Tag: Assistenza

Le competenze dell’OSS a domicilio Un ruolo importante

Come già precedentemente affrontato in altri articoli, l’assistenza domiciliare rappresenta un servizio importante che viene erogato direttamente a casa del paziente. Tra i servizi offerti, modulati sulla base delle condizioni dell’utente, vi è quello assistenziale, il cui impegno può variare in base al livello di autonomia del paziente.
L’Operatore Socio Sanitario riveste un ruolo importante e in prima persona in questo tipo di assistenza. Come dicevamo il suo impegno corrisponde al livello di autonomia del soggetto assistito:

  • Nel primo livello (livello base) le competenze dell’OSS sono orientate ad anziani che conservano ancora alcune autonomie e sono parzialmente autosufficienti. Vengono anche assistite utenti a rischio emarginazione sociale, in condizioni di solitudine necessitanti di cure personali o di sostegno psicologico;
  • Nel secondo livello le prestazioni erogate sono rivolte a persone in condizioni di non autosufficienza, con l’obiettivo di garantire il più a lungo possibile la loro permanenza a domicilio. Vengono offerti servizi sia di tipo assistenziale, sia di tipo medico, infermieristico e riabilitativo.
  • Il terzo livello è quello più complesso e solitamente viene erogato dal Servizio di Assistenza Domiciliare dell’ASL di residenza.

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Le lesioni da pressione Più comunemente dette piaghe da decubito

La lesione da pressione (o ulcera da decubito) è una lesione del tessuto cutaneo, con evoluzione necrotica (necrosi = morte dei tessuti), che interessa l’epidermide, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, la muscolatura e le ossa. Piuttosto comunemente è detta anche “piaga”.
Le ulcere da decubito sono quindi lesioni della pelle e dei tessuti più profondi, che insorgono nelle parti del corpo più a lungo soggette a pressione durante una protratta permanenza a letto o in posizione seduta. I pazienti più a rischio sono quelli impossibilitati o limitati a muoversi in modo autonomo. Le localizzazioni più ricorrenti delle ulcere (che variano comunque a seconda della posizione assunta più frequentemente dal malato) sono la regione sacrale (l’area dove si congiungono i glutei), la nuca, i talloni, le scapole, le ginocchia, le orecchie, la colonna vertebrale, la zona dei femori.
Le lesioni possono comparire ed evolversi in modo molto rapido ( sono sufficienti due/tre ore di pressione nella stessa posizione); una volta che si sono formate sono difficili da trattare e sin alcuni casi risultano inguaribili. Nelle persone a rischio, la sollecita adozione di provvedimenti di carattere preventivo riveste quindi notevole importanza.
Le lesioni da decubito spesso sono delle conseguenze dovute a una inadeguata assistenza in ambito domiciliare per mancanza di conoscenze da parte dei care-giver o in ambito ospedaliero. Non attivare immediate tecniche di prevenzione con utilizzo di moderni ausili antidecubito può provocare gravissime lesioni.

Le cause possono essere intrinseche (causate cioè da problematiche interne della persona stessa):

  • Rallentamento del circolo, alterazione del tessuto cutaneo;
  • Riduzione della sensibilità cutanea;
  • Diminuzione della massa muscolare che espone maggiormente le prominenze ossee;
  • Magrezza eccessiva (anche se possono verificarsi anche nelle persone sovrappeso);
  • Malnutrizione;
  • Infezioni generiche o localizzate;
  • Scadenti condizioni generali, anche dei problemi di gestione del paziente;
  • Disturbi psichici;
  • Demenza;
  • Disturbi della personalità.

o estrinseche (cioè causate da fattori esterni)

  • Compressione prolungata (forze verticali);
  • Sfregamento cutaneo: forze orizzontali che tendono a rendere la zona cutanea facilmente aggredibile essendo delicata ;
  • Cute delicata, disidratata, secca;
  • Piano di appoggio inadeguato: lenzuola, materassi, cuscini;

Gli stadi delle lesioni:ulcere-piaghe-decubito-pressione

I sistemi di classificazione o stadiazione delle lesioni da pressione identificano per stadi le lesioni basandosi sulle condizioni degli strati del tessuto interessato. Le classificazioni per stadi non hanno il compito di descrivere globalmente la lesione, ma di quest’ultima ne forniscono una descrizione anatomica, relativamente semplice, della sua profondità.

  • Stadio I: eritema fisso (che non scompare se lo si schiaccia con il dito) della cute integra; altri segni indicativi dell’imminente insorgenza della lesione possono essere lo scolorimento cutaneo, il calore o l’indurimento.
  • Stadio II: ferita a spessore parziale che coinvolge l’epidermide e/o il derma. La lesione è superficiale e clinicamente si presenta come una abrasione, una vescicola o un lieve cavità;
  • Stadio III: ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo che si può estendere fino alla sottostante fascia muscolare senza però attraversarla; la lesione si presenta clinicamente come una cavità profonda che può sottominare o meno il tessuto contiguo.
  • Stadio IV: ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi e danno ai muscoli, ossa e strutture di supporto (tendini, capsule articolari) la presenza di sottominature del tessuto e di tratti cavitari può essere associata a lesioni da decubito di stadio 4.

Complicanze

  • Infezioni
  • Disidratazione
  • Anemia
  • Squilibri idroelettrolitici
  • Deplezione proteica
  • Sepsi (al III e IV stadio e nelle ulcere chiuse)
  • Osteomielite
  • degenerazione carcinomatosa

La prevenzione

Il primo intervento di prevenzione consiste nell’identificare le condizioni che possono favorire lo sviluppo delle ulcere da decubito e i pazienti a rischio. Gli anziani rappresentano la popolazione a rischio più elevato di ulcere per la frequente concomitanza di fattori quali incontinenza, debilitazione, denutrizione e di alcune malattie che ne facilitano in vario modo la formazione (diabete, disturbi circolatori, malattie cerebrovascolari). Nella prevenzione delle lesioni da decubito l’assistenza deve essere finalizzata ad eliminare o a ridurre i principali fattori di rischio, il primo dei quali è l’immobilità. La prima e più importante misura consiste infatti nell’attuare un frequente e regolare cambio di posizione dell’infermo (almeno ogni due ore) sia di giorno sia di notte: se non si interviene in questo senso ogni altro trattamento è destinato a rivelarsi inefficace. Si alternerà la posizione sui due fianchi con quella supina e si ricorrerà per brevi periodi a quella prona (a pancia in giù), se viene tollerata. Se si utilizza la posizione semiseduta (per non più di due ore) andrà contrastata la tendenza del corpo a scivolare in avanti con l’uso di opportuni appoggi o cuscini per evitare il rischio di lesioni da sfregamento della pelle contro le lenzuola o il piano di appoggio. Il cambio di posizione va eseguito sollevando o ruotando delicatamente il malato e non strisciando il suo corpo sul piano del letto. La manovra richiede la presenza contemporanea di due persone. Queste persone non devono avere unghie lunghe, anelli prominenti, né orologio al polso, onde evitare di provocare piccole lesioni destinate a trasformarsi in vere e proprie ulcere.
Spesso problemi organizzativi e la carenza di personale di assistenza non consentono di rispettare questi intervalli nella mobilizzazione del paziente. Per allungare i tempi tra una rotazione e l’altra si possono utilizzare alcuni presidi che consentono di alleviare la pressione sulle aree di appoggio del corpo, sapendo però che alcuni sono efficaci altri meno.
Ultima, ma non ultima, misura di prevenzione riguarda le cure igieniche attente e scrupolose. La cute deve essere mantenuta asciutta, elastica e pulita. Non ci devono essere pieghe o briciole nelle lenzuola. Assolutamente da evitare le “frizioni” con soluzioni a base alcoolica, primo perché l’alcool, seccando la pelle, la espone a maggior rischio di lesioni e secondo perché la forza e la pressione esercitata dalla frizione può essa stessa facilitare l’insorgenza delle ulcere.     N.N. A&V

“Meglio ci guarisce il medico che ci fa vedere anche la sua piaga”                         Ugo Bernasconi

 

 

 

 

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Il Demente e la Sindrome del Tramonto o sindrome del sole calante

E’ conosciuta come sindrome del tramonto o sindrome del sole calante (sun down syndrome), si manifesta con reazioni improvvise e imprevedibili e colpisce le persone affette da demenza. Si stima che ne soffra infatti circa il 10% degli anziani e l’ 80% delle persone colpite dalla malattia di Alzheimer. In queste persone la scomparsa degli ultimi raggi di sole coincide con l’ alterarsi di attività cognitive come percezione e memoria. La sua manifestazione è abbastanza variegata e si presenta con la comparsa di uno stato confusionale, l’ incapacità di mantenere l’ attenzione, la disorganizzazione del pensiero e del discorso, inversioni dei ritmi di sonno e veglia, deliri ed allucinazioni. E’ una manifestazione che pare essere in continuo aumento ma non così nuova in quanto gli effetti del calar del sole furono già descritti da Ippocrate nella teoria degli “umori” e nei quattro elementi che possono influenzare la salute dell’uomo. Continua a leggere Il Demente e la Sindrome del Tramonto o sindrome del sole calante

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Le cure igieniche nell’anziano Interazione tra ambiente e salute umana

L’igiene  è il ramo della medicina che tratta le interazioni tra l’ambiente e la salute umana. Elabora criteri, esigenze e misure riguardanti lo stato ambientale e il comportamento individuale e collettivo. Scopi: prevenzione primaria onde evitare e combattere malattie e promozione del benessere e dell’efficienza umana.

Negli stati moderni, le misure igieniche che aumentarono notevolmente la durata media della vita umana furono l’organizzazione e l’emanazione di leggi su:

  • rifornimento di acqua potabile,
  • canalizzazione,
  • smaltimento dei rifiuti,
  • attività di costruzione di abitati e di strade asfaltate,
  • valori limite per l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento acustico,
  • allevamento di bestiame e tenuta di animali domestici (zoonosi),
  • commercio di alimentari,
  • norme di lavoro,
  • vaccinazioni,
  • ecc.

Riguardo l’ambito lavorativo l’igiene consiste nella difesa da possibili germi patogeni, attuabile con misure di disinfezione, sterilizzazione e smaltimento di rifiuti speciali per evitare infezioni. L’igiene clinica è prevalentemente orientata verso la difesa dai germi patogeni riscontrabili negli ospedali. I relativi batteri sono spesso stirpi resistenti a quasi tutti gli antibiotici. Questo a causa del loro continuo uso negli ospedali e dell’abuso che ne fa la popolazione.

COME AFFRONTARE I PROBLEMI DELL’IGIENE PERSONALEConsigli-acqua_Igiene

Rispettare il bisogno di privacy e la dignità del assistito  Rimanere presenti mentre l’assistito si lava, sia per semplice sorveglianza che per dargli aiuto, può essere fonte di stress e di imbarazzo. La maggior parte delle persone si sono lavate da sole fin dall’infanzia e per tutta la vita e troveranno quindi difficile accettare la nostra presenza durante tale operazione. Il livello di imbarazzo dipende dal tipo di rapporto, dal sesso e dall’entità dell’aiuto richiesto. L’assistito proverà forse minor imbarazzo in un contesto di tipo ospedaliero, per cui sarà possibile alleviare parte del suo disagio facendolo aiutare da un’infermiera. Oppure, se l’assistito frequenta un centro diurno, possiamo fare in modo che il personale si incarichi di farlo lavare.
Se l’assistito è ancora in grado di fare il bagno o la doccia da solo, è un’utile precauzione quella di togliere la chiave del bagno; altrimenti potrebbe chiudersi dentro e poi non ricordare più come aprire o non riuscirvi, il che lo metterebbe in una condizione di panico. Inoltre, se dovesse avere un malore mentre è nella vasca, addormentarsi o semplicemente dimenticarsi di uscire, sarebbe difficile soccorrerlo. Per rispettare la sua privacy, si potrebbe far mettere un segnale sulla porta che indichi quando il bagno è occupato.

Per quanto riguarda il rispetto della dignità è assolutamente importante non far mai pesare la condizione di non autosufficienza. Affermazioni quali: “sei di nuovo sporco”, “ti ho appena cambiato e pulito”, “se devi fare pipì, fattela addosso tanto hai il pannolone”, “che schifo”, “non sei capace a fare nulla”, possono scatenare situazioni depressive ed essere fonte di profonde umiliazioni. Ricordiamoci sempre che dietro a quello che ci sembra solo un “anziano incapace” esiste una persona con una dignità ed un bagaglio di esperienze e di cultura, che vanno assolutamente rispettate. Evitiamo di rivolgerci a loro chiamandoli “nonno” a meno che non siano loro a dircelo, alcuni anziani non sono mai nemmeno diventati genitori o non hanno mai avuto dei nipoti.

Garantire l’assistenza necessaria senza privare il assistito dell’indipendenza

L’assistenza varia in funzione del livello di comprensione e delle capacità residue. Per esempio, possiamo lasciare che la persona si lavi da sola, facendoci avanti solo quando è necessario, oppure possiamo spiegarle o farle vedere passo passo che cosa deve fare. Se possibile, è bene lasciare che cominci e finisca le operazioni da sola, subentrando o dando aiuto solo quando è necessario. Se è ancora in grado di capire immagini o scritte, possiamo aiutarci con annotazioni o disegni che servano da promemoria. Un’altra possibilità è quella di fare tutti i preparativi e lasciare poi che l’assistito si lavi da solo (ad es. preparare gli indumenti puliti, riempire d’acqua la vasca, preriscaldare  la stanza, mettere in mostra asciugamano, shampoo e sapone, ecc.).

Adottare accorgimenti che diano sicurezza

Alcuni assistiti possono avere paura di fare il bagno e preferiscono non essere lasciati soli. La paura è di solito associata alla temperatura e alla profondità dell’acqua o al pericolo di cadere. Poiché gli anziani sono più sensibili alle temperature estreme, può darsi che il nostro assistito trovi l’acqua troppo calda e la stanza troppo fredda; bisogna perciò tenerlo presente quando si prepara la vasca e la stanza. La preoccupazione di cadere può essere meno forte se teniamo il livello dell’acqua più basso e mettiamo un tappetino antiscivolo nella vasca e fuori dalla vasca sul pavimento. L’uso di un bagno-schiuma o di un tappetino colorato può rendere più facile giudicare la profondità dell’acqua, ma attenzione che il colore del tappetino non sia troppo scuro, altrimenti potrebbe dare l’idea di un buco. A volte è sufficiente aiutare il assistito ad entrare e uscire dalla vasca, lasciando poi che faccia il bagno da solo.

Rispettare le abitudini dell’ assistitomantenere-igiene

La doccia può essere una buona alternativa se il assistito si rifiuta di fare il bagno. Può darsi infatti che nel corso degli anni egli abbia seguito un certo tipo di routine (ad es. fare la doccia durante la settimana e il bagno soltanto il sabato). È probabile che non ci sia motivo di imporre una diversa routine. Per alcuni assistiti è più facile fare il bagno che la doccia, per altri è il contrario. Alcuni trovano difficile entrare e uscire dalla vasca, per altri la doccia è motivo di ansia. Se comunque fare il bagno o la doccia comporta troppi problemi, è necessario limitarsi a una pulizia “asciutta”. Se sono abituati ad usare la spugna ricordiamoci che sarebbe opportuno che fossero almeno due, una per le parti intime e una per il resto del corpo, evitando di usarne solo una per tutto. Una volta utilizzata la spugna andrebbe sciacquata, disinfettata magari con un po’ di amuchina e riporla poi in un luogo asciutto. Lo stesso principio vale per la saponetta, meglio preferire il sapone liquido, ma non tutti vogliono usarlo perché troppo costoso. Anche la saponetta va poi riposta in un contenitore asciutto dopo averla sciacquata e asciugata. Se sono abituati ad usare il “borotalco”, ricordiamoci che può macerare, meglio usare il bicarbonato.

Fare in modo che il bagno diventi una cosa piacevole

È importante che si cerchi di rendere l’operazione del lavarsi il più gradevole possibile. Questo non può succedere se la stanza è fredda e poco confortevole, o se l’assistito si sente forzato, imbarazzato, trattato come un bambino, impaurito o sgridato. Anche se è importante assicurarsi che si lavi bene e regolarmente, fare il bagno non deve diventare un tormento. Come chiunque altro, gli assistiti apprezzano un buon profumo, il talco, il bagnoschiuma, la musica, ecc.

Creare in bagno un ambiente sicuro

È bene fissare delle maniglie per tenersi in vari punti del bagno, in modo che l’assistito possa spostarsi facilmente ed entrare e uscire dalla vasca. Può essere utile avere nella vasca un sedile e un dispositivo per la doccia, in modo che egli possa sedersi e fare la doccia. Si può anche mettere una sedia nella doccia, se per l’assistito è difficile rimanere in piedi, oppure è insicuro e rischia di scivolare. Per evitare questo pericolo, bisogna assicurarsi che tutti i tappeti del bagno siano ben fissati. È buona norma togliere dal bagno tutti gli oggetti non necessari, che possono contribuire alla confusione o essere usati impropriamente. Gli articoli di cui il assistito ha bisogno o che desidera usare si metteranno in bella mostra, oppure gli verranno consegnati al momento opportuno. Attenzione alle stanze da bagno in cui ci sono i boiler a gas, aprire l’acqua calda e tenere chiusa la finestra, può essere fonte di intossicazione da monossido di carbonio in quanto la fiamma del gas brucia tutto l’ossigeno nella stanza e l’assistito può perdere i sensi e respirare solo anidride carbonica. È sufficiente lasciare uno spiraglio della finestra aperta in modo da garantire il ricircolo dell’aria.

L’ IGIENE IN ALCUNE CONDIZIONIigiene_personale_grande


Persona autosufficiente:
chi è in grado di svolgere in modo autonomo le proprie attività deve essere sempre sollecitato a farlo, anche se per particolari condizioni ( intervento, malattia) è lento.
Persona parzialmente autosufficiente: chi per particolari motivi non può alzarsi dal letto, o non può usare un arto (ingessatura), ma è in grado di eseguire in gran parte da solo la pulizia personale, riceve aiuto, va controllato o va sostituito.
Persona non autosufficiente, senza deficit cognitivi: dovrà essere lavata, si rispetteranno le sue abitudini e le sue richieste.
Persona non autosufficiente con deficit cognitivi: bisognerà capire dal suo comportamento cosa gradisce e cosa no. Attenzione all’aggressività che le cure igieniche possono scatenare. Se è possibile chiedere ai parenti cosa gradiva .
Persona con deficit sensitivi: in modo particolare con lesioni che impediscono di riconoscere il caldo ed il freddo (pericolo di ustioni) ed il dolore. Attenzione a non provocare ustioni o lesioni, controllare la temperatura dell’acqua prima di immergere il corpo o parti di esso.
Persona con disturbi della personalità: attenzione alle reazioni che le cure igieniche possono sviluppare (aggressività, chiusura, rifiuto).
Persone affette da diabete: neuropatia, vasculopatia specie del piede con possibilità di lesioni e difficoltà nella guarigione.
Asciugare accuratamente i piedi, specie tra le dita.
Applicare creme idratanti per mantenere la cute morbida ed evitare fissurazioni o screpolature.
Persone anziane: rispettare le abitudini, favorire l’autonomia o recuperare le capacità residue.

 

IGIENE E DEMENZA


I malati di demenza hanno bisogno di assistenza crescente nelle operazioni di igiene personale
. Man mano che la malattia progredisce, possono avere difficoltà a maneggiare strumenti come un pettine o uno spazzolino da denti. Possono anche dimenticare il significato di questi oggetti, ma anche dimenticare che bisogna fare una determinata cosa, avere l’impressione di averla già fatta, oppure perdere interesse per la cura di sé. Tuttavia, il fatto che abbiano bisogno di maggiore aiuto non significa necessariamente che siano disposti ad accettarlo. Talvolta mettono in atto una vera e propria lotta. Può darsi che male sopportino di dipendere da un’altra persona, o che abbiano la sensazione che questa invada la loro privacy. Inoltre, è possibile che non sentano l’importanza di lavarsi regolarmente o di badare al proprio aspetto. Chi assiste il malato, ha l’obbligo di fornire il giusto grado di assistenza alle sue crescenti necessità, rispettando tuttavia il bisogno di privacy e di indipendenza.    N.N A&V

“Una mano lava l’altra tutte e due lavano il viso” . Proverbio

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La disfagia nell’anziano Cos'è e come si manifesta

Cos’è la disfagia e come si manifesta?
La disfagia è un’alterazione del meccanismo che consente di deglutire. E’ l’impossibilità o il rallentamento a deglutire autonomamente . E’ un importante problema che si manifesta non raramente nell’anziano in caso di alcune patologie neurologiche quali l’ictus, la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, e in altre malattie che possono colpire anche i più giovani, come la sclerosi multipla.
Il disturbo in alcuni casi può essere causato dall’indebolimento dei muscoli della mascella e della perdita di denti o un effetto collaterale della somministrazione di alcuni farmaci.
La disfagia può essere causa di complicanze gravi una fra le più gravi è la polmonite ab ingestis, ovvero l’ingestione di liquidi e di cibo che, attraverso le prime vie aeree, vanno direttamente nei polmoni provocando febbre elevata con shock settico che a volte può addirittura provocare la morte del soggetto. L’aspirazione è il rischio maggiore in cui si può incorrere somministrando il pasto a una persona con disfagia. Si manifesta con senso di soffocamento, tosse insistente e comparsa di colorito rosso o cianotico. Altre possibili complicazioni sono rappresentate da disidratazione e malnutrizione, perché per paura si beve e si mangia di meno.
Si manifesta con alcuni segni tipici quali:
– tosse, soprattutto in coincidenza con la deglutizione;
– voce gorgogliante;
– febbre;
– residui alimentari in bocca e possibile fuoriuscita di cibo dal naso;
– risveglio notturno per eccessi di tosse e soffocamento;
– perdita di peso non spiegata.
Chi presenta questi sintomi deve rivolgersi al medico di famiglia che farà una prima valutazione e successivamente sottoporsi ad alcuni test. Uno dei test più usati è il test del bolo d’acqua che consiste nel bere un certo volume di acqua mentre l’esaminatore valuta la comparsa di senso di soffocamento o altri sintomi come tosse o sforzo nel deglutire.

Come si può dar da mangiare a chi è disfagico?Disfagia
Quando si assiste una persona con disfagia è importante seguire alcuni accorgimenti come:
– dar da mangiare al soggetto mettendolo seduto diritto, con un comodo sostegno per gli avambracci, e i piedi appoggiati a terra. Se tale posizione non può essere assunta, e il soggetto è a letto, allora il tronco deve essere alzato il più possibile, anche utilizzando più di un cuscino da mettere come appoggio alla schiena;
– posizionare il capo o il collo, in base alla fase della deglutizione deficitaria, in diverse posizioni per facilitare la discesa del cibo;
– consumare il pasto in un ambiente tranquillo, silenzioso e ben illuminato;
– aiutare il soggetto a mangiare lentamente, rispettando per ogni singolo boccone il volume consigliato e non introdurne un secondo se quello precedente non è stato completamente deglutito (attenzione ai residui di cibo che permangono in bocca);
– far eseguire colpi di tosse volontari a intervalli regolari per liberare le vie aeree superiori dall’eventuale presenza di residui di cibo;
– evitare che, durante la somministrazione del cibo, il soggetto cambi posizione spostando, per esempio, la testa verso l’alto;
– evitare di far parlare il soggetto durante il pasto, né guardare la televisione, né distrarlo in alcun modo.

Quale dieta seguire?
Per poter aiutare una persona con disfagia ad alimentarsi in modo il più possibile “normale” occorre fare un vero e proprio svezzamento che deve prevedere una progressione di cibi basata sulla capacità di masticazione e di deglutizione del singolo. Il trattamento dietetico della disfagia prevede l’uso di alimenti e bevande a densità modificata.
La supplementazione con integratori dietetici è indicata solo nei casi in cui l’assunzione alimentare sia inadeguata.
Quando si parla di alimenti e bevande a densità modificata si intende l’utilizzo di alcune sostanze che servono per “addensare” gli alimenti liquidi quali per esempio:
– gelatine;
– farina;
– fecola;
– fiocchi di patate;
– alcuni preparati commerciali come l’amido di mais modificato, che permette di mantenere la stessa consistenza nel tempo, mantiene le caratteristiche organolettiche dell’alimento e può essere utilizzato sia nei cibi caldi sia nei cibi freddi.

Quando si usano gli addensanti è sempre bene aggiungerli gradualmente perché alcuni agenti addensanti hanno un effetto quasi istantaneo, mentre altri possono avere un effetto graduale che dura vari minuti, nel qual caso il cibo rischia di diventare troppo denso nel qual caso si può ricorrere a brodo vegetale, brodo di carne, latte.
La consistenza semisolida (passati e frullati densi, omogeneizzati di carne e pesce, purea, uova strapazzate, formaggi morbidi e cremosi, budini) e semiliquida (gelati, creme, passati di verdure, frullati e omogeneizzati di frutta) consente di ottenere una giusta scorrevolezza, eliminando il lavoro di masticazione e riducendo il rischio di soffocamento causato dall’ingestione di porzioni voluminose di cibo.
In linea generale i principali alimenti da evitare in quanto particolarmente pericolosi per il rischio di polmonite da ingestione sono, alimenti a doppia consistenza, come per esempio la zuppa di latte, la pastina in brodo, il minestrone con verdure a pezzi che hanno tutti una consistenza disomogenea e in bocca si scindono con facilità, sfuggendo facilmente al controllo; alimenti filanti come i formaggi cotti, la mozzarella; alimenti solidi di difficile gestione in bocca come caramelle, confetti (di qualsiasi formato e consistenza), riso, fette biscottate, legumi interi (piselli, fagioli, fave, lenticchie), carne filacciosa o asciutta. Sono ancora da evitare alcolici, pane, cracker e grissini, la frutta secca, i frutti di bosco (mirtilli, ribes, melagrane, more, lamponi) e i gelati con pezzi di nocciole, scaglie di cioccolato, canditi.
La temperatura dei cibi deve essere a temperatura più alta o più bassa di quella corporea: in particolare i cibi freddi aumentano la forza e la velocità della deglutizione.
Dopo i pasti è importante provvedere all’igiene orale per eliminare eventuali residui di cibo. Nel soggetto con disfagia è importante detergere la lingua perché una deglutizione meno efficace facilita la comparsa di funghi e infezioni del cavo orale.
Infine, dopo il pasto il soggetto deve rimanere seduto almeno 15-20 minuti . Non potendo utilizzare, specialmente all’inizio del trattamento riabilitativo della deglutizione, dentifrici e colluttori in quanto il soggetto potrebbe ingerirli o, peggio ancora, inalarli, può essere utilizzata in sostituzione una garza sterile o uno spazzolino per bambini a setole morbide, imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio.  N.N A&V

Come e quando, giusta il male,
Quante volte, e quanto, e quale
Ad assumer s’abbia il vitto
Fia dal medico prescritto.
-Dell’ordinazione della dieta. Regimen Sanitatis Salerni  (Capo LVI)

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