Tag: invecchiamento

Autonomia o autosufficienza?

L’invecchiamento è un fenomeno progressivo, irreversibile e sostanzialmente legati a fattori intrinseci a differenza delle malattie che sono un fatto occasionale, trattabile o quantomeno modificabile.
Nell’uomo la definizione dell’invecchiamento è anche complicata da importanti differenze individuali sulle modalità d’invecchiare che rendono l’età anagrafica grossolanamente indicativa dell’età biologica e giustificano l’estrema variabilità che si osserva tra i soggetti anziani. Sono le differenze visibili che fan si che un soggetto possa più o meno dimostrare l’età che ha (colore dei capelli, trofismo della cute, dentatura, forza fisica e muscolare). Al concetto di vecchiaia spesso si associano quelli di autonomia e di autosufficienza.
 
Quali sono le differenze tra questi due termini apparentemente sinonimi?
Il termine autosufficiente definisce la persona anziana in grado di far fronte autonomamente a tutte le necessità quotidiane. Nessuno può essere definito autosufficiente in senso assoluto, molto dipende dall’ambiente e dalla società.
Un anziano può essere autonomo anche quando non “è sufficiente” se è in grado di compensare i suoi deficit.
L’autonomia definisce maggiormente il rapporto tra individuo e ambiente. E’ la capacità di adattarsi all’ambiente e di poter utilizzare le possibilità da esso offerte. Il livello si modifica nel tempo, diminuisce con l’aumentare dell’età e aumenta la richiesta di aiuto.
Vi sono due condizioni che influiscono, a volte anche in maniera pesante, sull’autonomia del soggetto anziano:

  • la solitudine
  • la situazione economica

La prima può provocare un senso di apatia e di depressione che porta il soggetto a lasciarsi andare e non riuscire ad attivare le risorse a lui necessarie; la seconda è causa di impoverimento che spesso sfocia in cattive condizioni igieniche e nutrizionali con importanti ripercussioni sullo stato di salute e di autonomia.
Ne consegue che la non autosufficienza potrebbe paradossalmente non esistere se, con un sistema di supporto adeguato, si riesce a supplire alle carenze presentate dal soggetto.
Vi è poi ancora il concetto di insufficienza. Quest’ultimo termine è più utilizzato per definire un deficit di un organo o di un apparato, è un concetto più legato alle malattie.
Importante ricordare che nella valutazione del grado di autonomia, in geriatria, deve essere quindi valutato il deficit, ma soprattutto la quantità e la qualità dell’intervento necessario a ricompensare la funzione ridotta o  persa.  N.N A&V

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Gli integratori nella dieta dell’anziano.

Si definiscono integratori alimentari quei prodotti specifici volti a favorire l’assunzione di determinati principi nutritivi non presenti negli alimenti di una dieta non corretta. In linea generale, una dieta adeguata ed equilibrata è in grado di fornire tutti gli elementi necessari al mantenimento di un buono stato di salute. Per un particolare stile di vita o per motivi diversi, è sempre più diffusa la consuetudine di integrare l’apporto di determinati nutrienti della dieta mediante integratori alimentari.
Gli integratori vengono consigliati nei casi in cui l’organismo abbia carenza di determinati alimenti: non hanno dunque proprietà curative, ma servono a integrare una normale dieta, completandola. Per le loro proprietà nutrizionali, vanno assunti entro limiti di sicurezza, tenendo conto delle RDA (recommended dietary allowances), ossia le raccomandazioni degli specialisti. L’anziano che vive nell’attuale società, in cui il benessere è largamente diffuso, è in genere meglio nutrito di quanto non lo fosse in un passato neppur troppo lontano, ma sono sempre numerosi gli anziani che, per i più vari motivi, praticano un’alimentazione inadeguata, non tanto dal punto di vista quantitativo quanto dal punto di vista qualitativo: eccessivo uso di alimenti raffinati, di cibi precucinati o riscaldati di facile consumo, di formaggi stagionati, di salumi, di sale,  scarsa assunzione di vegetali e quindi di fibre importanti per il transito intestinale, di pesce e di liquidi. Gli integratori orali (Oral Nutrition Supplement, ONS) possono essere utili in soggetti malnutriti o a rischio di malnutrizione in cui la supplementazione (food fortification) mediante cibi naturali sia risultata inefficace ma che siano ancora in grado di assumere con gli alimenti naturali almeno la metà dei loro fabbisogni, quando cioè si verifichi una riduzione complessiva dei cibi ingeriti  valutabile in circa la metà della quantità di carboidrati e proteine abitualmente assunte nel periodo precedente quello dell’evento in causa. Nel corso degli ultimi anni la gamma degli ONS è andata ampiamente allargandosi, in termini sia di composizione bromatologica, sia di varianti gustative con migliore palatabilità dei diversi prodotti. Questo ha permesso un impiego nutrizionalmente più mirato e ha favorito la compliance dei pazienti nell’assunzione prolungata. Una recente metanalisi, infatti, ha dimostrato in modo statisticamente significativo un aumento del peso corporeo con riduzione della mortalità negli anziani malnutriti trattati con integratori orali proteico-calorici.
Ma quali sono le cause?
L’età avanzata è particolarmente a rischio di carenze nutrizionali, a causa di vari fattori, alcuni dei quali sono conseguenza dell’invecchiamento:
• Alterazioni senili della funzione digestiva, inappetenza a causa della riduzione del gusto e dell’olfatto, maggiore fabbisogno di calcio e di vitamina D, specialmente da parte delle donne in menopausa e post menopausa, ecc.
• Non corretta alimentazione, dovuta a vari fattori quali la monotonia e la scarsa gradevolezza della dieta, l’isolamento, la solitudine, la scarsa voglia di preparare il cibo, l’incapacità di programmare e di eseguire l’acquisto del cibo o di cucinare, la sedentarietà, la disinformazione e l’ ignoranza in campo nutrizionale, i pregiudizi, la presenza di malattie, i difetti di masticazione (fanno preferire i cibi morbidi e ben cotti, poveri di certi nutrienti, ai vegetali crudi), la povertà, che costringe ad acquistare cibi di basso costo, ma di scarsa qualità nutrizionale, ecc.
• I fattori psicologici sono molto importanti: vi sono anziani che mangiano più del necessario o che mangiano troppo poco per ansia, malinconia, solitudine, senso di inutilità e di estraneità alla famiglia ed alla società, riduzione dell’auto considerazione e della gioia di vivere, ecc. Continua a leggere “Gli integratori nella dieta dell’anziano.”

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Nasce Anziani e Vita, un progetto dedicato alle tematiche e alle problematiche legate alla terza età.

L’invecchiamento è un argomento che acquista sempre maggiore importanza in una società, come la nostra, che sta vivendo una sorta di ‘rivoluzione demografica’: nel 2000, nel mondo c’erano circa 600 milioni di persone con più di 60 anni, nel 2025 ce ne saranno 1,2 miliardi e 2 miliardi nel 2050. Inoltre le donne vivono più a lungo degli uomini virtualmente in tutte le società. Di conseguenza nella fascia di popolazione molto anziana il rapporto fra donne e uomini è di 2 a 1.
In Europa, come in molti altre regioni ricche, una persona su 5 ha più di 60 anni. Questo rapporto scende a 1 su 20 in Africa ma, come in altre aree in via di sviluppo, il processo di invecchiamento della popolazione è più rapido che nei paesi ‘sviluppati’, quindi c’è meno tempo per adottare le necessarie misure per far fronte alle conseguenze dell’aumento della popolazione anziana, fra cui l’aumento della frequenza di patologie croniche tipicamente legate all’invecchiamento.
Il presente progetto si pone come obiettivo quello di sviluppare interventi atti a mantenere attiva la vita di relazione attraverso opportunità di partecipazione, integrazione, cultura, scelta di prodotti specifici, per il miglioramento della qualità della vita utilizzando lo strumento informatico.
Poter rimanere il più a lungo possibile a casa propria è una prospettiva a cui si tende per tutte le persone anziane, anche per coloro che non necessitano di interventi importanti di supporto, intendendo con ciò:
• consentire di rimanere in modo sicuro nella propria casa e nel proprio contesto di vita in cui ci si possa riconoscere dentro una appartenenza comunitaria fatta di legami, supporti certi, risorse e opportunità per i propri desideri oltre che per i propri bisogni;
• questo permanere presso un luogo vissuto come proprio in cui si mantiene il diritto di decidere sulla propria vita e in cui si può scegliere con chi condividere il quotidiano e le relazioni del quotidiano;
• poter contare su relazioni sociali, promuovendo partecipazione, protagonismo e “autonomia”;
• favorire la nascita di spazi di riferimento per l’ascolto dei bisogni e anche dei desideri, degli interessi, delle “aspettative”;
• aiutare la famiglia a saper scegliere i prodotti giusti per la terza età;
• fornire supporto tecnico scientifico e attività di consulenza sulle problematiche legate all’età che possono presentarsi.
La domiciliarità rappresenta una cultura e una politica sociale nuova che, riconoscendo come prioritari il diritto e il desiderio della persona anziana di continuare a vivere nel contesto sociale che costituisce da sempre il suo ambiente di vita, crea percorsi di aiuto e sostegno, incentivando l’azione delle naturali reti esistenti e promuovendo le risorse del territorio, al fine di consentire una permanenza della persona anziana presso la propria abitazione il più a lungo possibile. Questa possibilità assicura il permanere delle abitudini e dei simboli che rappresentano la quotidianità e i ricordi della persona, mantenendola viva e vitale, costituendo un vantaggio anche per la comunità, poiché limita il costo sociale derivante da interventi impropri.

In generale il problema maggiore dell’invecchiamento riguarda la capacità da parte di ogni sistema nazionale e sub-nazionale di trovare efficaci e tempestivi adeguamenti della struttura sociale ed economica all’accresciuto peso assoluto e relativo della popolazione anziana – e in particolare di quella ultraottantenne, dei cosiddetti “grandi vecchi”. Problema tanto più complesso in quanto le trasformazioni demografiche agiscono in modo lento e silenzioso e non è quindi facile saperlo individuare e saper trovare tutti gli strumenti necessari per mettere in atto le risposte politiche, culturali, psicologiche e organizzative necessarie, e per fare in modo che l’invecchiamento demografico non si tramuti in processi patologici – decadimento economico, culturale e politico – dalle incontrollate e pericolose conseguenze.
Ciò impone la necessità di uscire da una logica puntiforme a un bisogno o a un interesse intensivo verso la persona anziana, orientando verso la responsabilità di programmare e organizzare una rete capace di rispondere a bisogni progressivamente più complessi, al fine di garantire il più possibile quella “normalità” di vita che tutti noi auspichiamo, coniugata a una dimensione etica fondamentale che fa proprio questo periodo della vita affidato spesso alla cura di altri, che ne debbono riconoscere il valore con uno sguardo carico di rispetto.
Pre-venire, arrivare prima che il disagio, il problema, la perdita, la malattia si producano a livello soggettivo e a livello sociale è un obiettivo ambizioso, non facile da raggiungere anche perché implica una sinergia di azioni.
La prevenzione è fatta dagli interventi sulla funzionalità delle abitazioni, dalla presenza capillare dei servizi per tutti, dalla programmazione e gestione di spazi di incontro e di relazione (anche, ma non solo, per anziani), dalle offerte culturali e ricreative, dalla corretta e adeguata informazione sulle risorse, dall’utilizzo di specifici prodotti che possono facilitare e migliorare la vita di questa fascia di popolazione, da attività di consulenza.
L’ottica dei servizi deve potersi considerare frutto di un’attenzione congiunta verso la persona anziana e la sua rete di relazioni. N.N A&V

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