Gli anziani sempre più a rischio di povertà

Gli anziani italiani sono sempre più poveri e a rischio povertà, ignorati, umiliati e bistrattati dalla sanità, penalizzati dalle pensioni e tartassati dallo Stato. Gli anziani italiani continuano ad essere, ancora di più e malgrado tutto in tempo di crisi, la colonna portante delle loro famiglie aiutando economicamente i propri figli e nipoti, contribuendo alla loro economia domestica, versando circa 4 miliardi di euro l’anno complessivamente; i dati dell’Istat, pur fotografando uno scenario drammatico, dicono che l’unico segnale di miglioramento si osserva in termini relativi per le persone anziane sole (l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%), probabilmente perché hanno un reddito da pensione, per gli importi più bassi adeguato alla dinamica inflazionistica.
Un contributo che i nostri anziani non sono più in grado di pagare: solo una minima percentuale di essi riesce a vivere decorosamente con la propria pensione e per molti di loro curarsi ed acquistare le medicine è diventato un lusso.anziana[14]_Public_Notizie_270_470_3
Mangiano poco e male, più di 400 calorie giornaliere mancano all’appello e aumenta il rischio di ricovero legato alla malnutrizione. Questi i risultati principali dell’indagine sul rapporto tra cibo e anziani realizzata nel 2011 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Padova. Dal vasto studio denominato “Nutrage” emerge chiaramente che gli over 65 italiani mangiano troppo poco e soprattutto male. Un dato impressionante se si pensa che la malnutrizione può aumentare del 25% la possibilità di ricovero in ospedale.
Un altro fattore impattante il mondo delle pensioni di vecchiaia, è l’accelerazione data all’aumento dell’età pensionabile, e soprattutto dell’agganciamento di quella femminile con quella maschile. Si tratta di un fenomeno in atto da molto tempo, che tuttavia con le ultime manovre ha ripreso slancio.
Questa tendenza, messa in atto, oltre che per diminuire la spesa, anche per rispondere alle istanze europee che da anni chiedono al nostro paese un adeguamento tra i sessi in materia di età pensionabile, rischia di portare con sé un aumento delle diseguaglianze tra i due sessi. Le donne, infatti, sono già enormemente penalizzate all’interno del mercato del lavoro, con salari mediamente inferiori, con un tasso di occupazione inferiore e con prospettive di carriera inferiori. Agganciare la loro età pensionabile a quella degli uomini, quindi, anziché un atto di uguaglianza tra i generi, rischia di divenire un ulteriore fattore discriminante.

È forse giunto il momento per lo Stato di prendere provvedimenti, i nostri anziani non possono più attendere. M.S A&V

 

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