Tag: Professione

L’evoluzione dell’assistenza infermieristica geriatrica L'Infermiere in Geriatria

Il mutamento demografico della popolazione, ha prodotto un forte impatto su tutti i sistemi sanitari dei paesi industrializzati. L’invecchiamento della popolazione e l’incremento delle patologie a lungo termine o croniche e delle cosiddette “fragilità” costituiscono uno scenario che richiede l’individuazione di nuove modalità di risposta ai bisogni sanitari assistenziali.

Un italiano su cinque ha più di 65 anni e gli ultraottantenni rappresentano il 5,3% della popolazione. Nel gennaio del 2013 l’indice di vecchiaia ha raggiunto un valore pari al 142,6% e l’Italia risulta uno dei Paesi UE più colpito dal fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. Il sistema di assistenza sanitaria continua a crescere, allo stesso tempo, i progressi nella prevenzione, nel trattamento e il controllo di numerose patologie correlate croniche, hanno portato l’aumento della complessità di cura verso gli anziani.

L’infermiere ha vissuto nell’ultimo decennio un rilevante processo di professionalizzazione nella gestione del paziente anziano (formazione accademica di base e post base, formazione permanente d’aula e on-stage e di ridefinizione giuridico professionale) che lo pone nella possibilità di agire con nuove competenze e di assumere funzioni innovative quali ad esempio quella di “case manager” per un efficace mantenimento della continuità assistenziale; è la figura costantemente presente nei team assistenziali ed è colui che, indipendentemente dai setting in cui opera, può ricoprire un ruolo significativo sia nella gestione della “fragilità” che della “complessità” evidenziata dalla persona assistita , in questo caso del malato anziano, nella sua presa in carico, promozione dell’auto-cura, supporto alla rete parentale non che mantenimento della continuità del percorso clinico assistenziale. La stessa professione infermieristica sta sperimentando un eccezionale quanto rapido mutamento di mentalità e di coscienza nella propria visione del prendersi cura, e non solo del curare, gli anziani. La difficoltà delle conoscenze, delle capacità ed abilità richieste per fornire un tipo di assistenza geriatrica che possa definirsi adeguata, implica la necessità che gli infermieri specializzati in quest’area sviluppino e posseggano particolari attitudini accanto ad una specifica apertura mentale e profonda comprensione e sensibilità.

La storia dell’infermiere di ambito geriatrico propone una riflessione in un ambito poco studiato della storia della sanità e dell’infermieristica. Si tratta, in realtà, di un problema estremamente complesso, in quanto presuppone una ricerca su più livelli: è necessario innanzitutto contestualizzare la ricerca in un ambito preciso dal punto di vista spazio-temporale e cioè nella società occidentale, a partire dall’età post-classica. Questo presupposto è fondamentale perché l’atteggiamento nei confronti della vecchiaia muta decisamente col passaggio dal mondo post-classico a quello medievale e moderno.

Dalla più nobile ideologia della vecchiaia in età classica, che è quella di Seneca, alla concezione di questo evento umano che lega la decadenza di ciò che è corporeo al segno tangibile del peccato: i vecchi sono, nell’antropologia medievale, coloro nei quali gli effetti del peccato maggiormente si accumulano.

L’uscita dell’adulto dalla vita lavorativa, per il venir meno della vigoria fisica e della vigilanza mentale,non significava affatto, tra Medioevo e Rinascimento, l’ingresso nella categoria dei “vecchi assistiti”, ma, per chi era privo di assistenza familiare, significava il ristagno nell’indifferenziata massa dei poveri.

Prendersi cura dei vecchi era una pratica stagnante, demotivata ad evolversi, confinata nei modi caritativi, tradizionali e, dove la carità faceva difetto, la cura mancata lasciava il posto all’incuria, l’assistenza si trasformava in controllo distante. Nel tardo Cinquecento, le nuove Confraternite, come i Fatebenefratelli di Giovanni di Dio e i “ministri degli infermi” di Camillo de Lellis, realizzano un’opera di generale rinnovamento nell’assistenza, che si confrontava con un’arte medica estremamente carente, ma con un’assistenza dotata di efficienza e di efficacia. Con il passare del tempo ed arrivando al secolo scorso, le innovazioni nel Nursing geriatrico avvengono soprattutto toccando la valutazione geriatrica olistica considerando l’infermiere tramite un ruolo sostanziale basato su una profonda preparazione professionale.

Nel febbraio 1995 si è concluso il primo corso di perfezionamento in assistenza geriatrica per infermieri professionali, autorizzato dalla regione Toscana e condotto in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze e l’Università Cattolica. In effetti, il DM del 2.12.1991, Ordinamento didattico del corso di diploma universitario in scienze infermieristiche, art. 1, comma 3, prevede da parte delle Università l’istituzione di corsi di perfezionamento per i possessori del diploma universitario in scienze infermieristiche, finalizzati alla ulteriore qualificazione per quanto riguarda le funzioni specialistiche e di coordinamento delle funzioni infermieristiche di base anche nel settore geriatrico. L’approvazione del Decreto n. 739 del 14,9.1994, Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere ha conferito un riconoscimento effettivo la necessità di formazione specialistica, che ha aperto la strada alla istituzione di un Master di primo livello, in cui l’infermiere acquisisce “competenze professionali specifiche, necessarie negli ambiti operativi della Geriatria, in cui è necessario gestire strategie assistenziali globali, continue, tempestive e di elevata qualità”, chiaramente istituito dopo la L.251 del 10 Agosto 2000 dove si definiscono i termini del Corso di Laurea in Scienze infermieristiche. L’infermiere geriatrico oggi, quindi, è il risultato di un processo clinico – assistenziale e sociale importante.

Il Decreto Ministeriale del 02 aprile 2001 – Determinazione delle classi delle lauree specialistiche universitarie delle professioni sanitarie – Gazzetta Ufficiale 5 giugno 2001, n.128, trasforma il diploma universitario per infermiere in laurea triennale e viene inoltre prevista la laurea specialistica nelle Scienze infermieristiche e ostetriche. Il Decreto Ministeriale 22 ottobre 2004, n. 2701 modifica la denominazione del corso di laurea specialistica in “corso di laurea magistrale”.

Oggi dunque l’esercizio della professione è subordinata al conseguimento del titolo universitario (laurea di primo livello in infermieristica), rilasciato a seguito di un esame finale con valore abilitante alla professione e dall’iscrizione al relativo albo professionale. Tale titolo è valido sull’intero territorio nazionale nel rispetto alla normativa europea in materia di libera circolazione delle professioni (legge 1º febbraio 2006, n. 43). Sono ritenuti validi i titoli acquisiti prima della normativa attuale (Infermiere Professionale, Diploma Universitario di Infermiere).

LE TAPPE DEL PERCORSO FORMATIVO Infermiere

  • Laurea in Infermieristica (3 anni, 180 CFU, titolo “Dottore in infermieristica”)
  • Laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche (2 anni, 120 CFU, titolo “Dottore magistrale in scienze infermieristiche ed ostetriche”)
  • Dottorato di Ricerca (3 anni, titolo “Dottore di ricerca infermieristica”)
  • Master di I o II Livello (1 anno, 60 CFU)

L’infermiere specialista in Geriatria è il professionista sanitario responsabile della gestione dei processi infermieristici nell’ambito dell’assistenza, prevenzione ed educazione terapeutica in un programma di cure il cui attore principale è la persona anziana. Possiede le competenze per erogare, sia in modo autonomo sia in collaborazione con altre figure professionali, un’assistenza personalizzata. N. N. A&V.

 

“Nessuna conoscenza, se pur eccellente e salutare, mi darà gioia se la apprenderò per me solo. Se mi si concedesse la sapienza con questa limitazione, di tenerla chiusa in me, rinunciando a diffonderla, la rifiuterei”.                  Lucio Anneo Seneca

× Featured

Mi racconto...

L’Operatore Socio Sanitario – OSS Una figura professionale in ambito sociale

Una breve descrizione per capire il ruolo dell’Operatore Socio Sanitario.

Questa professione, nasce con un accordo Stato-Regioni (Ministero della Sanità,Ministero per la Solidarietà Sociale e Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) del 22 febbraio 2001 allo scopo di rappresentare in un’unica figura professionale, sia in campo sanitario sia sociale le precedenti figure esistenti quali l’Operatore Tecnico Assistenziale (OTA), l’Assistente Socio Assistenziale (ASA) e l’Assistente Domiciliare e dei Servizi Tutelari (ADEST).

L’inserimento dell’OSS nell’ambito lavorativo, prevede il suo collocamento sia in Strutture Sanitarie Ospedaliere sia in Residenze Socio Sanitarie Assistenziali nonché per l’Assistenza Domiciliare, presso Comunità Alloggio, di Recupero di Riabilitazione e Case Famiglia.

COMPITI E FUNZIONI nelle Residenze Sanitarie Assistenziali – RSA (per intenderci, le case di riposo)

La sua attività, molto importante, si svolge in supporto a quella infermieristica, che ne è la responsabile diretta, e alla quale si attiene scrupolosamente per quanto riguarda indicazioni e prescrizioni.

Il lavoro dell’OSS si svolge all’interno di un gruppo, detto équipe che prevede varie figure professionali dall’infermiera al fisioterapista al medico di reparto, assistenti sociali, educatori ed animatori (qualora si lavorasse in RSA) , allo scopo di individuare le esigenze e bisogni assistenziali, siano essi di base sia quelli più elevati legati alla qualità della vita dell’ospite, attraverso un percorso chiamato Piano di Assistenza Individualizzato (PAI).

Le attività dell’operatore sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita, nello specifico:

  • favorisce il benessere e l’autonomia del paziente;
  • assiste ed aiuta nelle attività quotidiane di igiene della persona;
  • è di supporto nell’organizzazione delle attività giornaliere;
  • ascolta osserva e comunica con l’ospite e con i suoi familiari;
  • lavora collabora con il personale sanitario e sociale seguendo il progetto assistenziale PAI;
  • collabora nel riscontrare problematiche e condizioni che potrebbero danneggiare ulteriormente l’ospite, aspetto molto importante.

Per meglio scendere nel dettaglio di quelle che sono le principali attività, competenze e relativo percorso formativo dell’OSS, vi rimandiamo al testo completo della normativa che regolamenta la figura e il relativo profilo professionale dell’Operatore Socio Sanitario.   Klemilla A & V

Clicca qui per vedere la normativa: Conferenza Stato Regioni Figura OSS

× Featured

Mi racconto...