Tag: salute

Sei in terapia con gli anticoagulanti? Ecco cosa mangiare! I cibi consentiti

La coagulazione è un meccanismo di protezione: quando accidentalmente ci procuriamo una ferita il sangue cessa di fuoriuscire grazie ai meccanismi della coagulazione e delle piastrine che formano un “coagulo” anche detto trombo. Succede, in alcune persone, che questo meccanismo non sia così regolato determinando la possibilità di coagulare eccessivamente il sangue esponendo il soggetto al rischio di trombosi, con le intuibili ripercussioni alla salute. I farmaci anticoagulanti sono in grado di ridurre il rischio di formazione di trombi.
La loro azione è basata sull’interferenza con l’attivazione di alcune sostanze (fattori della coagulazione) che servono per la formazione di un coagulo; queste, infatti, Continua a leggere Sei in terapia con gli anticoagulanti? Ecco cosa mangiare! I cibi consentiti

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Il Nordic Walking per la terza età Una meravigliosa opportunità di movimento

Il Nordic Walking offre una meravigliosa opportunità di coinvolgere le persone anziane.
In un’attività di movimento all’aria aperta. Migliora la circolazione, il tono muscolare, l’equilibrio, il respiro, e soprattutto l’umore.
Esercizi specifici cureranno la mobilità articolare, la preparazione dei muscoli coinvolti nel gesto tecnico, inviteranno all’apertura alle sensazioni e alla condivisione di momenti divertenti e di scambio con i compagni di cammino.

Cos’è

E’ un’attività fisica facile, poco costosa e divertente.
Si pratica all’aria aperta, fa bene al cuore e circolazione, rafforza braccia e spalle, migliora la postura della schiena e tonifica glutei e addominali. A prima vista sembrerebbe una cura miracolosa. E’, invece, il Nordic Walking nuovo metodo di praticare sport che si sta affermando in tutto il mondo. E’ uno sport per tutti che si può praticare tutto l’anno che offre la possibilità di gustare uno stile di vita sano e attivo. Nato nei Paesi Scandinavi tanti anni fa era inizialmente praticato dagli atleti dello sci di fondo durante la preparazione a secco estivo-autunnale.
Consiste in una camminata con i bastoncini, dove gli stessi sono usati per spingere e non solo come semplice appoggio. La spinta dei bastoncini non serve né ad andare più veloci né a far meno fatica, serve a coinvolgere il maggior numero possibile di muscoli e, di conseguenza, aumentare il dispendio energetico a parità di velocità e di distanza percorsa. Contemporaneamente serve a migliorare la postura e la forma fisica.
I benefici che apporta sono molteplici e spaziano da quelli fisici, a quelli anti stress, a quelli sulla socializzazione e sulla salute in generale. E’ un tipo di attività fisica alla portata di tutti più completa in assoluto. Adottando una tecnica corretta si riesce ad avere un elevato coinvolgimento muscolare ed un efficace lavoro cardiocircolatorio ottenendo enormi benefici per la propria salute.
Consente un miglioramento dell’ossigenazione, coinvolge quasi tutta la muscolatura, in particolare scioglie le contratture nella zona delle spalle e della cervicale oltre che di tutta la colonna vertebrale, aumenta la resistenza, la forza la mobilità, l’equilibrio, la coordinazione motoria e la postura, ritarda il processo di invecchiamento e genera un buon esercizio cardio circolatorio. Stimola il sistema immunitario, alleggerisce il carico sulle articolazioni e sull’apparato motorio in genere. Inoltre migliora il tono dell’umore, eliminando ansia e rischio di depressione.
A livello fisico aumenta il consumo dei grassi, abbassando i livelli di colesterolo, abbassa i valori glicemici ed è ottimo per chi soffre di patologie quali il diabete, diminuisce i valori pressori. Protegge l’organismo da osteoporosi e artrosi, infatti, uno sforzo moderato e costante stimola la capacità delle ossa di assimilare il calcio e produce sostanze come l’elastina e il collagene che formano le cartilagini.camminata norvegiese
Si pratica, come già accennato, con l’utilizzo funzionale di due bastoncini che hanno la funzione di spinta per coinvolgere il maggior numero di muscoli possibile al  fine di aumentare il dispendio energetico e per favorire un esercizio benefico a livello cardiocircolatorio.
Per ottenere comunque il massimo dei benefici ed avere la massima efficienza dai movimenti, la tecnica diventa determinante. Il passo è alternato, cioè l’alternanza dei movimenti di braccio e gamba opposti, che se fatto correttamente, diventa un tutt’uno con la mente portandoti enormi benefici fisici e mentali. I movimenti devono essere fatti seguendo una corretta respirazione.

Può essere praticato ovunque, l’importante è che sia all’aria aperta, sui sentieri di montagna, in città, sulla spiaggia, nei parchi, nelle palestre. Naturalmente più il terreno è omogeneo, indipendentemente da com’è fatto e meglio si riesce ad esprimere il gesto atletico e di conseguenza si ottiene il massimo risultato.
Meglio se praticato in compagnia, magari chiacchierando perché il nordic walking è uno sport comunicativo e quindi molto socializzante.
E’ un’attività per tutti, dai bambini agli anziani, questi ultimi sono quelli che possono giovare dei maggiori benefici.
Da sempre si consiglia di camminare, per mantenere la forma e la tonicità muscolare, per contenere il peso nei suoi valori ottimali, per allenarsi o anche solo per piacere, con poco tempo e costi bassissimi il nordic walking permette tutto ciò. Da provare. N.N. A&V.

“Due strade divergevano in un bosco: io presi la meno percorsa e ciò ha fatto la differenza”. Robert Frost (1916)
 

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Salute: donne contro uomini! La salute di genere

Attraverso l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è iniziato a parlare delle differenze di genere già nel 1998 e, dal 2002, ha chiesto che l’integrazione delle considerazioni di genere nelle politiche sanitarie diventi pratica standard in tutti i suoi programmi.
Ma cosa si intende per “genere”’? Si considerano le “differenze sociali tra donne e uomini, apprese e modificabili nel corso del tempo, con caratteristiche diverse entro e tra le culture”.
La Medicina di genere come strumento di appropriatezza clinica, principio di equità delle cure per i bisogni di salute della donna e dell’uomo e diventa una nuova dimensione della medicina che studia l’influenza del sesso e del genere sulla fisiologia, la fisiopatologia e la patologia umana.
Prima di definire bene cos’è la medicina di genere è importante definire bene due concetti e cioè, il sesso ovvero quello che è dato dalle caratteristiche biologiche (genetiche, anatomiche e endocrine) e il genere considerato più un riferimento sociale dettato dai comportamenti, dalle attività e dagli attributi che una società considera specifici per gli uomini e per le donne.
L’influenza del genere si manifesta anche sulla salute, ci sono malattie tipiche della popolazione femminile e altre più specifiche di quella maschile.

PERCHE’ PARLARE DI “MEDICINA DI GENERE”?

Secondo i dati dell’ISTAT le donne si ammalano di più eppure nonostante ciò vengono sempre sottostimate negli studi di ricerca, nelle sperimentazioni farmacologiche e negli studi clinici.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che entro il 2030 il numero delle donne over 50 nel mondo raggiungerà la notevole cifra di 1 miliardo e 200 milioni circa. In Italia, su una popolazione di 60 milioni  di persone, circa 31 milioni sono donne e, di queste, circa 12 milioni hanno più di 50 anni di età.
Rispetto agli uomini (circa il 5%) l’8,3% delle donne italiane denuncia un cattivo stato di salute. Circa il doppio delle donne, confrontate con le percentuali maschili) soffre di disabilità legate e vista, udito e movimento.
Le malattie per le quali le donne presentano una maggiore prevalenza rispetto agli uomini sono:

·       malattie cardiache
·       allergie
·       diabeteuomodonna
·       ipertensione arteriosa
·       calcolosi
·       artrosi e artrite
·       cataratta
·       malattia di Alzheimer
·       cefalea ed emicrania
·       depressione ed ansietà
·       malattie della tiroide
·       osteoporosi

In conseguenza a ciò le donne consumano molti più farmaci degli uomini e sono più frequentemente soggette a reazioni avverse.
Queste differenze di genere non devono far pensare che oggi la medicina sia più orientata alla cura e all’assistenza delle donne. Gli uomini, per esempio, sono molto meno attenti alla prevenzione.
Un grosso passo avanti, che ha permesso, oggi, di avviare tutte le campagne di screening legate al tumore della mammella e del collo dell’utero, è stato fatto grazie alla Dichiarazione di Vienna del 1994. Questo ha determinato una riduzione di alcune patologie femminili e un allungamento della vita media.
In realtà, dobbiamo considerare  il concetto di gender che significa genere, maschio e femmina, superando  la contaminazione della medicina delle donne per rappresentare una medicina equamente attenta sia all’uomo che alla donna. Perché il genere ha un impatto anche sull’uomo.
Sarebbe più giusto parlare di medicina “su misura”, personalizzata, che consideri le differenze tra uomo e donna, tra la manifestazione e il decorso della malattia, variabile a seconda del sesso.
Eppure, malgrado le donne si ammalino di più, il tasso di mortalità è più elevato negli uomini, così come l’invalidità derivante dalla malattia. Tutti fattori che spesso portano i soggetti, specie quelli più anziani, all’istituzionalizzazione.

Chi diceva, quindi, che “donna è bello”? Forse bisognerebbe ripensarci!    N.N. A&V

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Arriva il caldo! a cosa fare attenzione! (prima parte)

Arriva il caldo? Nella stagione estiva, con la possibilità di stare all’aria aperta, si devono conoscere e riconoscere alcune situazioni di rischio legate al caldo e al sole. Prepariamoci, quindi, alle future ondate di calore. Il caldo afoso, soprattutto se associato a umidità elevata, rappresenta una situazione che, in particolare in persone  delle condizioni di salute, sino a produrre vere e proprie malattie che possono anche rendere necessario il ricovero ospedaliero. È sufficiente una temperatura di 30-35°, con alto tasso di umidità superiore al 60-70%, per determinare malori che, paradossalmente, possono non verificarsi con temperature anche più elevate ma in assenza di umidità, come nel deserto. Le temperature anche elevate vengono tollerate bene se l’umidità è intorno al 30%, mentre sul 50% possono iniziare i primi segni di malessere che diventano sempre più frequenti man mano che aumenta il tasso di umidità. L’umidità eccessiva non consente al sudore di evaporare dal nostro corpo e, quindi, di abbassare dapprima la temperatura cutanea e successivamente la temperatura interna. Si và incontro al rischio dell’ondata di calore. Ma che cos’è in realtà?
Il termine ondata di calore (in inglese heat-wave) è entrata a far parte del vocabolario corrente per indicare un periodo prolungato di condizioni meteorologiche estreme caratterizzate da elevate temperature ed in alcuni casi da alti tassi di umidità relativa. Tali condizioni possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare in sottogruppi di popolazione “suscettibili” a causa della presenza di alcune condizioni sociali e sanitarie.
Un’ondata di calore è definita in relazione alle condizioni climatiche di una specifica area e quindi non è possibile definire una temperatura soglia di rischio valida per tutte le latitudini.
Oltre ai valori di temperatura (ed eventualmente dall’umidità relativa), le ondate di calore sono definite dalla loro durata: è stato infatti dimostrato che periodi prolungati di condizioni meteorologiche estreme hanno un maggiore impatto sulla salute rispetto a giorni isolati con le stesse condizioni meteorologiche. In diversi paesi, quindi, si usano definizioni basate sull’identificazione di un livello soglia di temperatura e sulla sua durata.
Durante i mesi estivi è possibile informarsi giornalmente sulle condizioni climatiche locali ed il relativo livello di rischio. Tale informazione è reperibile consultando via internet il sito web del Dipartimento della Protezione Civile, dove verranno pubblicati i bollettini città-specifici ogni mattina dopo le ore 10.
Inoltre i Comuni hanno il compito di diffondere l’informazione a livello locale: a seconda delle condizioni di rischio e della realtà locale, i bollettini potranno essere resi disponibili alla popolazione generale tramite la stampa, la televisione e la radio.
La capacità di termoregolazione di un individuo è fortemente condizionata da diversi fattori come l’età (ridotta nei bambini molto piccoli e negli anziani), uno stato di malattia e presenza di febbre, la presenza di alcune patologie croniche, l’assunzione di alcuni farmaci, l’uso di droghe e alcol.
Chi è a rischio quando si verifica un’ondata di calore?

  • Le persone anziane hanno condizioni fisiche generalmente più compromesse e l’organismo può essere meno efficiente nel compensare lo stress da caldo e rispondere adeguatamente ai cambiamenti di temperatura; tra questi chi soffre di malattie cardiovascolari, di ipertensione, di patologie respiratorie croniche, di insufficienza renale cronica, di malattie neurologiche è a maggior rischio;
  • Le persone non autosufficienti poiché dipendono dagli altri per regolare l’ambiente in cui si trovano e per l’assunzione di liquidi;
  •  Le persone che assumono regolarmente farmaci che possono compromettere la termoregolazione fisiologica o aumentare la produzione di calore;
  • I neonati e i bambini piccoli per la ridotta superficie corporea e la mancanza di una completa autosufficienza, possono essere esposti al rischio di un aumento eccessivo della temperatura corporea e ad una disidratazione, con possibili conseguenze dannose sul sistema cardiocircolatorio, respiratorio e neurologico;
  • Chi fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all’aria aperta può disidratarsi più facilmente degli altri.

Quali sono i sintomi ?
Le malattie associate al caldo possono presentarsi con sintomi minori, come crampi, lipotimia ed edemi, o di maggiore gravità, come lo stress da calore e il colpo di calore, colpo di sole, la disidratazione.
I crampi sono causati da uno squilibrio elettrolitico oppure da una carenza di sodio, dovuta alla perdita di liquidi, oppure derivano da una insufficienza venosa spesso associata ad edema alle caviglie. Nel primo caso (squilibrio elettrolitico), i crampi si verificano negli anziani che assumono pochi liquidi o in persone che svolgono attività fisica senza reintegrare a sufficienza i liquidi persi con la sudorazione. Nel secondo caso (carenza di sodio), i crampi compaiono in persone non acclimatate che, pur bevendo a sufficienza, non reintegrano i sali minerali persi. In questo caso, le persone possono presentare, oltre ai crampi anche altri sintomi come cefalea, stanchezza e affaticamento, e vanno reidratate con una abbondante assunzione di acqua. Nella malattia venosa degli arti inferiori i crampi compaiono spesso durante la notte o dopo una prolungata stazione eretta.  In questo caso è consigliabile far assumere al paziente una posizione con gli arti superiori sollevati di almeno 4 cm rispetto al cuore, rinfrescando con acqua fredda gli arti inferiori.
L’edema è la conseguenza di una vasodilatazione periferica prolungata che causa un ristagno di sangue nelle estremità inferiori che, con l’aumento della pressione intravasale, provoca un travaso di liquidi nell’interstizio.  Un rimedio semplice ed efficace è tenere le gambe sollevate ed eseguire di tanto in tanto dei movimenti dolci per favorire il reflusso venoso, oppure, effettuare delle docce fredde agli arti inferiori, dal basso verso l’alto e dall’interno verso l’esterno sino alla sommità della coscia. Si tratta comunque di un sintomo da non sottovalutare poiché può essere associato a scompenso cardiaco.
La lipotimia è caratterizzata da un’improvvisa perdita della coscienza. La causa è un calo di pressione arteriosa dovuto al ristagno di sangue nelle zone periferiche con conseguente diminuzione dell’apporto di sangue al cervello.  Lo svenimento può essere prevenuto se, ai primi sintomi, quali vertigini, sudore freddo, offuscamento visivo o secchezza delle fauci, si fa assumere al paziente una posizione distesa con le gambe sollevate rispetto al cuore.
Lo stress da calore, è un sintomo di maggiore gravità e si manifesta con un senso di leggero disorientamento, malessere generale, debolezza, nausea, vomito, cefalea, tachicardia ed ipotensione, oliguria, confusione, irritabilità. La temperatura corporea può essere leggermente elevata ed è comune una forte sudorazione. Se non viene diagnosticato e trattato immediatamente, può progredire fino al colpo di calore. La diagnosi può essere facilmente confusa con quella di una malattia virale.  Il trattamento d’urgenza consiste nello spostare la persona in un ambiente fresco e reintegrare i liquidi mediante bevande ricche di sali minerali e zuccheri. Nei casi più gravi, la persona deve essere rinfrescata togliendo gli indumenti, bagnandola con acqua fredda o applicando degli impacchi freddi sugli arti.
Il colpo di calore è la condizione più grave e rappresenta una condizione di emergenza vera e propria. Il ritardato o mancato trattamento può portare anche al decesso. Il colpo di calore avviene quando la fisiologica capacità di termoregolazione è compromessa e la temperatura corporea raggiunge valori intorno ai 40°C. Si può presentare con iperventilazione, anidrosi (assenza di sudorazione), insufficienza renale, edema polmonare, aritmie cardiache, sino allo shock accompagnato da delirio che può progredire sino alla perdita di coscienza.  Il colpo di calore richiede, specie se colpisce neonati o anziani, l’immediato ricovero in ospedale. In attesa dell’arrivo dell’ambulanza, bisogna spogliare e ventilare il malato, rinfrescarlo bagnandolo con acqua fresca e applicare impacchi di acqua fredda sugli arti.
Il colpo di sole compare dopo una lunga esposizione ai raggi solari. Il primo segnale del disturbo è un malessere generale e improvviso a cui seguono mal di testa, sensazione di vertigine, nausea. La temperatura corporea si alza, la pelle appare secca e molto arrossata. Fortunatamente è facile riconoscere i primi indizi del fatto che ci si sta surriscaldando: compare il mal di testa e si avvertono vertigini o spossatezza. Spesso, poi, si presentano nausea e vomito. Se la persona è cosciente, le si può somministrare una bevanda fresca, ma niente di alcolico o contenente caffeina (tè e caffè, ma anche le varie cole). Un succo di frutta va bene, l’acqua anche. Se la persona tende a perdere coscienza, e rischia di cadere, si deve cercare di sdraiarla a terra su di un fianco, così che se dovesse vomitare non rischi il soffocamento. È invece
inutile tentare di far rinvenire la persona a schiaffi o scuotendola. Non somministrare assolutamente
alcun farmaco, anche perché non esistono sostanze in vendita senza prescrizione, che possano essere d’aiuto.
La disidratazione si manifesta in corso di sudorazione profusa con conseguente perdita d’acqua e di ettroliti, che generalmente vengono compensati dall’assunzione di bevande ed elettroliti. Se la quantità di acqua ingerita non è sufficiente a compensare la perdita di liquidi dell’organismo, si ha un aumento delle concentrazioni di sali nel plasma. Con la sudorazione si perdono molti sali essenziali per l’organismo: sodio,
cloro, potassio e magnesio. Il fabbisogno giornaliero può essere raggiunto con l’assunzione di bevande non alcoliche (almeno 1,5 litri) e di alimenti (1 litro).
N.N A&V 

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