Tag: Riabilitazione

Il Pilates Una disciplina benefica per mente e corpo

Il metodo Pilates è nato dall’idea di un tedesco, Joseph Hubert Pilates, che, stanco delle sue precarie condizioni di salute, afflitta da asma e febbre reumatica, mise a punto questa forma di movimento con l’obbiettivo di migliorare il suo benessere fisico e la sua qualità della vita. Joseph Pilates nacque nel 1880 in un paesino vicino a Düsseldorf in Germania. Già da ragazzo diventò esperto di varie forme di movimento come boxer, circense ed istruttore di autodifesa per detective inglesi e creò persino dei programmi di allenamento per la polizia locale di Amburgo.
Nel 1926 si trasferì in America e a New York aprì uno studio al 939 di Eighth Avenue e attorno al 1940 era già famoso presso i circoli di danza.
Sebbene il Pilates sia un termine ancor poco conosciuto, Continua a leggere Il Pilates Una disciplina benefica per mente e corpo

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La frattura di femore: un evento inatteso. una difficile ma non impossibile gestione a domicilio.

Le fratture del femore rappresentano delle problematiche coinvolgenti soprattutto l’età senile.
Queste fratture non solo possono portare all’invalidità ma, anche compromettere la vita stessa dell’anziano. Grazie a nuove tecniche chirurgiche sempre più perfezionate, tali fratture possono giungere ad una consolidazione e consentire così all’anziano un reinserimento rapido sia nel contesto familiare che sociale.
Dopo una frattura se il paziente torna a domicilio ma è allettato oppure non può ancora caricare al 100% potrebbe essere utile posizionare materassino e cuscino antidecubito, questo per evitare il formarsi di piaghe da decubito. Posizionare inoltre dei rotoli di gommapiuma all’esterno dell’arto operato e all’interno mantenendo l’arto esteso, se l’assistito non è collaborante utili tutori al fine di evitare la lussazione della protesi e atteggiamenti viziati.
Posizionare un archetto al letto per evitare atteggiamento in equinismo del piede a causa del peso delle coperte.
Evitare un aumento ponderale per mantenere stabile il carico sull’arto fratturato.
Evitare movimenti di rotazione interna dell’arto operato che potrebbero causare una lussazione dell’anca.
Durante l’igiene a letto posizionare un cuscino in mezzo alle gambe e assumere la posizione laterale su lato sano per evitare di gravare troppo con il peso sulla protesi.
Il paziente può assumere la posizione seduta, in assenza di patologie collaterali, dapprima con le gambe sporgenti dal letto, successivamente, e dietro consiglio del Fisiatra/Fisioterapista  il paziente può  alzarsi ruotando dalla parte non operata (tronco, bacino e gambe) durante questa manovra un aiuto è necessario per sollevare la parte protesizzata.
A seconda del tipo di intervento e del tipo di protesi usata (se cementata o non cementata) la deambulazione può subire delle variazioni temporali che devono essere concordate e stabilite dall’Ortopedico di concerto con il Fisiatra. I tempi possono variare da un mese ad alcuni giorni.
La mobilizzazione letto-poltrona serve ad evitare la sindrome da immobilizzazione (piaghe da decubito, trombosi, ipotensione ortostatica, etc.) e la lussazione della protesi.
Il passaggio, dal letto alla carrozzina/sedia deve essere facilitato dal familiare con la collaborazione attiva del paziente. Il paziente dovrà seguire alcuni accorgimenti:

  • sedersi facendo forza sulla parte sana;
  • poggiare alla pari i glutei sulla sedia (la tendenza è quella di poggiare solo sulla parte sana alzando il fianco e così facendo, aumenta il rischio di una lussazione);
  • flettere l’anca sana coscia più ginocchio;
  • la gamba dell’arto operato dovrà assumere una posizione semi-estesa;
  • evitare la flessione e la rotazione dell’anca operata

Seduti in poltrona: mantenere le gambe lievemente divaricate; non accavallare mai le gambe; non sedersi su cuscini molli; le ginocchia non devono superare in altezza il livello delle anche. Posizionare un cuscino laterale per mantenere in asse con il ginocchio l’anca e se non è possibile utilizzare tutori articolati sempre per evitare la lussazione dell’anca.
Evitare di flettere il busto in avanti per alzarsi dalla poltrona o dalla sedia.
Durante la notte: non appoggiarsi in decubito laterale sul lato operato; porre un cuscino in mezzo alle gambe mantenendo le ginocchia leggermente flesse; non flettere il busto in avanti per rimboccarsi le coperte, non ruotare all’interno l’arto operato ( le ginocchia non devono “guardarsi”); non incrociare le gambe.
Esercizi isotonici da effettuare a letto o seduti per gli arti superiori e l’arto inferiore sano dopo l’intervento per mantenere e/o rafforzare il tono muscolare..
Posizionare la gamba operata su dei piani inclinati o cuscini dopo gli esercizi per prevenire la comparsa di edemi alle gambe.
E’ importante, attraverso la collaborazione del Medico di Base, attivare un’assistenza domiciliare fisiatrica per poter avere la collaborazione di un Fisioterapista che, oltre a tener sotto controllo il piano di mobilizzazione possa anche effettuare dei Massaggi  linfodrenanti con l’obiettivo di  ridurre l’edema agli arti inferiori dovuto alla immobilità ed ad un ridotto scarico del sistema venoso e linfatico a livello popliteo soprattutto se il paziente sta in posizione flessa antalgica dell’ arto fratturato e dei Massaggi decontratturanti e/o tonici per la presenza di contratture muscolari e di ipotrofia muscolare.
Ricordarsi che il Controllo Radiografico e la visita ortopedica vanno fatti un mese dopo l’intervento per controllare la stabilità dell’articolazione, ed eventuale inizio della deambulazione.
Deambulazione con carico parziale: Si consiglia di continuare a utilizzare le stampelle o il girello fino al controllo ambulatoriale dove si otterrà il parere favorevole dello specialista.
Salire e scendere le scale : per Salire le scale: i gradini si salgono sempre portando avanti l’arto non operato. Le stampelle vengono mantenute sul gradino inferiore fino a che anche l’arto operato non sia salito sul gradino. Scendere le scale: si scendono i gradini portando avanti sempre l’arto operato. Le stampelle vengono posizionate sul gradino inferiore, si porta avanti prima l’arto operato e poi quello sano.
Una delle più frequenti complicanze a seguito dell’intervento è l’ipotensione ortostatica che si presenta spesso, in particolare durante le manovre di mobilizzazione per raggiungere la stazione eretta.  Altra complicanza da non sottovalutare è il rischio trombosi.
Solo nel 2% dei pazienti si ha infezione dell’articolazione o della ferita chirurgica per questo motivo vengono somministrati antibiotici per evitare appunto l’instaurarsi di un’infezione ed è necessario controllare e medicare giornalmente la ferita chirurgica.
La polmonite è un rischio che si può presentare dopo un importante intervento chirurgico. Per avere i polmoni liberi da ogni congestione, verranno insegnati ai pazienti una serie di esercizi respiratori.
Le persone che presentano scompensi a livello cardio-respiratorio possono seguire comunque un piano di gestione e riabilitazione della frattura di femore, rispettando i tempi e le modalità personali di risposta al compito richiesto.

È importante, sia per il paziente sia per la famiglia, che la fase della riabilitazione sia “presidiata” e supportata a domicilio, attraverso l’aiuto di professionisti che, oltre ad avere una visione globale della situazione, possono effettuare interventi di educazione terapeutica.  N.N. A&V

La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, bensì nel rialzarci ogni volta che cadiamo.     Confucio

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La continuità di cura e la dimissione protetta

Il domicilio è considerato il luogo privilegiato ove la persona può curarsi e recuperare in modo totale o parziale l’autosufficienza. Anche nei casi in cui la malattia provoca una cronicizzazione e la perdita permanente totale o parziale dell’autonomia, le cure domiciliari rappresentano sempre un forte stimolo e sostegno al superamento della malattia ed al massimo recupero delle proprie potenzialità. Se le cure al domicilio rappresentano un’opportunità importante per il recupero della salute di persone colpite da una malattia invalidante, il rientro al domicilio dopo un ricovero ospedaliero non è sempre una fase semplice da affrontare e, per  molti, può essere fonte di gravi disagi e difficoltà. Bisogna considerare che si passa da una assistenza sanitaria di 24 ore su 24 ad un livello assistenziale ridotto nel tempo e nella intensità, con forte carico sulla famiglia. Anche là dove sono disponibili servizi sanitari e sociali al domicilio, spesso i familiari devono affrontare difficoltà burocratiche, problemi organizzativi, tempi di attesa prolungati che possono provocare un vuoto di intervento al domicilio.

La mancata integrazione dell’Ospedale con il Territorio potrebbe provocare:

  • dimissioni precoci o non organizzate
  • prolungamento dei ricoveri oltre i tempi appropriati di trattamento.

Diventa quindi necessario realizzare un collegamento tra l’Azienda Ospedaliera, i Servizi dell’ASL e i Distretti Socio Sanitari Continua a leggere “La continuità di cura e la dimissione protetta”

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La terapia della Bambola ” Doll Therapy “

La Doll Therapy, la bambola terapeutica nasce in Svezia alla fine degli  anni 90’. La sua ideatrice, Britt Marie Egedius Jakobsson, psicoterapeuta, la pensa e la realizza per il suo bambino autistico.
Da allora e sempre più, in Europa, le bambole Joyk create per stimolare l’empatia e le emozioni dei bambini e degli adulti, diventa in ambiti di cura e terapia, oggetto simbolico nella relazione di aiuto.

Una bambola può trasformarsi da semplice giocattolo a strumento terapeutico: si tratta di bellissime bambole, create appositamente per stimolare  e favorire l’espressione delle emozioni di adulti e bambini. Il loro sguardo, il peso, la pelle morbida, i capelli a volte sbarazzini sono tutte caratteristiche che permettono di creare l’empatia. Le empathy dolls hanno caratteristiche particolari che le differenziano dai giocattoli comuni: sono speciali nel peso, nelle dimensioni, nei tratti somatici e persino nella posizione di braccia e gambe. La terapia consiste nel ricorso all’uso della bambola, che riveste gradualmente un significato simbolico in grado di aiutare a migliorare il benessere delle persone con problematiche che compaiono generalmente in età avanzata, quali le demenze, come l’Alzheimer ed alcune patologie psichiatriche gravi caratterizzate da disturbi del comportamento. La Doll Therapy è un trattamento di carattere non farmacologico che prevede la possibilità per l’ammalato, attraverso la bambola, di esternare le proprie emozioni e ricevere stimoli per la relazione interpersonale. Infatti, nel rapporto con le bambole, la persona può ripetere le proprie esperienze infantili, recuperare la funzione di accudimento vissute nel ruolo madre/padre, e quindi far affiorare i propri conflitti, oggettivare la propria aggressività e trovare un oggetto contenitore per le angosce attuali. Rivivendo tali esperienze la persona affetta da demenza  viene incoraggiata a comunicare con gli altri, a stimolare la memoria, ad allentare lo stress e a gestire i disturbi comportamentali. Continua a leggere “La terapia della Bambola ” Doll Therapy “”

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