un ruolo protettivo contro la malattia di Alzheimer.
Mentre i fattori genetici sono molto rilevanti nei casi della malattia ad esordio precoce, il loro significato diminuisce nei casi di quella a forma tardiva. Continua a leggere “In alto i calici: il vino rosso nella prevenzione della demenza!”

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Prendersi cura di chi cura: il difficile ruolo del caregiver

La demenza non produce effetti solo sulla persona malata. Nella maggior parte dei casi ha un impatto importante anche sui membri della famiglia e gli amici che si prendono cura di loro. La maggior parte dei pazienti, specialmente nello stadio iniziale della malattia, possono essere assistiti a casa anziché ricorrere a case di riposo o altre strutture. Più della metà dei pazienti continua a vivere nella propria casa, e l’80-90% viene assistito da familiari e amici.
Molti studi e ricerche dimostrano che prendersi cura di una persona cara con Alzheimer o demenza spesso esige un grosso sforzo fisico e psicologico. La letteratura scientifica di riferimento mostra che i caregiver di soggetti malati di Alzheimer hanno un rischio maggiore rispetto alla popolazione generale di trovarsi con un alto livello di ormoni dello stress, l’immunità compromessa, e una maggiore incidenza di ipertensione e malattie coronariche.
Ma chi sono i caregivers?
Con questo termine si intende letteralmente,” colui che presta assistenza” e si suddividono in:

  • caregivers formali  cioè coloro che ricevono una retribuzione per l’assistenza (operatore dei servizi, assistenti familiari)
  • caregivers informali ovvero i familiari, vicini di casa, amici che dedicano il loro tempo al malato a titolo gratuito.

Sono proprio i familiari coloro i quali necessitano di maggior supporto e assistenza in quanto il percorso psicologico per accettare la malattia è simile a quello di chi vive una situazione di lutto (situazione di perdita e rinuncia). I sentimenti che spesso si scatenano sono:

  • la negazione: il rifiuto di credere vero ciò che sta accadendo può indurre alla ricerca di nuove diagnosi, alla ricerca del farmaco “risolutore”, al tentativo di convincere il malato a comportarsi “come prima”
  • l’iperattivismo: può condurre al tentativo di volersi sostituire in tutto al malato
  • la collera: è dovuta alla frustrazione per il consistente investimento di energie che non vanno a buon fine
  • la fuga: dovuta al tentativo di allontanarsi dalla fonte di ansia, al fine di preservare intatta l’immagine del malato che non si è in grado di modificare9384842-large

Le principali problematiche del caregiver riguardano la mancanza di conoscenze adeguate sulla malattia e di conseguenza le dinamiche evolutive della malattia. Questo  non permette una visione oggettiva della realtà e crea false aspettative (positive e negative). A questo si aggiungano le grosse difficoltà assistenziali che la malattia comporta. È importante saper rinunciare al ruolo di caregiver principale, quando non si è più in grado di sostenerlo. Possono crearsi dei grossi contrasti familiari, la responsabilità dell’assistenza spesso non è distribuita equamente all’interno della famiglia (stereotipi su chi dovrebbe aiutare).
Si creano difficoltà sociali e relazionali legate alle speranze e i progetti per il futuro che svaniscono man mano che ci si impegna nell’assistenza del malato oltre al grosso imbarazzo e vergogna che questi malati possono generare, provocando così l’isolamento sociale sia del soggetto sia del caregiver. Con il progredire della malattia, chi si prende cura del paziente finisce per allontanarsi dagli amici e dalle normali attività sociali. Anche le persone più devote non possono fare a meno di provare un senso di colpa per il rancore o la frustrazione che provano nel dover affrontare le modificazioni del comportamento causate dalla demenza. Infine le difficoltà emotive possono intaccare la fiducia del caregiver sull’importanza del proprio ruolo. La demenza inoltre comporta notevoli problemi finanziari per i caregiver.
Prendersi cura di un membro della famiglia con Alzheimer è particolarmente irto di difficoltà per chiunque abbia una predisposizione verso la depressione. Il tipo di assistenza che richiede il malato di Alzheimer lascia poco tempo ai caregiver per rilassarsi e fare le cose che controllano il loro stress. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che si occupano dei propri cari con Alzheimer passano più tempo in questo compito dei caregiver familiari di pazienti con altre malattie.
Non sempre è facile capire come agire ma ci sono alcuni accorgimenti su quello che il caregiver può fare:

  • Avere cura di se stesso per non esaurire le risorse emotive e fisiche nell’interesse del paziente (per lui il caregiver è la cosa più preziosa)
  • Non isolarsi (tanto più quanto più è grave la fase di malattia) per rendere più efficace il proprio atteggiamento nei confronti del paziente

La demenza è una malattia che non consente di fare i conti con la perdita una volta per tutte ma rinnova le ferite psicologiche del caregiver ogni volta che un nuovo deficit si aggiunge a quelli precedenti. È necessario economizzare le proprie risorse per spenderle a poco a poco nel tempo, anziché bruciarle tutte presto.
È  importante imparare ad affrontare nel modo migliore le varie situazioni che si possono presentare. Infatti, agendo in modo efficace sui disturbi del comportamento o dell’umore, si riuscirà a ridurre il sentimento di impotenza e di sconforto causato da una gestione della malattia poco adatta alle esigenze del paziente.  N.N.  A&V

 
[…] rispettare la persona umana menomata dalle nebbie tragiche dell’Alzheimer, inchiodata al letto o alla carrozzella, smarrita nelle sue facoltà fisiche o intellettuali, senza mai identificarla con la sua infermità che diviene anche «in-formità»: l’essere umano nella sua indegnità richiede rispetto nonostante la sua miseria fisica, psicologica, morale anzi, proprio in essa va riaffermata la perdurante dignità umana.
(E. Bianchi, La Stampa 27 maggio 2007)

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21 Settembre “La giornata mondiale dell’Alzheimer”

Il 21 settembre, in tutto il mondo si celebra la giornata mondiale dell’Alzheimer, la malattia degenerativa che colpisce ogni anno circa 500 mila persone in Italia e più di 18 milioni di persone in tutto il mondo, con un trend in continua ascesa. L’Alzheimer rappresenta il 50% di tutte le forme di demenza, con un impatto devastante sia sul soggetto colpito, sia sulla sua famiglia e con importanti ripercussioni anche sulla società. E’ una malattia neurodegenerativa sempre più diffusa nei paesi sviluppati che, con i numeri che produce ha indotto gli enti di categoria a promuovere la Giornata Mondiale dell’Alzheimer.alzheimer-300x199 Giornata che oggi è alla sua ventesima edizione e che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso una malattia che, sebbene è più frequente negli over sessanta cinque, interessa purtroppo una fetta di popolazione sempre più giovane. Da una recente ricerca statunitense si stima che, nel 2050, il numero di malati si moltiplicherà con una frequenza tale da sembrare ad una vera epidemia. La giornata di oggi serve anche agli specialisti e ai ricercatori, nei confronti dei governi di tutto il mondo, al fine di poter ottenere sempre più fondi da destinare alla ricerca di questa malattia che ad oggi non ha cura. Sebbene si siano evidenziate alcune relazioni statistiche tra incidenza del morbo, familiarità genetica, esposizione ed assunzione di alcune sostanze, le cause di questa forma di demenza sono ancora poco chiare.
Numerose sono le iniziative e le conferenze promosse in tutto il mondo sull’argomento, per quanto riguarda gli eventi proposti in Italia vi consigliamo di visionare il sito della Federazione Alzheimer Italia.        N.N A&V

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