Tag: Prevenzione

Il problema dell’alluce valgo Le malattie del piede

Può capitare che con il passare degli anni subentrino problemi ai piedi che rischiano di limitare il movimento.
L’ autonomia e l’ indipendenza sono segni di vitalità nell’ anziano. Oggi è possibile rallentare l’ usura e l’ invecchiamento delle strutture ossee che ci consentono di camminare con agilità.
Il piede è una struttura molto complessa e non esiste altro apparato che svolga un lavoro così faticoso e complesso. Si può quindi capire perché nell’anziano il piede risente di tutte le alterazioni che avvengono durante l’invecchiamento dei suoi diversi componenti. Continua a leggere Il problema dell’alluce valgo Le malattie del piede

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La sindrome da immobilizzazione La riduzione delle funzionalità

Si definisce Sindrome da immobilizzazione o da allettamento prolungato il complesso di segni e sintomi a carico dei vari organi e apparati, che si manifesta quando una persona, specie se anziana, è costretta all’immobilità (a letto o altro tipo di decubito obbligato) per un lungo periodo. Si verifica, in particolare, quando subentra una riduzione delle riserve funzionali e dei meccanismi di adattamento, anche in presenza di più patologie cronico degenerative.
Nell’anziano si verifica spesso a causa di una prolungata immobilizzazione a letto e, se non adeguatamente contrastata, può portare ad uno stato di disabilità ingravescente, fino ad arrivare alla morte. Di per se l’invecchiamento fisiologico si accompagna alla riduzione della funzionalità di vari organi importanti per il movimento: la riduzione della forza muscolare e il rallentamento dei riflessi.
Le principali cause d’immobilizzazione nell’anziano sono:

  • artriti, osteoartrosi, osteoporosi e fratture e le patologie a carico dell’apparato muscolo scheletrico;
  • malattie neurologiche quali ictus, demenza in fase avanzata, morbo di Parkinson, neuropatie periferiche;
  • quadro di scompenso cardiaco che provoca difficoltà di respirazione, infarti miocardici acuti, angine e tutte le altre patologie a carico dell’apparato cardiovascolare;
  • malattie polmonari che provocano dispnea ingravescente;
  • patologie a carico della struttura scheletrica dei piedi;
  • alterazioni della vista con riduzione del visus;
  • gravi stati di malnutrizione;
  • patologie neoplastiche;
  • stati febbrili;
  • effetti collaterali di alcuni farmaci;
  • situazioni psicologiche quali, la paura di cadere, la solitudine, la depressione, il lutto e l’isolamento sociale e l’indigenza;

Quali danni provoca?
I danni che può provocare sono molteplici e si riflettono, in maniera sistemica (da qui il termine Sindrome) in tutti, o in parte, gli apparati colpiti. A volte possono coesistere danni a carico di più organi. Ma vediamo nel dettaglio cosa può verificarsi:

  1. riduzione della massa e della forza muscolare, contratture muscolari, predisposizione e aumento dell’osteoporosi, incapacità nel mantenere la stazione eretta e rischi di cadute aumentato, anchilosi a carico delle articolazioni;
  2. trombosi venosa profonda con rischio elevato di embolia polmonare;
  3. ipotensione ortostatica e capogiri;
  4. infezioni polmonari per il ristagno dei liquidi pleurici;
  5. stitichezza ostinata, formazione di fecalomi, fermentazione intestinale e incontinenza fecale;
  6. infezioni delle vie urinarie e incontinenza vescicale;
  7. rallentamento cognitivo e depressione;
  8. lesioni da pressione con conseguenti ulcere, che a loro volta possono essere facilitate anche dall’incontinenza e dalla ridotta capacità di movimento;

Come si previene?
Ai fini della prevenzione e del recupero della sindrome da immobilizzazione non sono necessari provvedimenti speciali, ma semplici regole di comportamento e di assistenza.
Occorre evitare il prolungato riposo a letto, incoraggiando invece la precoce mobilizzazione, appena le
condizioni lo consentano. Sollecitare dapprima alla postura seduta (allo scopo di ridurre i disturbi dell’equilibrio) e, successivamente, al movimento ed alla ripresa delle consuete attività. E’ fondamentale e importante stimolare la persona a muoversi ugualmente anche se non può scendere dal letto. Attivare programmi di mobilizzazione passiva. Favorire la posizione seduta per i problemi respiratori.
Per una prevenzione efficace della sindrome ipocinetica è determinante la motivazione non solo dell’ammalato, ma anche di chi lo circonda, senza la quale nessun successo potrà essere garantito.
Rieducarlo agli orari, anche se non avverte lo stimolo, sia delle minzioni sia delle defecazioni anche se non è ancora in grado di alzarsi dal letto. Aiutarsi con padella e pappagallo.
Fargli assumere una dieta varia e ricca di frutta, verdure (le scorie e le fibre) e latticini (ad es. yoghurt).
Molto importante è stimolare a bere almeno un litro e mezzo di acqua oaltri liquidi al giorno.benessere-anziani
Per prevenire la comparsa di lesioni da decubito occorre osservare quotidianamente il malato ponendo particolare attenzione a:

  • Alimentazione e idratazione stimolandolo sia a mangiare sia a bere, magari con alimenti e bevande appetibili;
  • Effettuare attente e accurate cure igieniche, ispezionare la cute e cambiare la biancheria qualora sia umida o bagnata;
  • Mobilizzare la persona aiutandola a mettersi seduta in poltrona o stimolarla a modificare la propria postura nel letto. Mobilizzarla ogni 2 ore qualora non sia in grado di compiere alcun movimento;
  • Aver cura della cute e delle mucose controllandone integrità, secchezza, screpola menti e arrossamenti. È utile l’impiego di sostanze emollienti e idratanti quando la cute è secca, e l’uso di pellicole protettive per proteggere i punti a maggior pressione. Mai utilizzare sostanze a base alcolica ed effettuare frizioni che possono facilitare l’insorgenza delle piaghe.

Per contrastare gli effetti negativi dovuti alla pressione tra il piano del letto e le prominenze ossee, quando la persona è allettata, è necessario stabilire un programma di cambio di posizione ogni due ore, questo anche quando la persona è seduta in carrozzina. Va ricordata, nel cambio delle posture, la corretta successione delle 4 posizioni: posizione supina, fianco destro, posizione prona (se possibile e gradito dal paziente), fianco sinistro. Utilizzare ausili (come cuscini o schiume) per alleviare la pressione sulle prominenze ossee. Utilizzare un sistema di supporto dinamico (ad esempio materassi a pressione alternata) se il malato non è in grado di cambiare la sua posizione.
Il bagno o la doccia devono essere eseguiti tutti i giorni, evitando l’acqua troppo calda. Utilizzare prodotti
idratanti ed emollienti per proteggere la cute, come creme e oli (olio di mandorla, olio di argan). Non utilizzare profumi e talco, che causano secchezza della pelle, nonché pomate, creme e lozioni oleose,
che possono facilitare la macerazione cutanea.
Un buon programma assistenziale può sicuramente aiutare sia nelle prevenzione sia nel miglioramento della sindrome da immobilizzazione. È fondamentale agire sulla motivazione della persona, sulla sua forza di volontà e attivare un programma di attività condiviso.    N.N A&V

Tutto scorre e niente rimane immobile.     Eraclito

 

 

 

 

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La sicurezza domestica Gli infortuni domestici

Sebbene la casa sia ritenuta il luogo più sicuro per eccellenza, gli infortuni domestici costituiscono un
problema di salute di grandi dimensioni che interessa prevalentemente l’infanzia, il lavoro
domestico e l’età avanzata. Secondo le stime dell’Istat, nel 2012, si sono infortunate circa 2.800.000 persone, di cui il 12% erano bambini di età inferiore ai 14 anni e il 35% adulti di età superiore ai 64 anni.
L’infortunio domestico è un evento improvviso determinato da causa esterna involontaria che
provoca un danno alla salute dell’individuo, che accade nell’ambito della residenza abitativa o nelle
relative pertinenze (scale esterne, giardini, garage, terrazze, ecc). Ogni anno in Europa gli incidenti in casa e nei luoghi di svago causano circa 32.000.000 di interventi ospedalieri e circa 110.000 decessi. Il tasso di mortalità è tre volte superiore a quello dovuto agli incidenti stradali. Negli Stati Uniti d’America, circa il 40% degli infortuni negli ambienti di vita accade in casa. In Inghilterra e in Galles attualmente, gli infortuni domestici causano circa 3.500 decessi e oltre 300.000 interventi medici al pronto soccorso ad adulti con età superiore ai 65 anni. In letteratura è, inoltre, nota l’associazione tra la quantità di tempo trascorsa in casa ed il rischio di infortunio. Le persone maggiormente esposte sono, infatti le casalinghe, i bambini ( con età non superiore ai 14 anni) e gli anziani (con età superiore ai 65 anni). Inoltre, gli infortuni dei bambini e degli anziani, generando una richiesta di assistenza medica specialistica maggiore rispetto a quella degli adulti, incrementano il carico di lavoro delle strutture ospedaliere. Tra gli anziani, la maggior parte degli infortuni si verifica durante i lavori domestici (47,5% fonte ISTAT); questo dato è, per la maggior parte, costituito ad infortuni occorsi alle donne anziane (53,4% dei casi di infortunio. Fonte ISTAT).
Sempre secondo la rilevazione effettuata dall’ISTAT, per gli anziani gli ambienti domestici più a rischio sono la cucina (41,8%) e, a seguire, il soggiorno (13%); il restante 45% si distribuisce in maniera pressoché equilibrata nei rimanenti ambienti dell’abitazione. Per le donne anziane la cucina, rappresenta, di gran lunga, l’ambiente più a rischio (46,2% degli incidenti), mentre per gli uomini anziani i luoghi in cui avvengono gli incidenti si presentano più diversificati; cucina (22,6%), soggiorno (20,5%), cantina, garage/altro ambiente (17,1%), e bagno (13,9%).
I pericoli possono essere strutturali, meccanici, elettrici, da esplosione e possono essere rappresentati da pavimenti irregolari, scale, arredi, strumenti da taglio o da lavoro, usati per cucinare, riparare, costruire, lavorare il giardino , cavi elettrici scoperti, prese non protette, collegamenti non idonei, presenza di gas, vapori e liquidi infiammabili, polveri, combustibili.
Il rischio di incidente aumenta con comportamenti e/o movimenti inappropriati (bambini), con
problemi di forza muscolare, malattie, deficit di vista e/o attenzione (anziani). Le abitazioni devono
quindi essere strutturalmente più sicure, ma deve anche migliorare la consapevolezza dei rischi e
l’individuazione i pericoli, in particolare tra genitori, anziani e persone che fanno lavoro domestico.

Le cause dell’infortunio

Le ferite sono le maggiori conseguenze dell’incidente e coinvolgono principalmente, gli arti superiori (38% dei casi di ferite), a seguire le fratture che interessano principalmente gli arti inferiori (41%) e quindi le ustioni ch colpiscono per l’89% gli arti superiori. Le ustioni sono, quasi esclusivamente, una conseguenza degli infortuni occorsi alle donne anziane (19,7% per le donne contro solo il 4% negli uomini).

Le buone prassi per la sicurezza domesticaPrassi sicurezza domestica

  • Cercare di tenere ben illuminata la casa ed evitare di camminare, magari scalzi, al buio. Aumenta il rischio di cadere;
  • Evitare di usare la cera per pulire i pavimenti;
  • Evitare di lasciare in giro per casa fili elettrici o prolunghe, aumentano il rischio di inciampare;
  • Pulire gli elettrodomestici (ferro da stiro, frullatori, phon, ecc) solo dopo averli staccati dalla presa di corrente;
  • Assicurarsi che gli impianti elettrici domestici abbiano una buona messa a terra e vi sia il “salva vita” al contatore;
  • Non tirare il cavo per togliere la spina e non sovraccaricare le prese. Non inserire a forza prese tedesche in prese italiane ma usare appositi adattatori;
  • Non tenere tende svolazzanti vicino a fornelli caldaie e stufe non avvicinarsi ai fornelli con vestiti sintetici svolazzanti;
  • Staccare la presa di tv, computer, antenna, ecc, durante i temporali;
  • Tenere in casa un piccolo estintore;
  • Tenere in luogo sicuro prodotti infiammabili come alcol;
  • Non schermare lampadine e corpi illuminanti con carta o tessuti.
  • Spegnere tv, computer ecc con l’interruttore: non lasciare l’apparecchiatura in stand by;
  • Non usare il phon vicino all’acqua o con il pavimento bagnato;
  • Non fumare a letto;
  • Riporre gli oggetti o gli indumenti di uso corrente nella parte bassa degli armadi;
  • Usare tappeti antiscivolo in bagno e mancorrenti vicino alla vasca/doccia;
  • Non fare il bagno/doccia se si è soli in casa;
  • Se si dispone di un piccolo boiler a gas nella stanza da bagno ricordarsi si lasciare la finestra un po’ aperta (si evita il rischio di intossicazione da monossido di carbonio);
  • Usare scale (quelle a norma di sicurezza) per raggiungere le parti più alte degli armadi, non sedie o tavoli;
  • Non salire sulle scale se non indispensabile (esempio per togliere le tende o lavare i veri delle finestre)se si è soli in casa;
  • Fissare i tappeti a pavimento con le retine adatte, specie quelli intorno al letto;
  • Disinserire la corrente elettrica anche se si deve cambiare una semplice lampadina;
  • Usa calzature consone e comode, dall’appoggio stabile e sicuro;
  • Evita la fretta e la troppa sicurezza;
  • Assicurati di avere a disposizione un buon sistema di chiamata a portata di mano, in caso di incidente.

La semplice conoscenza dei rischi non è sufficiente se si sopravvalutano le proprie capacità di attenzione, reazione e percezione.
Ricordatevi che, anche se ci sentiamo al sicuro, perché dentro le nostre mura domestiche, non siamo al riparo dagli incidenti. N.N. A&V
 

Una vigile e provvida paura è la madre della sicurezza.        Edmund Burke

 

 

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Le lesioni da pressione Più comunemente dette piaghe da decubito

La lesione da pressione (o ulcera da decubito) è una lesione del tessuto cutaneo, con evoluzione necrotica (necrosi = morte dei tessuti), che interessa l’epidermide, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, la muscolatura e le ossa. Piuttosto comunemente è detta anche “piaga”.
Le ulcere da decubito sono quindi lesioni della pelle e dei tessuti più profondi, che insorgono nelle parti del corpo più a lungo soggette a pressione durante una protratta permanenza a letto o in posizione seduta. I pazienti più a rischio sono quelli impossibilitati o limitati a muoversi in modo autonomo. Le localizzazioni più ricorrenti delle ulcere (che variano comunque a seconda della posizione assunta più frequentemente dal malato) sono la regione sacrale (l’area dove si congiungono i glutei), la nuca, i talloni, le scapole, le ginocchia, le orecchie, la colonna vertebrale, la zona dei femori.
Le lesioni possono comparire ed evolversi in modo molto rapido ( sono sufficienti due/tre ore di pressione nella stessa posizione); una volta che si sono formate sono difficili da trattare e sin alcuni casi risultano inguaribili. Nelle persone a rischio, la sollecita adozione di provvedimenti di carattere preventivo riveste quindi notevole importanza.
Le lesioni da decubito spesso sono delle conseguenze dovute a una inadeguata assistenza in ambito domiciliare per mancanza di conoscenze da parte dei care-giver o in ambito ospedaliero. Non attivare immediate tecniche di prevenzione con utilizzo di moderni ausili antidecubito può provocare gravissime lesioni.

Le cause possono essere intrinseche (causate cioè da problematiche interne della persona stessa):

  • Rallentamento del circolo, alterazione del tessuto cutaneo;
  • Riduzione della sensibilità cutanea;
  • Diminuzione della massa muscolare che espone maggiormente le prominenze ossee;
  • Magrezza eccessiva (anche se possono verificarsi anche nelle persone sovrappeso);
  • Malnutrizione;
  • Infezioni generiche o localizzate;
  • Scadenti condizioni generali, anche dei problemi di gestione del paziente;
  • Disturbi psichici;
  • Demenza;
  • Disturbi della personalità.

o estrinseche (cioè causate da fattori esterni)

  • Compressione prolungata (forze verticali);
  • Sfregamento cutaneo: forze orizzontali che tendono a rendere la zona cutanea facilmente aggredibile essendo delicata ;
  • Cute delicata, disidratata, secca;
  • Piano di appoggio inadeguato: lenzuola, materassi, cuscini;

Gli stadi delle lesioni:ulcere-piaghe-decubito-pressione

I sistemi di classificazione o stadiazione delle lesioni da pressione identificano per stadi le lesioni basandosi sulle condizioni degli strati del tessuto interessato. Le classificazioni per stadi non hanno il compito di descrivere globalmente la lesione, ma di quest’ultima ne forniscono una descrizione anatomica, relativamente semplice, della sua profondità.

  • Stadio I: eritema fisso (che non scompare se lo si schiaccia con il dito) della cute integra; altri segni indicativi dell’imminente insorgenza della lesione possono essere lo scolorimento cutaneo, il calore o l’indurimento.
  • Stadio II: ferita a spessore parziale che coinvolge l’epidermide e/o il derma. La lesione è superficiale e clinicamente si presenta come una abrasione, una vescicola o un lieve cavità;
  • Stadio III: ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo che si può estendere fino alla sottostante fascia muscolare senza però attraversarla; la lesione si presenta clinicamente come una cavità profonda che può sottominare o meno il tessuto contiguo.
  • Stadio IV: ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi e danno ai muscoli, ossa e strutture di supporto (tendini, capsule articolari) la presenza di sottominature del tessuto e di tratti cavitari può essere associata a lesioni da decubito di stadio 4.

Complicanze

  • Infezioni
  • Disidratazione
  • Anemia
  • Squilibri idroelettrolitici
  • Deplezione proteica
  • Sepsi (al III e IV stadio e nelle ulcere chiuse)
  • Osteomielite
  • degenerazione carcinomatosa

La prevenzione

Il primo intervento di prevenzione consiste nell’identificare le condizioni che possono favorire lo sviluppo delle ulcere da decubito e i pazienti a rischio. Gli anziani rappresentano la popolazione a rischio più elevato di ulcere per la frequente concomitanza di fattori quali incontinenza, debilitazione, denutrizione e di alcune malattie che ne facilitano in vario modo la formazione (diabete, disturbi circolatori, malattie cerebrovascolari). Nella prevenzione delle lesioni da decubito l’assistenza deve essere finalizzata ad eliminare o a ridurre i principali fattori di rischio, il primo dei quali è l’immobilità. La prima e più importante misura consiste infatti nell’attuare un frequente e regolare cambio di posizione dell’infermo (almeno ogni due ore) sia di giorno sia di notte: se non si interviene in questo senso ogni altro trattamento è destinato a rivelarsi inefficace. Si alternerà la posizione sui due fianchi con quella supina e si ricorrerà per brevi periodi a quella prona (a pancia in giù), se viene tollerata. Se si utilizza la posizione semiseduta (per non più di due ore) andrà contrastata la tendenza del corpo a scivolare in avanti con l’uso di opportuni appoggi o cuscini per evitare il rischio di lesioni da sfregamento della pelle contro le lenzuola o il piano di appoggio. Il cambio di posizione va eseguito sollevando o ruotando delicatamente il malato e non strisciando il suo corpo sul piano del letto. La manovra richiede la presenza contemporanea di due persone. Queste persone non devono avere unghie lunghe, anelli prominenti, né orologio al polso, onde evitare di provocare piccole lesioni destinate a trasformarsi in vere e proprie ulcere.
Spesso problemi organizzativi e la carenza di personale di assistenza non consentono di rispettare questi intervalli nella mobilizzazione del paziente. Per allungare i tempi tra una rotazione e l’altra si possono utilizzare alcuni presidi che consentono di alleviare la pressione sulle aree di appoggio del corpo, sapendo però che alcuni sono efficaci altri meno.
Ultima, ma non ultima, misura di prevenzione riguarda le cure igieniche attente e scrupolose. La cute deve essere mantenuta asciutta, elastica e pulita. Non ci devono essere pieghe o briciole nelle lenzuola. Assolutamente da evitare le “frizioni” con soluzioni a base alcoolica, primo perché l’alcool, seccando la pelle, la espone a maggior rischio di lesioni e secondo perché la forza e la pressione esercitata dalla frizione può essa stessa facilitare l’insorgenza delle ulcere.     N.N. A&V

“Meglio ci guarisce il medico che ci fa vedere anche la sua piaga”                         Ugo Bernasconi

 

 

 

 

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Le attività assistenziali del mattino in RSA L'operatore socio sanitario

Sono Operatrice Socio Sanitaria (OSS) da oltre 10 anni e ho pensato che potrebbe interessare sia per chi intende conseguire la qualifica, sia per chi, essendo in condizioni di dover ricoverare in struttura un proprio caro desiderasse conoscere l’ambiente e le attività di vita in cui esso si troverà.

ASSISTENZA DIRETTA E AIUTO DOMESTICO ALBERGHIERO, queste sono le attività principali dell’OSS.

L’IGIENE MATTUTINA.

L’OSS assiste la persona direttamente, in particolar modo chi non essendo più autosufficiente o allettato necessita di aiuto parziale o totale.
L’attività ha inizio con l’alzata del mattino nella quale sono previste cure igieniche molto approfondite, si comincia con l’approccio verbale mentre si entra nella stanza. L’Ospite viene salutato e informato su quello che si sta per fare, la privacy e la dignità della persona devono essere salvaguardate tenendo chiuse le persiane nel caso in cui le finestre diano su una strada o un condominio e la porta della camera deve essere rigorosamente chiusa, generalmente ogni stanza possiede una luce che avvisa della presenza dell’operatore in camera con lo scopo di avvertire il personale o i parenti.
Si comincia quindi, procedendo in sequenza, con la detersione del viso, delle orecchie per proseguire via via con il collo, torace, ascelle e mani (ovviamente verranno rimossi canottiere e pigiami, ed eventuali protezioni igieniche con il quale l’ospite ha passato la notte).
Si prosegue con l’igiene intima, aiutandosi con una padella, terminato il bidet l’ospite verrà aiutato a posizionarsi su di un fianco per poter detergere anche la parte posteriore, schiena, glutei, piedi.
Durante l’igiene si osserverà e si collaborerà alla rilevazione del rischio di eventuali danni all’apparato tegumentario, ispezionando attentamente la cute per rilevarne ogni minima variazione o anomalia. Questa pratica assistenziale risulta essere importantissima per la prevenzione delle piaghe da decubito essendo l’anziano, soprattutto quando questi è allettato, predisposto a questo tipo di lesioni per via dell’ipossia dei tessuti causati dal contatto e dalla pressione della pelle, molto debole e sottile, sulle superfici del letto, in tal caso và aggiunto che la prevenzione prevede anche il posizionamento di ausili sanitari come il materasso anti decubito (MAD) ed il cuscino anti decubito (CAD) qualora un’attenta osservazione e valutazione ne richieda l’uso preventivo.
Terminata l’igiene si prosegue con la vestizione everranno fatti indossare abiti puliti.
Una volta vestito e calzate le pantofole, a seconda del metodo di mobilizzazione, (approfondiremo anche questo concetto prossimamente) verrà posizionato dal letto alla sedia a rotelle nel caso ne faccia uso, o semplicemente aiutato ad alzarsi se deambula autonomamente o con l’utilizzo di ausili di deambulazione. In quest’ultimo caso verrà accompagnato in bagno per espletare funzioni fisiologiche, per lavare il cavo orale (in caso di portatore di protesi lo si aiuterà a posizionarla) inoltre lo si aiuterà nel posizionamento eventuale di protesi acustiche e visive, una bella pettinata e siamo pronti per accomodarci in sala dove verrà servita la colazione.
Una volta la settimana è previsto il bagno o la docciatura con una igiene maggiormente approfondita.
Sono previste sedute mensili di pedicure e parrucchiere.
L’OSS provvederà al rifacimento del letto, al riordino dell’armadio e del comodino, chiamato in gergo tecnico, unità del paziente.         Klemilla A&V

 

 

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