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I numeri della Demenza Rapporto Mondiale Alzheimer 2015

Come già considerato in precedenti articoli, le demenze sono classificate a seconda della tipologia, di seguito riportiamo quelle maggiormente frequenti:

  • Demenza di Alzheimer
  • Demenza vascolare
  • Demenza frontotemporale
  • Demenza a corpi di Lewy

Questo tipo di malattia ha un fortissimo impatto in termini sociali, sanitari ed economici. Coinvolge pesantemente le famiglie, spesso i servizi sono insufficienti e rappresentano una delle maggiori cause di disabilità, non solo riferita al malato ma anche nei confronti della famiglia stessa. In alcuni casi i familiari sono costretti a rinunciare al lavoro per prendersi cura del proprio congiunto malato, con tutte le intuibili ripercussioni a livello sociale. Continua a leggere I numeri della Demenza Rapporto Mondiale Alzheimer 2015

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Il consenso informato Una pratica fondamentale

Il consenso informato è il presupposto per la legittimità dell’attività medica. Infatti, vige il principio per il quale nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici contro la sua volontà (art. 32 della Costituzione).
Questa regola, di rango costituzionale, è poi confermata a livello internazionale dalla Convenzione di Oviedo del 1997 che è stata ratificata dall’Italia con la Legge n. 145 del 28 marzo 2001 che stabilisce alcuni principi.
Costituisce un imprescindibile dovere di operare per l’interesse globale della persona e, la liceità di qualsiasi atto sanitario deriva dal consenso dell’avente diritto.
Il consenso, per essere valido, deve avere alcune caratteristiche:

  • ogni intervento o terapia, invasivo o no, necessita dell’assenso dell’interessato che deve essere informato;
  • l’assenso deve essere consapevole, ovvero deve essere preceduto da una adeguata informativariguardo alle caratteristiche, ai rischi e alle finalità dell’intervento.
    Infine, anche qualora il consenso sia stato concesso, il paziente è sempre libero di ritirarlo in qualsiasi momento;
  • deve essere valido, ovvero espresso con comprensione e cognizione;
  • non deve essere ottenuto con imposizione e costrizione deve, cioè, essere ottenuto liberamente e consapevolmente da tutti i soggetti capaci di intendere e volere;
  • le informazioni che vengono trasmesse devono essere inequivocabili ovvero devono lasciar poco spazio all’interpretazione

Sebbene non ci sia una regola normativa precisa rispetto alla sua forma, è preferibile che il consenso sia manifestato in forma scritta, questo agevola la struttura sanitaria nel momento in cui viene in discussione l’esistenza del consenso medesimo e occorre fornire la prova che il paziente si sia sottoposto volontariamente al trattamento.
In particolare, in caso di urgenza (cioè nelle situazioni in cui si è in presenza di un soggetto che non è in grado di formulare l’assenso e che è in pericolo imminente per la sua salute) il medico è tenuto ad intervenire e la sua attività è pienamente legittima, giacché sia il codice civile, sia il codice penale garantiscono i sanitari che intervengono in caso di necessità e urgenza, cioè per salvare una persona da
un rischio grave e imminente per la sua salute.consenso-informato

Il paziente e’ l’unico soggetto a poter decidere interventi estranei al proprio corpo, sulla base dei diritti alla vita, all’integrità fisica, alla sicurezza della propria persona, alla libertà personale. Sono esclusi i portatori di deficit cognitivi e le persone dichiarate non in grado di intendere e volere da un medico legale.
 
Ma chi può esprimere il parere e il consenso informato?
Il diretto interessato è l’unica persona in grado di esprimerlo. In vece sua, in caso di dichiarazione di incapacità di intendere e volere, è il tutore legale o, in sua assenza, il giudice tutelare. I parenti stretti, anche quelli di primo grado, non sono tenuti a dare nessun tipo di consenso, a meno che non si tratti di minori, ai quali i genitori sono tenuti a rispondere. Per gli anziani con problemi di incapacità di intendere e volere possono esprimere il consenso le figure che abbiamo sopra menzionato.

N.N A&V

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21 Settembre, Giornata Mondiale dell’Alzheimer

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, Anziani & Vita vuole dedicare un pensiero a tutte le persone che ogni giorno combattono contro la malattia, siano essi i malati siano essi i parenti, i congiunti, coloro che li assistono.
Le cifre della malattia sono notevoli e impressionanti, recenti studi stimano che nel mondo siano più di 25 milioni le persone colpite dalla malattia e, in Italia, i casi di Alzheimer (che è la forma di demenza con la percentuale più alta) sono rappresentati da più di 600 mila casi. Sono dati considerevoli che devono anche far riflettere sull’impegno assistenziale che questi malati richiedono e sui risvolti economici che ne derivano.
Sono molte le società scientifiche che si mobilitano in occasione, e non solo, di questa giornata. Molta attenzione viene posta alla ricerca scientifica orientata allo sviluppo di nuove terapie e alla diagnosi precoce, aspetto molto importante legato alla prevenzione.
Purtroppo il fatto che la malattia sia progressiva e degenerativa, non ha portato, ancora oggi, all’individuazione di una cura definitiva, gli attuali trattamenti servono solo a ridurne l’evoluzione.
Quello che deve mettere in allarme il soggetto, e chi lo circonda, sono i primi sintomi quali deficit di memoria, disturbi del linguaggio, perdita di orientamento e frequenti sbalzi di umore.
L’età maggiormente colpita sembra essere quella superiore ai 65 anni e le donne sembrano essere quelle più esposte al rischio, anche se la letteratura riporta casi di persone anche più giovani affette dalla patologia.
Purtroppo la ricerca non evidenzia una situazione rassicurante. In base ad un rapporto elaborato dall’Alzheimer’s Disease International (ADI) la cifra dei malati può addirittura triplicare entro il 2030 arrivando a toccare i 76 milioni di casi.
Sono dati decisamente preoccupanti che vedranno la ricerca e i ricercatori impegnati a trovare le soluzioni per fronteggiare la situazione e migliorare le condizioni di invecchiamento della popolazione mondiale.

Non dimentichiamoci di chi dimentica.

N.N M.S. A&V

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Le cure igieniche nell’anziano Interazione tra ambiente e salute umana

L’igiene  è il ramo della medicina che tratta le interazioni tra l’ambiente e la salute umana. Elabora criteri, esigenze e misure riguardanti lo stato ambientale e il comportamento individuale e collettivo. Scopi: prevenzione primaria onde evitare e combattere malattie e promozione del benessere e dell’efficienza umana.

Negli stati moderni, le misure igieniche che aumentarono notevolmente la durata media della vita umana furono l’organizzazione e l’emanazione di leggi su:

  • rifornimento di acqua potabile,
  • canalizzazione,
  • smaltimento dei rifiuti,
  • attività di costruzione di abitati e di strade asfaltate,
  • valori limite per l’inquinamento atmosferico e l’inquinamento acustico,
  • allevamento di bestiame e tenuta di animali domestici (zoonosi),
  • commercio di alimentari,
  • norme di lavoro,
  • vaccinazioni,
  • ecc.

Riguardo l’ambito lavorativo l’igiene consiste nella difesa da possibili germi patogeni, attuabile con misure di disinfezione, sterilizzazione e smaltimento di rifiuti speciali per evitare infezioni. L’igiene clinica è prevalentemente orientata verso la difesa dai germi patogeni riscontrabili negli ospedali. I relativi batteri sono spesso stirpi resistenti a quasi tutti gli antibiotici. Questo a causa del loro continuo uso negli ospedali e dell’abuso che ne fa la popolazione.

COME AFFRONTARE I PROBLEMI DELL’IGIENE PERSONALEConsigli-acqua_Igiene

Rispettare il bisogno di privacy e la dignità del assistito  Rimanere presenti mentre l’assistito si lava, sia per semplice sorveglianza che per dargli aiuto, può essere fonte di stress e di imbarazzo. La maggior parte delle persone si sono lavate da sole fin dall’infanzia e per tutta la vita e troveranno quindi difficile accettare la nostra presenza durante tale operazione. Il livello di imbarazzo dipende dal tipo di rapporto, dal sesso e dall’entità dell’aiuto richiesto. L’assistito proverà forse minor imbarazzo in un contesto di tipo ospedaliero, per cui sarà possibile alleviare parte del suo disagio facendolo aiutare da un’infermiera. Oppure, se l’assistito frequenta un centro diurno, possiamo fare in modo che il personale si incarichi di farlo lavare.
Se l’assistito è ancora in grado di fare il bagno o la doccia da solo, è un’utile precauzione quella di togliere la chiave del bagno; altrimenti potrebbe chiudersi dentro e poi non ricordare più come aprire o non riuscirvi, il che lo metterebbe in una condizione di panico. Inoltre, se dovesse avere un malore mentre è nella vasca, addormentarsi o semplicemente dimenticarsi di uscire, sarebbe difficile soccorrerlo. Per rispettare la sua privacy, si potrebbe far mettere un segnale sulla porta che indichi quando il bagno è occupato.

Per quanto riguarda il rispetto della dignità è assolutamente importante non far mai pesare la condizione di non autosufficienza. Affermazioni quali: “sei di nuovo sporco”, “ti ho appena cambiato e pulito”, “se devi fare pipì, fattela addosso tanto hai il pannolone”, “che schifo”, “non sei capace a fare nulla”, possono scatenare situazioni depressive ed essere fonte di profonde umiliazioni. Ricordiamoci sempre che dietro a quello che ci sembra solo un “anziano incapace” esiste una persona con una dignità ed un bagaglio di esperienze e di cultura, che vanno assolutamente rispettate. Evitiamo di rivolgerci a loro chiamandoli “nonno” a meno che non siano loro a dircelo, alcuni anziani non sono mai nemmeno diventati genitori o non hanno mai avuto dei nipoti.

Garantire l’assistenza necessaria senza privare il assistito dell’indipendenza

L’assistenza varia in funzione del livello di comprensione e delle capacità residue. Per esempio, possiamo lasciare che la persona si lavi da sola, facendoci avanti solo quando è necessario, oppure possiamo spiegarle o farle vedere passo passo che cosa deve fare. Se possibile, è bene lasciare che cominci e finisca le operazioni da sola, subentrando o dando aiuto solo quando è necessario. Se è ancora in grado di capire immagini o scritte, possiamo aiutarci con annotazioni o disegni che servano da promemoria. Un’altra possibilità è quella di fare tutti i preparativi e lasciare poi che l’assistito si lavi da solo (ad es. preparare gli indumenti puliti, riempire d’acqua la vasca, preriscaldare  la stanza, mettere in mostra asciugamano, shampoo e sapone, ecc.).

Adottare accorgimenti che diano sicurezza

Alcuni assistiti possono avere paura di fare il bagno e preferiscono non essere lasciati soli. La paura è di solito associata alla temperatura e alla profondità dell’acqua o al pericolo di cadere. Poiché gli anziani sono più sensibili alle temperature estreme, può darsi che il nostro assistito trovi l’acqua troppo calda e la stanza troppo fredda; bisogna perciò tenerlo presente quando si prepara la vasca e la stanza. La preoccupazione di cadere può essere meno forte se teniamo il livello dell’acqua più basso e mettiamo un tappetino antiscivolo nella vasca e fuori dalla vasca sul pavimento. L’uso di un bagno-schiuma o di un tappetino colorato può rendere più facile giudicare la profondità dell’acqua, ma attenzione che il colore del tappetino non sia troppo scuro, altrimenti potrebbe dare l’idea di un buco. A volte è sufficiente aiutare il assistito ad entrare e uscire dalla vasca, lasciando poi che faccia il bagno da solo.

Rispettare le abitudini dell’ assistitomantenere-igiene

La doccia può essere una buona alternativa se il assistito si rifiuta di fare il bagno. Può darsi infatti che nel corso degli anni egli abbia seguito un certo tipo di routine (ad es. fare la doccia durante la settimana e il bagno soltanto il sabato). È probabile che non ci sia motivo di imporre una diversa routine. Per alcuni assistiti è più facile fare il bagno che la doccia, per altri è il contrario. Alcuni trovano difficile entrare e uscire dalla vasca, per altri la doccia è motivo di ansia. Se comunque fare il bagno o la doccia comporta troppi problemi, è necessario limitarsi a una pulizia “asciutta”. Se sono abituati ad usare la spugna ricordiamoci che sarebbe opportuno che fossero almeno due, una per le parti intime e una per il resto del corpo, evitando di usarne solo una per tutto. Una volta utilizzata la spugna andrebbe sciacquata, disinfettata magari con un po’ di amuchina e riporla poi in un luogo asciutto. Lo stesso principio vale per la saponetta, meglio preferire il sapone liquido, ma non tutti vogliono usarlo perché troppo costoso. Anche la saponetta va poi riposta in un contenitore asciutto dopo averla sciacquata e asciugata. Se sono abituati ad usare il “borotalco”, ricordiamoci che può macerare, meglio usare il bicarbonato.

Fare in modo che il bagno diventi una cosa piacevole

È importante che si cerchi di rendere l’operazione del lavarsi il più gradevole possibile. Questo non può succedere se la stanza è fredda e poco confortevole, o se l’assistito si sente forzato, imbarazzato, trattato come un bambino, impaurito o sgridato. Anche se è importante assicurarsi che si lavi bene e regolarmente, fare il bagno non deve diventare un tormento. Come chiunque altro, gli assistiti apprezzano un buon profumo, il talco, il bagnoschiuma, la musica, ecc.

Creare in bagno un ambiente sicuro

È bene fissare delle maniglie per tenersi in vari punti del bagno, in modo che l’assistito possa spostarsi facilmente ed entrare e uscire dalla vasca. Può essere utile avere nella vasca un sedile e un dispositivo per la doccia, in modo che egli possa sedersi e fare la doccia. Si può anche mettere una sedia nella doccia, se per l’assistito è difficile rimanere in piedi, oppure è insicuro e rischia di scivolare. Per evitare questo pericolo, bisogna assicurarsi che tutti i tappeti del bagno siano ben fissati. È buona norma togliere dal bagno tutti gli oggetti non necessari, che possono contribuire alla confusione o essere usati impropriamente. Gli articoli di cui il assistito ha bisogno o che desidera usare si metteranno in bella mostra, oppure gli verranno consegnati al momento opportuno. Attenzione alle stanze da bagno in cui ci sono i boiler a gas, aprire l’acqua calda e tenere chiusa la finestra, può essere fonte di intossicazione da monossido di carbonio in quanto la fiamma del gas brucia tutto l’ossigeno nella stanza e l’assistito può perdere i sensi e respirare solo anidride carbonica. È sufficiente lasciare uno spiraglio della finestra aperta in modo da garantire il ricircolo dell’aria.

L’ IGIENE IN ALCUNE CONDIZIONIigiene_personale_grande


Persona autosufficiente:
chi è in grado di svolgere in modo autonomo le proprie attività deve essere sempre sollecitato a farlo, anche se per particolari condizioni ( intervento, malattia) è lento.
Persona parzialmente autosufficiente: chi per particolari motivi non può alzarsi dal letto, o non può usare un arto (ingessatura), ma è in grado di eseguire in gran parte da solo la pulizia personale, riceve aiuto, va controllato o va sostituito.
Persona non autosufficiente, senza deficit cognitivi: dovrà essere lavata, si rispetteranno le sue abitudini e le sue richieste.
Persona non autosufficiente con deficit cognitivi: bisognerà capire dal suo comportamento cosa gradisce e cosa no. Attenzione all’aggressività che le cure igieniche possono scatenare. Se è possibile chiedere ai parenti cosa gradiva .
Persona con deficit sensitivi: in modo particolare con lesioni che impediscono di riconoscere il caldo ed il freddo (pericolo di ustioni) ed il dolore. Attenzione a non provocare ustioni o lesioni, controllare la temperatura dell’acqua prima di immergere il corpo o parti di esso.
Persona con disturbi della personalità: attenzione alle reazioni che le cure igieniche possono sviluppare (aggressività, chiusura, rifiuto).
Persone affette da diabete: neuropatia, vasculopatia specie del piede con possibilità di lesioni e difficoltà nella guarigione.
Asciugare accuratamente i piedi, specie tra le dita.
Applicare creme idratanti per mantenere la cute morbida ed evitare fissurazioni o screpolature.
Persone anziane: rispettare le abitudini, favorire l’autonomia o recuperare le capacità residue.

 

IGIENE E DEMENZA


I malati di demenza hanno bisogno di assistenza crescente nelle operazioni di igiene personale
. Man mano che la malattia progredisce, possono avere difficoltà a maneggiare strumenti come un pettine o uno spazzolino da denti. Possono anche dimenticare il significato di questi oggetti, ma anche dimenticare che bisogna fare una determinata cosa, avere l’impressione di averla già fatta, oppure perdere interesse per la cura di sé. Tuttavia, il fatto che abbiano bisogno di maggiore aiuto non significa necessariamente che siano disposti ad accettarlo. Talvolta mettono in atto una vera e propria lotta. Può darsi che male sopportino di dipendere da un’altra persona, o che abbiano la sensazione che questa invada la loro privacy. Inoltre, è possibile che non sentano l’importanza di lavarsi regolarmente o di badare al proprio aspetto. Chi assiste il malato, ha l’obbligo di fornire il giusto grado di assistenza alle sue crescenti necessità, rispettando tuttavia il bisogno di privacy e di indipendenza.    N.N A&V

“Una mano lava l’altra tutte e due lavano il viso” . Proverbio

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Arrugas- Rughe

Arrugas” è un lungometraggio spagnolo d’animazione di Paco Roca. Si tratta di una storia incentrata su un tema, la vecchiaia, e che vede come protagonisti due anziani, Emilio e Miguel, che stringono amicizia in una casa di riposo.
Al di là del cancello c’è una casa di cura per anziani e il film verterà il suo sviluppo narrativo all’interno della struttura, per non uscirne più. O forse si?
Arrugas – Rughe,  narra le avventure di Emilio e Miguel, due anziani che stringono amicizia in una residenza geriatrica. Dopo aver manifestato i primi segni del morbo di Alzheimer, Emilio viene condotto in una casa di cura per anziani e da subito stringe amicizia con Miguel, da tempo lì ricoverato. Come tutti gli altri ospiti della struttura, anche Emilio ha l’incubo di finire all’ultimo piano della struttura, dove vengono “reclusi” quelli che hanno perso la ragione e non possono più provvedere a loro stessi, dove manca il comfort e il sostegno dei compagni, dove  si respira l’aria dell’ospizio nella sua accezione più tremenda. Escogita così uno stravagante piano che gli regala nuova linfa e rompe la noia che imperversava nelle giornate dei suoi nuovi compagni d’avventura.
Emilio verrà così aiutato da Miguel e da altri compagni e il loro piano tinge di commedia e grandi dosi di tenerezza la quotidianità diversamente noiosa e grigia della residenza, dove per molti la vita sembra ormai finita, ma per loro invece sta iniziando di nuovo.

 Un film “tenero e carino” che Anziani&Vita vi suggerisce. Un tema triste trattato con ironia e delicatezza. Vi consigliamo di vederlo per sorridere un po’.  A&V

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