Anziani volontari o volontari anziani?

L’anziano deve essere considerato come risorsa attiva e protagonista nella società, con una crescente propensione alla partecipazione sociale.Gli ultimi dati del’ISTAT sottolineano che gli italiani sono un popolo di altruisti, soprattutto i pensionati. Il tempo “liberato” dagli impegni di lavoro e di famiglia è un elemento decisivo rispetto alla scelta  di impegnarsi in attività di volontariato. Risulta che oltre  il 4% delle persone ultra sessantacinquenni (ed il 6% di quelle tra 60 e 65 anni) partecipa assiduamente ad associazioni e gruppi di volontariato. L’ultima rilevazione  dell’Istat sul volontariato in Italia mette in evidenza che il 36,8 dei volontari ha oltre 60 anni (erano il 30,4% nel 1995) e sono le volontarie donne ad essere più anziane il 38,4% a fronte del 35,6% degli uomini, specchio di una società  in cui l’invecchiamento è tinto di rosa. I demografi ipotizzano che nel 2040 le persone con più di 60 anni costituiranno il 41% della popolazione nazionale e che 1 italiano su 10 sarà ultraottantenne. Secondo l’OCSE tra 15 anni l’Italia sarà al secondo posto della classifica dei Paesi con la più alta percentuale di anziani rispetto alla popolazione che lavora (tra i 15 e i 64 anni): per ogni lavoratore vi saranno 4 anziani. L’invecchiamento della popolazione è anzitutto da leggere all’interno di un quadro più ampio di fenomeni socio-demografici, come i decrescenti tassi di natalità e di mortalità (con crescente aspettativa media di vita). Ad un tale e consistente aumento di anziani corrisponderà automaticamente e proporzionalmente un aumento di bisogni, di servizi, di posti letto e di spesa pubblica? La risposta non può che essere affermativa solo se si pensa allo stereotipo tradizionale dell’anziano – malato, invalido, dipendente, isolato, assediato da paure, con una identità debole per la perdita di un ruolo sociale. L’attenzione generale sulla condizione degli anziani è focalizzata prevalentemente sui costi ed i rischi del fenomeno, mentre appare meno incisiva la valutazione delle risorse e delle potenzialità degli anziani. La realtà degli anziani si presenta vitale, con notevoli risorse ed opportunità e capace di giocare un ruolo specifico ed originale a livello relazionale e sociale. Oggi la condizione dell’anziano si presenta con tanti “più”. Recenti indagini attestano che una persona anziana vi arriva oggi con più anni da vivere, con più salute, più risorse materiali (circa il 50% è abbiente), più istruzione (questa è la prima generazione di anziani con titolo di studio superiore alla quinta elementare), più voglia di vivere e di fare in virtù di un atteggiamento positivo nei confronti della vita quotidiana. In generale sempre più anziani non rinunciano al telefonino, vanno in palestra, apprezzano il computer, sono attenti al rapporto qualità-prezzo ma non disdegnano le spese “per sfizio”. Di particolare interesse risultano poi i dati sulla loro propensione al risparmio e all’investimento e sono diventati un target molto studiato dal marketing. Gli anziani sono inoltre sempre più in grado anche di autorganizzarsi e di partecipare. Sono passati «dalla cultura del “purtroppo” alla cultura del “finalmente” (abbiamo tempo)» e quindi «dalla nostalgia alla curiosità, dalla stabilità al cambiamento, dal fatalismo al progetto». Poter compensare i ruoli perduti acquisendone di nuovi, sviluppare la cultura, la curiosità per il sapere e gli interessi durevoli fanno sì che la vecchiaia rimanga un’età intensa della vita. La capacità o la possibilità di coltivare valori e ideali, sociali, politici o solidaristici, permette all’anziano di elaborare progetti per il futuro e di mantenere un’attività creativa, fonte di autonomia e di benessere. Non a caso in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una espansione dell’impegno degli anziani nel volontariato e nell’associazionismo, in quanto terreno ottimale di realizzazione di un’anzianità attiva e protagonista nella costruzione di una comunità solidale. In riferimento alle motivazioni che spingono le persone non più giovani ad impegnarsi in attività volontaristiche, quella prevalente è di tipo religioso: il 28% dei volontari con più di 65 anni definisce il proprio impegno “una scelta di fede”. Un quarto del totale, invece, considera questa attività “un attributo di senso alla propria esistenza”. Gli anziani volontari si impegnano soprattutto per aiutare anziani in difficoltà nel 38,7% dei casi e malati  nel 20,4%. L’impegno risulta quindi marcatamente concentrato su queste due categorie di destinatari.  Per i volontari anziani l’attività di volontariato mostra quindi una forte valenza di tipo relazionale e consente di assumere un ruolo sociale apprezzato e riconosciuto che viene esercitato in particolare contribuendo alla vita organizzativa delle associazioni in cui si opera Un importante concetto che sta dietro il lavoro volontario è la sua reciprocità: offri qualcosa e ricevi qualcosa in cambio. Cosa ne ricavano gli anziani? Anni di vita più sani. Le persone più vecchie che rimangono attivamente impegnate, infatti, vivono più a lungo e vivono meglio;  le loro esistenze sono più sane, “da quando faccio volontariato, il mio tempo libero ha acquistato valore, ho smesso di sentirmi inutile e mi voglio più bene. Non sono più in attesa di fare qualcosa,  la mia giornata ha dei nuovi ritmi finalizzati ad aiutare gli anziani meno fortunati di me che hanno bisogno di aiuto”. Così dichiarano la maggior parte degli anziani interpellati sulle ricadute positive del fare volontariato. Un importante aspetto da considerare è quello che rimanere a casa propria, nel proprio contesto di vita sia la modalità migliore di rispondere a questi diritti. Questa è la prima area di impegno per il volontariato: adoperarsi e fare il possibile perché le nostre comunità, le famiglie, i servizi siano in grado di garantire più possibile questo obiettivo. E’ una questione di organizzazione di servizi a domicilio, di creare luoghi di incontro per sostenere un ruolo attivo delle persone ed evitare la solitudine, di riconoscere e favorire un ruolo attivo dell’anziano, di aiuto alla famiglia e di solidarietà diffusa e di vicinato. Ma tutto questo è anche un problema culturale, di “cambio di mentalità” e quindi di informazione, formazione ed educazione. Quando però cominciano ad esserci problemi di non autosufficienza a volte diventa inevitabile il ricorso a strutture di assistenza residenziali. Qui il ruolo importante del volontariato è quello di contribuire ad umanizzare più possibile tali realtà e a mantenere se possibile un legame tra struttura e territorio. Appare evidente che il volontariato deve essere l’anima critica e attiva della società, promotore ed espressione di partecipazione attiva e di un nuovo modo di essere cittadini, consapevoli e attivi nel fare la propria parte per la costruzione del bene comune, in coerenza con l’articolo 2 della nostra Costituzione che “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà”, mettendo quindi la solidarietà alla base del nostro vivere insieme.      N.N.  A&V

Il tempo arricchisce sempre se non di piaceri, di esperienze preziose.

 Wilhelm von Humboldt

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